Abbiocco

10 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Alla fine è arrivato. Il principio secondo cui è inutile perdere tempo a dormire fin tanto che sono qui in Giappone oggi ha subito un duro colpo. Dopo pranzo, quando Harada-san ha suggerito di tornare a Karuizawa a riposarci un po’ (Nagano è una bella città, ma a parte lo Zenkōji non c’è molto da vedere), ho colto la proposta come un’opportunità irripetibile. (Sono n notti che dormo al massimo sei ore, sei ore e mezza.) Appena montato sul treno sono crollato e per tutto il viaggio mi sono tenuto pervicacemente attaccato al mio sonno, nonostante non sapessi dove appoggiare la testa e mi si aprisse di continuo la bocca, involontariamente. Quando abbiamo dovuto cambiare treno, quattro stazioni prima di Karuizawa, sono passato da un vagone all’altro come fluttuando su un mare di sonno. Arrivati a casa Harada, mi sono buttato a letto e prima di cena ho dormito altre due ore, pulite pulite. (Anche Harada-san, del resto, ha fatto lo stesso. Che pacchia.) 

Giapponesi

6 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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Questa sera alla stazione di Maihama c’era una calca pazzesca. Non è la prima volta che mi ci trovo in mezzo. In questi casi, i singoli individui (me compreso) sembrano perdere la loro identità e consolidarsi in qualcosa di più grande e potente, che si muove come un’onda e invade ogni spazio possibile, rimbalzando sulle pareti e aggirando gli ostacoli. Non è una cosa che riesco a sopportare a lungo.

Per fortuna, a Shinkiba ho cambiato treno. Sul nuovo treno per Ōsaki non c’era quasi nessuno. Guardando le poche persone attorno a me, ho pensato che i giapponesi sono davvero un popolo compatto, uniforme, efficiente. Un popolo unico al mondo, un blocco unito e privo di scalfitture nel vasto edificio dell’umanità. Non so perché mi è venuta quest’idea, ma non voglio cercare di razionalizzarla a tutti i costi.

Ho assistito a due scene diverse ma in qualche modo complementari: un padre che cercava di rialzare la testa alla figlioletta addormentata nel passeggino, per farle trovare una posizione più comoda, e un uomo d’affari mezzo ubriaco che per tre volte, ciondolando dal sonno, ha appoggiato involontariamente la testa sulla mia spalla. 

La vita umana è anche in queste cose.

Il treno

5 agosto, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Sfatiamo la leggenda che gli orari dei treni in Giappone tengano conto anche dei secondi: non so da chi l’ho sentito, è una cazzata. (Forse vale per la metropolitana di Tōkyō, non ne ho idea.) Ciò detto, il fatto che i treni siano puntuali e organizzati alla perfezione è assolutamente vero. Tornando da Kashiwazaki, ho avuto paura di non riuscire a beccare una coincidenza ed ero già in fibrillazione. Ho chiesto delucidazioni al capotreno e lui mi ha indicato l’orario come se fosse una legge fisica universale: alle 17.47 questo treno sarà a Nagaoka, in tempo per lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) delle 18.00, diretto a Tōkyō. Punto. E infatti è andata proprio così.

Il tratto Kashiwazaki-Nagaoka è bellissimo, tutto fra le colline e le risaie. Al ritorno avevo vicino un’anziana signora con lo yukata e quattro studentesse in divisa, che hanno chiacchierato e riso tutto il tempo coprendosi la bocca con la mano. Una scena vista mille volte nei manga che diventava reale sotto i miei occhi.

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