Il tempio della buona luce

10 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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È la principale attrattiva di Nagano, a solo un’ora e venti di treno da Karuizawa. Il nome Zenkōji vuol dire in realtà “tempio di Yoshimitsu” [i due caratteri 善光, “buono” e “luce”, hanno come al solito due possibili letture, yoshi-mitsu (alla giapponese) e zen-kō (alla cinese)]. Yoshimitsu, secondo la leggenda, era un sant’uomo che recuperò in modo miracoloso la “triade dorata”, un’insigne immagine buddista, dal canale in cui era stata gettata. Continue Reading Il tempio della buona luce…

Omikuji

9 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.

Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.

Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.

Kashiwazaki – 2

5 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Ho trascorso la mattina in libertà. Sono uscito sulla spiaggia a leggere e a pensare. Ho percorso i due moli che racchiudono il lembo di sabbia davanti all’hotel Raion e ho guardato le famigliole fare il bagno. Più tardi, quando sono ritornato in albergo, mi sono accorto di essere in ritardo di mezz’ora rispetto all’orario previsto per il check-out (avevo capito male: era alle dieci, non alle dodici) e mi sono affrettato a raccogliere le mie cose, scusandomi molto. Kuroda-san è passato a prendermi a mezzogiorno, mi ha portato a mangiare lo yakiniku (carne e riso) e poi mi ha fatto vedere altre bellezze di Kashiwazaki (due templi buddisti, un belvedere da cui si domina tutta la città, il museo del tè, il museo di storia naturale, il giardino pubblico). Il tutto col suo fare consueto: silenzioso, meditabondo, imperscrutabile. Comunque è stato molto gentile e si è preso cura di me in tutto e per tutto. Al momento di partire, ho cercato di ringraziarlo come si deve, inchinandomi più e più volte. Se n’è andato un po’ imbarazzato.

Addio, Kashiwazaki. Forse per sempre.

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