I signori Harada

9 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Mi stanno proprio simpatici, tutti e due. Lui parla un tipico inglese di Tōkyō, quasi del tutto privo di forme verbali coniugate. Lei sorride con occhietti piccolissimi e si adatta docilmente ai saliscendi del mio incerto giapponese. Non ci fanno mancare nulla. Insistono pervicacemente per offrirci qualsiasi cosa. A pranzo la signora ci ha preparato il sōmen (un’altra novità: spaghettini sottili serviti in una ciotola di ghiaccio, da intingere nell’immancabile salsa di soia mescolata a wasabi). A cena invece ci hanno portato al ristorante cinese (dove io ho mangiato più di tutti, in modo quasi plateale). Dopo cena, abbiamo seguito assieme il riassunto televisivo delle gare olimpiche di jūdō, commentando tanti piccoli dettagli banali con abbondanza di sorrisi reciproci (come succede sempre quando si parla con uno straniero in una lingua che non è la propria). 

Alle nove il povero signor Harada era stanco morto (ha guidato tutto il pomeriggio) e si è addormentato sul divano. Sembrava un bambino. Si è svegliato solo per pochi istanti e ha esclamato: nemutaku natte kichatta yo, cavolo, mi è venuto sonno. Poi si è addormentato di nuovo.

Punto di saturazione

5 agosto, 2008 alle 0:05 | Pubblicato su Pensieri | 2 commenti
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Strano a dirsi, dopo solo sei giorni, ma ho l’impressione che il mio cervello si stia saturando. Non me l’aspettavo. È come se cominciasse a chiedermi un po’ di tregua per rielaborare la gran mole di sensazioni che è stato costretto ad assorbire fino ad oggi. Purtroppo non posso concedergliela, perciò dovrà adattarsi. Sono curioso di vedere che cosa succederà. Potrei scoprire che gli strati più profondi di me sono troppo intrinsecamente occidentali per riuscire a tollerare dosi massicce di Giappone tutte in una volta. Oppure potrei scoprire, superato il punto critico, che sto cominciando davvero a giapponesizzarmi. Per il momento, entrambe le possibilità mi sembrano aperte. (Mi auguro che l’eventuale giapponesizzazione sia comunque reversibile…)

Un’altra cosa che non mi aspettavo era che il mio giapponese peggiorasse anziché migliorare. In questi ultimi giorni ho avuto davvero l’impressione di parlare come un bingo-bongo. Spero che si tratti soltanto di una maggiore consapevolezza: può darsi che non sia davvero peggiorato, ma semplicemente che mi accorga soltanto adesso degli errori che facevo anche prima. Staremo a vedere. È anche vero che quando sono tranquillo e rilassato e ho fiducia nella benevolenza dei miei interlocutori riesco a parlare in modo accettabile. Chiederò esplicitamente che mi correggano quando sbaglio. Voglio migliorare a tutti i costi. 

Risveglio

5 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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In Giappone dormo meno che in Italia. Vado a letto sempre tardi per riuscire a scrivere tutto quello che mi è successo durante la giornata, e la mattina mi alzo sempre presto per poter fare più cose possibile. Ieri, quando ho fatto il check-in qui all’hotel Raion, mi hanno chiesto a che ora volessi fare colazione. Kuroda-san ha domandato al receptionist quando aprisse il ristorante. Shichi-ji desu, alle sette. Io ho detto allora che alle sette e mezza mi andava bene. Ho subito pensato: sette e mezza?! Ma che cazzo sto dicendo? Purtroppo, ormai era fatta. Non ho avuto la prontezza di correggermi subito e mi sono rassegnato. Sono piuttosto timoroso quando si tratta di alterare il funzionamento del meccanismo organizzativo nipponico con ripensamenti e altre richieste particolari. Non importa. Alle sette e mezza spaccate di stamattina mi sono presentato al ristorante Ran-?-? (sono riuscito a leggere solo un ideogramma su tre) e ho consumato la mia magra colazione in silenzio, con gli occhi persi nel vuoto.

Gli attimi dopo il risveglio sono sempre un po’ problematici. Anche in Italia non sono mai di ottimo umore la mattina appena alzato. Qui è peggio. Quando apro gli occhi, nella mia mente scorrono sempre gli stessi pensieri, nell’ordine: sono sveglio; sono in Giappone; oddio sono in Giappone; aiuto. Dev’essere un riflesso spontaneo del cervello. Quell’oddio e quell’aiuto racchiudono tutta la difficoltà quotidiana di farsi capire in una lingua ostica e di adattarsi a regole che spesso non capisco fino in fondo. 

Ma per fortuna passa presto. Mezz’ora dopo il risveglio sono di nuovo contento di essere in Giappone e pronto a qualsiasi nuova esperienza.

Cose assurde

4 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Kashiwazaki, 5 agosto, pochi minuti dopo la mezzanotte: su un canale televisivo qualsiasi stanno trasmettendo lezioni di italiano in giapponese, condotte da tre deficienti che parlano come Giovanni Muciaccia. Ecco un estratto:

Watashi wa hataraki mono desu. Sono un gran lavoratore.
Watashi wa kakkoii desu. Sono ganzo. (Sic!) 

Aggiunta mia: Shinjirarenai. Nun ce posso crede.

Pomeriggio con i signori Furuya

3 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Comincia con la classica domanda: “Guido-kun wa kyō no gogo, nani wo shitai desu ka?”, che vuoi fare oggi pomeriggio? Continue Reading Pomeriggio con i signori Furuya…

Pasta

1 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 2 commenti
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Questa sera è venuto a cena Masato-kun, il nipote più giovane di Sasage-san. La signora aveva deciso di preparare la pasta, perciò mi sono offerto di aiutarla. Alla fine, lei ha spadellato le verdure e io mi sono occupato della cottura degli spaghetti (apportando una modifica fondamentale alla ricetta di partenza, che non prevedeva l’aggiunta di sale). Continue Reading Pasta…

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