Omikuji

9 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.

Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.

Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.

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Natura

9 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Oggi pomeriggio abbiamo visto un vulcano e una cascata. Il vulcano si chiama Asama ed si trova pochi chilometri a nord del vasto pianoro su cui si stende Karuizawa. Ovviamente è un vulcano attivo: ha eruttato solo due anni fa e continua a muoversi (stasera, al telegiornale regionale, hanno detto che sul monte Asama sono stati registrati solo oggi quarantasette micro-terremoti). La cascata, invece, si chiama Shiraito (fili bianchi) ed è uno dei luoghi più suggestivi, poetici e giapponesi che si possano immaginare. È una lunga spaccatura in un costone roccioso da cui fuoriescono acque sotterranee a una temperatura costante di undici gradi e mezzo. Il salto non supera i tre metri di altezza, ma il bordo convesso della montagna lo trasforma un’opera d’arte di bellezza quasi inverosimile. 

Immerso nel verde, sotto un soffitto compatto di nuvole, ho pensato alla strada che ho fatto per arrivare fin quaggiù e mi sono detto che ne è valsa la pena.

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