29 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Con oggi finisco di scrivere questo blog. Sono ritornato in Italia sano e salvo e spero di incontrare presto di persona i miei affezionati lettori, per raccontare tutto quello che non sono riuscito a scrivere in queste pagine. Grazie a tutti di avermi seguito! A presto!

Guido

終わり

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Fine

28 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È finito tutto semplicemente: ho salutato Sasage-san e i signori Harada (sono venuti apposta, ci tenevano a vedermi per l’ultima volta), ho caricato le valigie in macchina e sono partito per l’aeroporto, accompagnato dai coniugi Furuya e da Minami-san, sempre compito e gentile. Continue Reading Fine…

Quando si dice

27 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Stasera ho scoperto una cosa interessante: posizionando il computer sulla scrivania pieghevole della mia stanza riesco a collegarmi a una rete senza fili stabilissima e con un ottimo segnale. 

Fino ad oggi ho passato le serate vagando per la stanza con il computer in braccio come un rabdomante per cercare una connessione a internet decente, con risultati sconfortanti (lo sa bene chi ha provato di contattarmi tramite Skype). Oggi scopro che ho sempre avuto quello che cercavo a portata di mano. Simpatico, vero? Avevo escluso a priori la scrivania perché era sempre strapiena di oggetti e tutta l’area circostante era assolutamente priva di qualsiasi segnale. Mi domando: ma queste cose succedono soltanto a me? 

Valigie

27 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Prima…

…e dopo!

Mi ci sono volute due ore e mezza, ma ce l’ho fatta. La valigia dei regali, all’interno, sembra un tetris in tre dimensoni, ma ce l’ho fatta. Lo zainetto azzurro è solo un pelo sotto il limite di Chandrasekhar e per poco non collassa su se stesso, ma ce l’ho fatta

Ora non resta che cercare di portare tutto a casa. Saranno settanta chili, ad occhio. Bazzecole.

Sayōnara party

27 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Proprio così. È giunto il momento. Non mi sembra vero. Per tutta la serata ho provato sensazioni contrastanti: stanchezza, eccitazione, tristezza, fretta di tornare, nostalgia anticipata. Ci sono stati festeggiamenti, inchini, foto, saluti, arigatō gozaimashita, tutta la liturgia abituale, soltanto che questa è l’ultima volta, e non si può fare a meno di sentire l’amaro in bocca. Continue Reading Sayōnara party…

Ghibli Museum

27 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Chi la dura la vince. Oggi io e Carlotta siamo ritornati a Mitaka e siamo finalmente riusciti a visitare il Ghibli Museum (letteralmente: Mitaka no mori Jiburi bijutsukan, museo d’arte Ghibli del bosco di Mitaka). È stata l’ultima puntata di questo viaggio in Giappone e sicuramente una delle più interessanti. Continue Reading Ghibli Museum…

Yakata-bune

26 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Un’altra serata indimenticabile. (La penultima.) Lo yakata-bune (barca-castello) è una chiatta coperta attrezzata a ristorante. Ce ne sono diverse che alla sera partono da Shinagawa per la baia di Tōkyō e si radunano in prossimità del Rainbow Bridge, il grande ponte sospeso che funge da ingresso al porto. A bordo, si mangia o-sashimi e tenpura, si canta il karaoke e si ammira il panorama sulla città illuminata. Continue Reading Yakata-bune…

Ikebukuro, Harajuku

26 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Per la prima volta io e Carlotta ci siamo organizzati la giornata da soli (evviva) e per la prima volta il programma (fin qui infallibile) ha fatto fiasco. Volevamo visitare il Ghibli Museum di Miyazaki Hayao*, ma quando siamo arrivati al parco Inokashira di Mitaka abbiamo scoperto che era chiuso. E il bello è che sulla lettera di invito (perché ovviamente il Rotary ci ha procurato una lettera di invito) c’era scritto chiaramente (in giapponese) chiuso il martedì. Ecco cosa succede a fare le cose all’italiana. Siamo tornati a Shinjuku con le pive nel sacco. Continue Reading Ikebukuro, Harajuku…

Siamo agli sgoccioli

26 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Tutto sta finendo troppo in fretta. Oggi è il penultimo giorno, domani sarà l’ultimo. Giovedì tornerò in Italia. In questi ultimi momenti mi sento particolarmente confuso. Ho l’impressione che non sia trascorso affatto un mese da quando sono arrivato qui, ma un unico  interminabile giorno pieno di eventi disordinati. A seconda di come ci penso, mi sembra che questo periodo in Giappone sia stato al tempo stesso lunghissimo e brevissimo. (È una sensazione tipica. La confusione è il modo in cui il cervello risponde a uno stimolo imprevisto e prolungato, abbastanza intenso da scardinare tutte le abitudini consolidate.)

Discorsi pseudo-filosofici a parte, ho la netta sensazione che sto per andarmene senza aver fatto qualcosa che avrei potuto e/o dovuto fare. Questa sera, osservando lo scorrere inflessibile dei treni lungo i binari della linea Yamanote, ho pensato che tutto il meccanismo di Tōkyō continuerà a funzionare anche dopo che io me ne sarò andato, senza accorgersi minimamente della mia assenza, e che io non sarò forse mai più parte di questo meccanismo. Potrei non tornare più. Sento che c’è qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato in tutto questo.

– Non so davvero se riuscirò a trovare una conclusione decente a queste pagine.

Bagordi

25 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Purtroppo non c’è mai tempo per riposarsi veramente. Kanō-san (uno dei tre di Kawaguchi-ko) si era messo in testa di portarmi a bere con lui, questa sera, e così è stato. Poco importa che fossi appena tornato dal Summer Camp e che fossi distrutto. Rapida doccetta e poi via, puntuali all’appuntamento di fronte al Kanō Building di Gotanda*. Del resto io gli ho dato carta bianca, dicendo che finché sono a Tōkyō voglio riuscire a fare più cose possibili. Mi sono incastrato da solo. Ma va bene così.

Siamo stati fuori quasi sette ore, dalle cinque e mezza a mezzanotte passata. Continue Reading Bagordi…

Fujiyama-onsen

25 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Non sarò riuscito a vedere il monte Fuji, ma almeno l’ho “utilizzato”, per così dire. Oggi tre dei responsabili del Summer Camp mi hanno portato con loro al Fujiyama-onsen*, le terme del monte Fuji, dove si fa il bagno nell’acqua calda che scaturisce dalle pendici della montagna. Continue Reading Fujiyama-onsen…

Summer Camp

24 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Ce l’abbiamo messa tutta per scamparla, ma non ce l’abbiamo fatta. Intendiamoci: il Summer Camp non è certo una tortura, ma è un po’ triste dover buttar via in questo modo due preziosissimi giorni dei quattro che mi rimangono da trascorrere in Giappone (viaggio escluso). Pazienza. Alla fine, tralasciando la pioggia, il mal di gola, il sonno e l’obbligo di rispettare un orario strettissimo, non è neanche tanto male. Continue Reading Summer Camp…

Chicche

23 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Da un depliant pubblicitario della zona (riporto fedelmente):

Itaria-shokudō
Torattolia
CHIANTI-CoMO
Pizerria
Ristorante italiano continentale 

Lasciamo perdere il nome… Continentale? Pizerria?? Torattolia??? – Quasi quasi, mi vien voglia di andarci…

Alpi giapponesi

23 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Sarebbero belle. Verdi, ondulate, silenziose. (Così diverse dalle nostre Dolomiti, che sfoggiano una bellezza potente e quasi ultraterrena.) – Sarebbero, se non piovesse sempre. Pioveva a Karuizawa, pioveva a Nikkō, piove qui a Kawaguchi-ko. Sembra proprio che la pioggia sia una componente irrinunciabile di questo angolo di universo.

– In realtà, da un certo punto di vista è quasi piacevole. Se non fossimo qui per motivi turistici ben precisi, sarebbe bello abbandonarsi all’ozio e alla meditazione, protetti dagli alberi e dalle montagne, in questa atmosfera di quiete e isolamento che la pioggia non fa che amplificare. Qui i luoghi di villeggiatura montani sono fatti per perdersi, per separarsi dal mondo. Non esiste un paese, solo un insieme disordinato di case e ville sepolte nel verde, invisibili dalla strada, annidate nei posti più impensabili. 

È affascinante e inquietante al tempo stesso. Da buon occidentale, ho un innato bisogno di tenere continuamente sotto controllo le mie coordinate spazio temporali, di sapere dove sono e dove sto andando. Qui invece si fa di tutto per evitarlo. 

Ora ho bisogno di casa. Ma se non avessi nulla al mondo e dovessi scegliere il luogo ideale in cui ambientare un mio paradiso personale, ecco…

Schifo

23 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

雰しぐれ 富士をみぬ日ぞ 面白き
Kirishigure   Fuji wo minu hi zo   Omoshiroki
“Nebbia fitta   Oggi il Fuji è nascosto, eppure   è suggestivo”
(Matsuō Bashō)

Per la prima volta in vita mia, avrei voglia di strozzare Matsuō Bashō. Continue Reading Schifo…

Party serale

22 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È cominciato l’ultimo atto del nostro soggiorno: la gita a Kawaguchi-ko e Yamanaka-ko, due laghi ai piedi del monte Fuji. Passeremo metà del tempo con tre soci del Rotary [Mezaki-san, Kanō-san (quello dei kimono) e un terzo di cui ignoro il nome] e l’altra metà al fantomantico “Summer Camp”, una specie di campo scuola per gli studenti che partecipano allo Youth Exchange Programme del Rotary*.

Dopo la riunione odierna del club, siamo partiti alla volta di Kawaguchi-ko. Mezaki-san ci ha accolti nella sua casa di montagna, che sembra un piccolo Overlook Hotel in versione giapponese. Continue Reading Party serale…

Voglio tornare

22 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

A casa, ovviamente. No, non sono stufo di stare qui, ma sento che è arrivato il momento di fermarsi per riordinare un po’ le idee. Sono un po’ stanco, lo ammetto. Per tre settimante ho assorbito esperienze incredibili a un ritmo forsennato. Non credo che riuscirò a resistere ancora a lungo. È il momento di tornare e dare alla mente un po’ di tregua.

Per la prima volta, dopo ventidue giorni, sento nostalgia dell’Italia, intesa come luogo fisico e come panorama mentale. Mi mancano certe serate triestine, il mare, gli angoli di casa, il mio pianoforte. Qui mi sono sentito molto più a casa di quanto avrei mai potuto sperare, ma non sono davvero a casa. È inutile negarlo.

Ma più ancora dell’Italia mi mancano gli affetti che ho in Italia. (È dal primo giorno che mi mancano, a dire il vero.) È dura non poter sentire la mia famiglia e tutte le persone che amo quando davvero ne avrei voglia o bisogno. È dura non poter condividere con loro tutto quello che provo in tempo reale. Ed è ancora più dura far capire a una ragazza lontana che il mio pensiero è sempre saldamente sintonizzato su di lei, a qualsiasi ora del giorno e della notte, a dispetto dei chilometri e del fuso orario e di tutte le emozioni travolgenti che ho provato da quando sono qui.

– Tento di farlo attraverso queste pagine. La timidezza e la discrezione mi impediscono di dire tutto quello che vorrei, ma non importa. Lei (che mi legge) sa leggere al di là delle parole, e in questo momento, ne sono certo, sorride.

Il rinfresco

21 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È un esperienza che merita. A una prima occhiata, sembra identico a un rinfresco occidentale. Poi guardi meglio e ti accorgi che nei vassoi non ci sono pasticcini ma nigiri-zushi. – Ma fin qui niente di spettacolare. Il bello deve ancora venire. Prima di cominciare, ci si mette tutti in cerchio attorno alla stanza, in perfetto silenzio. Il capo fa un discorsetto, poi si stappano le birre e quando tutti hanno il bicchiere pieno si brinda tutti insieme (kanpai). Solo dopo questo rito di introduzione ci si può avventare liberamente sul cibo.

Questa sera, prima di salutarsi, c’è stato un giro di presentazioni collettivo (abbastanza scanzonato, per la verità). Uno per uno, a turno: frase di autopresentazione, inchino, applauso del resto del gruppo. C’erano trenta persone, per cui ho avuto tutto il tempo di prepararmi anch’io la mia frasetta. Abbastanza ridicolo, da un certo punto di vista. – Ma perché, poi? Perché le usanze insolite devono essere per forza ridicole?

Dove sono finito?

21 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi ho partecipato a un kaigi, e ne sono uscito vivo. Sono ancora un po’ confuso. Andiamo con ordine. Le scorse settimane, come ho già raccontato, sono stato diverse volte all’Osservatorio Nazionale di Mitaka e ho conosciuto un bel po’ di gente. Ci sono tornato anche oggi e ho incontrato Kawakatsu-san (un giovane ricercatore che ha fatto il dottorato alla SISSA di Trieste) e Fujii-sensei, un noto fisico teorico che avevo già conosciuto a Trieste due anni fa. (Sto perdendo il conto, fra tutti questi san e sensei). Uno dei professori dell’osservatorio (tale Sekiguchi) mi ha contattato qualche giorno fa per propormi di partecipare a una non meglio specificata “riunione”, il kaigi, appunto. Sekiguchi-sensei si occupa dell’accoglienza ai ricercatori stranieri, quindi ho pensato che la cosa potesse interessarmi. Mi ha detto di presentarmi oggi nel primo pomeriggio allo Shūwa-Kamiyachō Building di Tora-no-mon, dove ha sede l’Istituto Nazionale Giapponese di Scienze Naturali (NINS). Sono andato. Continue Reading Dove sono finito?…

Tō-Dai

20 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Abbreviazione di Tōkyō Daigaku, l’Università di Tōkyō. La più antica  università del  Giappone e ancora oggi una delle più famose. Mi ci ha portato Hisako-san, una simpatica ragazza che ho conosciuto via e-mail e che ha lavorato qui per qualche tempo assieme a un tale professor Makishima (cosmologo). Scopo della visita: presentarmi al professore e farmi dare un occhiata al Dipartimento di Fisica.

Makishima-sensei è un giapponese compito, che conversa in buon inglese distillando le parole ad una ad una come se avessero un sapore. Continue Reading Tō-Dai…

Viaggio nell’epoca Edo

20 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

A Kinugawa non si fa solo il bagno. Per i più curiosi c’è il Nikkō Edo-mura, una specie di parco a tema ispirato al Giappone del periodo Edo (1603-1867). È qui che ci hanno portato oggi Minami-san e Ōtsuki-san, prima di riaccompagnarci a Tōkyō. Pensavo fosse uno dei soliti baracconi ad uso e consumo dei turisti stranieri, invece è un posto divertente dove vanno anche i giapponesi autoctoni. Si può visitare una ricostruzione (presumo) accurata di un villaggio dell’epoca e assistere a spettacoli di ninja e samurai. Ci sono ponticelli ricurvi, finte geisha in kimono e tutto quanto. Ottimo posto per fare foto.

Sulla sponda del laghetto, si può dare da mangiare alle carpe più grosse e abominevoli che abbia mai visto. Basta buttare un po’ di mangime in acqua e accorrono a decine, azzannandosi a vicenda e spalancando orrende bocche a ventosa. Inquietante. – Mentre eravamo intenti a questo piacevole passatempo, siamo stati abbordati da un gruppetto di italiani di Trento, i primi connazionali con cui abbiamo potuto scambiare qualche parola da quando siamo qui. Che piacere. Sembrava davvero di ritrovare dei vecchi amici.

Onsen

19 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

L’hotel in cui siamo alloggiati, a Kinugawa, è il risultato evolutivo dell’antica locanda giapponese nell’epoca del turismo di massa. Un palazzo di dodici piani che all’interno contiene tante piccole stanze arredate in stile tradizionale, con tatami, porte scorrevoli e tavolini bassi. Dalla finestra si vede un panorama magnifico del Kinu-gawa, il fiume dei diavoli arrabbiati, aspro e tortuoso come suggerisce il nome. Kinugawa è famosa per gli onsen, le sorgenti termali. Ce n’è una anche nell’albergo. Questa volta non ho cercato soluzioni di compromesso come a Kashiwazaki, e mi sono sottoposto senza esitazioni al rito del bagno in comune, assieme a Minami-san e Ōtsuki-san. (Carlotta, unica donna, ha comprensibilmente rinunciato. Se fossi stato da solo, probabilmente avrei fatto lo stesso anch’io.)

L’Europa (e l’America) ignorano completamente quale immenso risultato culturale sia il bagno alla giapponese. Continue Reading Onsen…

Nikkō, ovvero il diluvio

19 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Terza gita fuoriporta. Minami-san e Ōtsuki-san ci hanno accompagnato a Nikkō, una cittadina in mezzo alle montagne che contiene il più importante altare shintō dedicato allo shōgun Tokugawa Ieyasu (il Nikkō Tōshōgū, patrimonio dell’umanità Unesco).
“Nikkō” si scrive con due caratteri che vogliono dire “luce del sole” (日光). Suona davvero come una presa per il culo: da quando siamo qui non ha smesso di piovere un secondo. Una tragedia. La splendida cascata Kegon, la più alta del Giappone, era completamente avvolta dalle nuvole. Ci siamo fatti trenta tornanti avanti e indietro solo per sentirne il rumore in mezzo alla nebbia. Arrivati al Tōshōgū, la leggera pioviggine è diventata un diluvio. Abbiamo visitato il complesso dei templi di corsa, come se fosse un dovere, e abbiamo completamente ignorato il giardino. Dopo un rapido pranzo (anguilla e brodo di tofu) abbiamo puntato decisi verso l’albergo. Non c’erano alternative.
Ho poco da dire su Nikkō. È un luogo spettacolare, pieno di edifici maestosi straboccanti d’oro, l’espressione più piena di un certo gusto barocco che come notava Fosco Maraini riemerge ciclicamente nel corso della storia giapponese, contrapponendosi al più tradizionale ideale estetico di delicata semplicità*. Non è brutto, è solo troppo. Ed è un esempio fin troppo “tipico” di quello che un occidentale si aspetta di trovare in Oriente (tetti ricurvi, dragoni, pannelli intarsiati e altre cineserie). Per carità, merita una visita, ma non tutti i superlativi che si leggono nei depliant.
Forse, se non avesse piovuto tutto il tempo…

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* Un esempio di barocco contemporaneo sono i magazzini di Akihabara.

Semi

18 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Fra sessant’anni, se sarò vivo, probabilmente non ricorderò più nulla di Tōkyō – nulla tranne una cosa: la voce dei semi. Le cicale. Lo so benissimo che ci sono anche da noi, ma vi garantisco che quelle di qui non hanno nulla a che vedere con le nostre. Le cicale di qui friniscono in giapponese. E fanno un frastuono assordante. Dovunque ci sia un albero ci sono semi a decine di decine, con svariate intonazioni differenti. Le più caratteristiche fanno un verso strano, lamentoso – pwiii, pwip-pwip-pwip-pwip-pwiiirrr – che non avevo mai sentito prima d’ora. Dura circa cinque secondi e in una giornata si arriva a sentirlo migliaia di volte. Ti si stampa nel cervello al punto che ormai lo senti anche quando non c’è. All’inizio pensavo che fosse un buzzer di un semaforo o un qualche altro suono di origine artificiale, invece no, sono i semi

Se le dimensioni di queste bestie sono proporzionali ai decibel che emettono, spero davvero di non trovarmene mai una addosso. Ho visto grilli lunghi cinque centimetri e libellule che sembravano Canadair, per cui mi aspetto di tutto.

Regali

18 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Comincia a diventare problematico. Qui tutti ci fanno regali, sia a me sia a Carlotta, continuamente. Anche oggi, per dire, quando sono rientrato dopo cena, ho trovato sulla scrivania un pacchetto da parte della figlia di Sasage-san. Una donna che ho incontrato solo due volte in vita mia e che mi ha già regalato un mazzo di fiori. (Ed è solo un esempio fra mille.) Davvero non sappiamo come sdebitarci: comprare qualche regalo qui è complicato e potenzialmente imbarazzante, ma è anche brutto rimandare sempre aspettando di spedire qualcosa dall’Italia appena tornati a casa. Per il momento ho regalato un DVD a Furuya-san (La vita è bella in giapponese) e un fermacarte da disegno a forma di zucca per Sasage-san (l’ha scelto lei). Cercherò di pensare a qualcos’altro. 

La lista di persone con cui sdebitarsi si allunga di giorno in giorno. Al momento comprende Sasage e famiglia, Furuya e famiglia, Kuroda, Harada e signora, Minami, Sarada, Shōman, Itō, Takanashi e colleghi dell’osservatorio, Yoda, Honda, Ojima, Tsunokami, Kitagawa, Shun, Yūmi, Kuroiwa e Habiro. E mancano ancora dieci giorni. Considerando i costi di spedizione dall’Italia, mi toccherà accendere un mutuo.

Asakusa

18 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

 

Sì, c’eravamo già stati. Evidentemente quelli del Rotary non si sono capiti bene, fatto sta che ci hanno riportati ad Asakusa. Abbiamo seguito la stessa identica tabella di marcia di qualche settimana fa: giro in barca sul fiume Sumida e poi passeggiata attraverso i negozietti di Nakamise-doori* fino al tempio di Sensōji. Niente di male, per carità: per quanto mi riguarda potrebbero riportarmici anche tutti i giorni e non mi annoierei comunque. (Inoltre, il quartiere è molto più suggestivo quando è immerso nelle luci della sera.) Continue Reading Asakusa…

Ginza

17 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Pioveva, uffa. Il che vuol dire giro breve e poche foto di qualità scadente. Comunque sono riuscito a visitare anche la Ginza, l’antico quartiere della zecca, la zona che negli anni ottanta era il simbolo di Tōkyō (avete presente la strada con un milione di insegne indecifrabili che di notte si trasforma in una specie di luna park psichedelico? quella). Una mezza delusione. Colpa della pioggia. Ho dato una veloce occhiata al mastodontico teatro kabuki (ma in fretta, per evitare di lavarmi tutto), ho percorso la via principale rasentando i muri e alla fine ho deciso di imbucarmi in qualche negozio, tanto per fare qualcosa*. Sono finito prima all’Apple Store (un internazionalissimo e internazionalmente caro Apple Store) e poi in una strana libreria che è anche sede del Centro Giapponese di Studi Biblici, con un intero piano dedicato ai libri sul Cristianesimo e un sottofondo perpetuo di musiche organistiche.

Unica nota positiva: ho comprato una mappa di Tōkyō risalente al tardo periodo Edo (circa centoquaranta anni fa), una cosa che solo i giappo-nerd dal palato più fine possono apprezzare. Per fortuna sono riuscito a portarla a casa senza che si bagnasse.

Non mi interessa se ieri si moriva di caldo e oggi invece si respirava. Rivoglio il sole.

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* L’ombrello ce l’avevo, ma era un semplice ori-tatami-gasa, un “ombrello-piega-e-arrotola” che non mi copriva per niente.

Shibuya

17 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Continua la mia esplorazione metodica dei quartieri di Tōkyō. Oggi è toccato a Shibuya, la zona dei grandi magazzini. Ero assieme a uno nuovo, giovane, tale Kitagawa-san, e il motivo ufficiale del nostro tour (visto che non si fa nulla senza un motivo ufficiale) era l’acquisto di un kobu-kiri-basami. (Questa ve la spiego quando torno.)

Shibuya è famosa per la statua di Hachi-kō, il buon vecchio Hachi, un cane giapponese che dopo la morte del suo padrone è andato ad attenderlo invano alla stazione tutti i giorni per dieci anni. Dire “troviamoci da Hachi-kō” a Shibuya è un po’ come dire “troviamoci sotto il cavallo” a Portogruaro*. Ovviamente ho fatto la foto di rito, con tanto di segno di vittoria regolamentare**. – A parte questo, non ho visto molto. I tempi erano stretti e Kitagawa-san ha un passo da bersagliere.  Mi ha portato a pranzo in un ristorante italiano, “Pizzeria La Soffitta”, dove ho scoperto l’esistenza degli spaghetti all’arrabbiata freddi (di frigo)***. Subito dopo mangiato ci siamo spostati in un’altra zona e, seguendo le indicazioni pescate da internet, siamo riusciti finalmente a trovare il kobu-kiri-basami. Missione compiuta. Tempo di un caffè, e poi dritti a casa.

Passeggiando per la via, ho incontrato uno yakuza. Li riconosci subito: sono iper-tatuati e ti guardano esattamente con lo stesso sguardo che hanno gli yakuza nei film di serie Z. Ho chiesto a mister K., per conferma: gyangu desu ka? Mi ha risposto hai, e l’ha fatto in fretta, come se volesse far finta di non aver visto o sentito nulla.  

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* Credo che Portogruaro, opportunamente smontata, entrerebbe comodamente in uno qualsiasi dei depāto di Shibuya.

** No, non la pubblico. È inutile che insistiate.

*** Il menù che si legge nella foto (un solo errore di ortografia, è un record!) è realistico: i giappi mangiano pasta e pizza tutto in una volta. Per fortuna non conoscono la polenta.

Sasage-san – 2

17 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Ricorderò a lungo questa donna. Che è capace di parlarmi in giapponese per dieci minuti buoni di prima mattina, mentre sono ancora a letto rincoglionito dal sonno, solo per dirmi che posso dormire ancora un po’. Che alle volte transita per la mia stanza in piena notte per andare in bagno, beccando tutti gli spigoli e bofonchiando strane cose. Che per paura che mi disidrati mi compra decine e decine di bottigliette d’acqua (Tōkyō wa sugoku atsui ne, fa un caldo pazzesco qui a Tōkyō, eh?). Che è sempre preoccupata di mettere assieme sufficienti calorie per la mia prima colazione (le ultime proposte: pane con l’uvetta, gelato al cioccolato, succo di pomodoro, integratore multivitaminico, dolcetti glassati). Che questa sera ha discusso per mezz’ora con Furuya-san i dettagli della mia tabella di marcia (è indispensabile decidere adesso, per filo e per segno, quello che farò fra otto giorni). Che mi interrompe di continuo e cambia anche discorso quando cerco di dirle qualcosa e mi fermo a pensare se è meglio dire kaette kara oppure kaette kite kara oppure kaetta toki wa. Che ancora non ha imparato a dire Carlotta-san e nemmeno Karurotta-san, perciò sperimenta ogni volta uno spelling diverso [karotta-san, kuraretta-san, karu-san, ano Itaria-jin (“quell’italiana”)]. 

Che mi sorride sul più bello, quando meno me lo aspetto, in modo delizioso. – Il che mi fa capire che mi vuole bene, in fondo in fondo, a modo suo, come anch’io le voglio bene, in fondo in fondo, a modo mio.

六本木

16 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 4 commenti

Non è bello questo nome? Roppongi. Tre ideogrammi quasi uguali eppure sottilmente diversi. Vogliono dire i sei alberi. Secondo la leggenda, in questa zona di Tōkyō esistevano anticamente sei alberi possenti, visibili anche da lontano. Oppure si trattava di sei samurai che avevano tutti il segno di albero (木) all’interno del nome. (Il bello delle leggende è che possono essere prese per vere anche quando si contraddicono a vicenda.) Continue Reading 六本木…

Shinjuku

16 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Ogni tanto il guinzaglio del Rotary mi va un po’ stretto. Sono tutti gentili e disponibili oltre ogni immaginazione, ma alle volte si prendono anche troppa cura di me.

Oggi sono riuscito ad andare a Shinjuku* da solo. Dovevo comprare un nuovo adattatore per la spina del computer** e volevo approfittare dell’occasione per fare un giro per i negozi. Furuya-san mi ha sconsigliato di andare a Shinjuku perché è sempre pieno di gente e l’adattatore lo potevo trovare anche ad Ōimachi, a una sola stazione di distanza. Io ho fatto di testa mia e sono andato lo stesso a Shinjuku. Speravo proprio di trovare un po’ di gente, di immergermi nel tipico casino tochiese, di muovermi (per una volta) in modo casuale e non programmato. Eccheccavolo. Ho ventisette anni. 

Shinjuku per me è un luogo mitico, una Mecca laica. Continue Reading Shinjuku…

Sogno

16 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Stanotte ho sognato di ripartire per l’Italia. Tutte le persone che ho conosciuto da quando sono qui venivano a salutarmi in riva al fiume Sumida (non so perché, ma nel sogno partivo in barca), ed io ero triste, molto triste di doverle abbandonare. 

In questo momento, invece, sono triste di non poter abbracciare tutte le persone che vorrei abbracciare e che attualmente si trovano a circa diecimila chilometri di distanza da qui.

Questa questione della separazione fisica è davvero difficile da accettare. È un vero peccato che noi esseri umani non abbiamo degli organi sensoriali capaci di farci sentire vicini anche quando siamo lontani. 

È un difetto che forse in un’altra vita verrà corretto.

Basta!

15 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi, a cena, ho rischiato di impazzire. La combinazione Sasage-san + Furuya-san è qualcosa che non riesco a reggere per più di trenta minuti filati. Parlano velocissimi. Si mangiano le parole. La signora Furuya, a un certo punto, mi ha detto di non preoccuparmi se non riuscivo a capire quello che stava dicendo suo marito: non lo capiva neanche lei. Tanto per dire.

Per la prima volta in vita mia, ho odiato la lingua giapponese. Dopo un’ora di discorsi continui di cui riuscivo a discernere al massimo un dieci per cento, avrei voluto strozzarli, farli tacere, mettermi ad urlare in italiano o anche in ostrogoto, pur di non sentire più una sola parola in giapponese. (Riuscite a crederci?) Ovviamente non ho fatto nulla e sono rimasto buonino al mio posto, zitto zitto. Dopo qualche minuto la crisi è passata, e incredibilmente ho ricominciato a capire almeno il succo di quello che stavano dicendo.

Il fatto è che io non sono giapponese. Ogni tanto sembrano dimenticarlo. Mi parlano come niente fosse, senza pensare che appena si esce dall’ambito dei discorsi consueti devo fare mentalmente l’analisi logica di tutte le frasi che dicono – in una frazione di secondo. (Sempre sperando che non utilizzino parole o costruzioni grammaticali a me ignote.) È un processo delicatissimo. Basta un po’ di birra o un po’ di stanchezza a trasformare qualsiasi discorso in un pastone confuso da cui non riesco ad estrarre nulla di sensato. Lo stesso miscuglio di parole che mi frulla in testa ogni sera prima di addormentarmi: mina shimatte zenbu chotto arigatō gozaimashite keredomo muzukashii anmari deshō ne…

Vivere qui – 2

15 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi sono tornato all’Osservatorio. Motivo ufficiale: dovevo lavorare alla tesi. (In realtà ho combinato poco o niente.) Ho chiacchierato un po’ con qualche studente e ricercatore; l’osservatorio era semivuoto per via dell’O-bon, e c’era un clima di generale fancazzismo che mi ricordava tanto Trieste. Mi hanno regalato alcuni gadget che progettano di vendere al Museo (un rotolo di carta igienica con disegnati i pianeti ed altre amenità astrofisiologiche). 

A pranzo ho mangiato al McDonald’s assieme a Itō-sensei e abbiamo parlato del tempo atmosferico, delle differenze linguistiche e del lavoro accademico. Ancora non riesco a capire se ho realmente delle possibilità di trovare lavoro qui. Il prof mi ha detto che anche qui in Giappone l’ambiente della ricerca non è tutto rose e fiori ed è difficile trovare un lavoro stabile. Non so che cosa pensare. Ci sono troppe variabili in gioco. Aspetterò fino alla prossima settimana: ho appuntamento con un altro ricercatore e sono curioso di sentire quello che mi dirà. Lasciamo fare alla sorte.

Nomi-kai

14 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Come promesso, Furuya-san mi ha portato fuori a cena e poi a bere (nomu, da cui nomi-kai, incontro-bevuta). C’era anche sua moglie e un amico (se non ho capito male, un famoso architetto), che però ci ha salutato subito dopo mangiato. Abbiamo cenato in un sushi-bar, direttamente sul bancone: una sfilza di sushi diversi preparati con pesci improbabilissimi sotto i nostri occhi. Poi ci siamo spostati in un locale contemporaneo, tutto riflessi, luci soffuse e design raffinato. Furuya-san dev’essere un habitué in entrambi i posti. Abbiamo scherzato col barista e lui ci ha mostrato le sue riproduzioni di antiche spade giapponesi (vedi foto). Mi ha perfino regalato un ridicolo spadino-tagliacarte a forma di katana. – A un certo punto della serata mi sembrava quasi che stessero tutti parlando in italiano. C’era lo stesso clima che ci sarebbe stato ad uscire in Italia con amici di vecchia data. La cosa mi ha stupito moltissimo (anche perché in realtà capivo appena un quaranta per cento dei discorsi). Merito dell’alcool. Dopo qualche birra, il Giappone sembra un posto dietro l’angolo.

Pasta (n. 2)

14 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

L’ho rifatto – e questa volta è andata meglio. Quando mi sono presentato nello studio di Itō-sensei, all’una e un quarto, non avevo ancora mangiato. Il prof mi ha detto che potevo andare al McDonald’s dietro l’angolo, ma poi ci ha ripensato e mi ha mandato in una tavola calda italiana. (In effetti, potendo scegliere…) Ho preso pasuta boronnieze e sarada, specificando espressamente che volevo mangiare prima la pasta e poi l’insalata. (Il cameriere mi ha guardato come se stessi scherzando: davvero la pasta prima…?) Comunque sia, non sono rimasto deluso. Il ragù era onesto e la quantità più che soddisfacente (sarà stato un etto e mezzo buono). Mentre mangiavo, per un attimo mi è sembrato che i camerieri salutassero i clienti dicendo grazzieee, grazzieee. Forse era solo un’impressione.

Kinokuniya

14 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Sette piani interi pieni di libri! più altri due di DVD e fumetti! – Si trova a Shinjuku, ed è un negozio così famoso che è segnato perfino sulla cartina. Ci sono passato (solo per un’occhiata, purtroppo) mentre andavo a Mitaka, e ho deciso di ritornarci. È il paradiso. È così grande che è necessaria una mappa per orientarsi. 

Ovviamente, non serve neanche dirlo, il 99% dei libri è in giapponese. Allucinante. Una meraviglia. Ho comprato un manga di Taniguchi Jirō e – incredibile a dirsi – riesco a capirlo abbastanza. Mi sento troppo figo a leggerlo in treno sotto gli sguardi allibiti dei passeggeri autoctoni.

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Una nota per gli appassionati: manga ≠ fumetto. Qui i fumetti “seriali” tipo Dragon Ball e Naruto si chiamano komikku (comic). Sono invece manga a tutti gli effetti i fumetti “seri”,  letterari. Mettiamo i puntini sugli i!

Vivere qui

14 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Carlotta me l’ha detto chiaro e tondo, qualche giorno fa: a Tōkyō non ci vivrebbe proprio. È contenta di essere qui ecc. ecc. ma non vede l’ora di tornare a casa. Posso capirla: Tōkyō non è facile. E non è certo la prima città in cui un occidentale penserebbe di andare a vivere. Ma non è neppure così impossibile come si pensa. Tutto sta a quanto si è disposti a giapponesizzarsi. La domanda sorge spontanea: io, sono disposto a farlo? 

Una settimana fa non avrei saputo che cosa rispondere. Oggi mi sento di dire sì, potrei provarci.

Prima di venire quaggiù, avevo due timori: 1. che il Giappone potesse non piacermi, 2. che al contrario potesse piacermi troppo. Ora che sono arrivato al giro di boa, pendo decisamente verso la seconda opzione. La penso esattamente all’opposto di Carlotta: sono contento di ritornare a casa, ma l’idea che forse potrei non tornare mai più in Giappone mi rattrista parecchio.

Oggi sono tornato all’Osservatorio Nazionale di Mitaka e ho parlato di nuovo con Itō-sensei e con un suo collega. Mi hanno detto che posso fare domanda per ottenere una borsa di studio speciale, riservata ai ricercatori stranieri. Devo solo trovare un professore giapponese interessato a iniziare un progetto di ricerca con me. È una possibilità. Mi alletta. 

– Ma mi spaventa anche. Non potrei mai vivere qui da solo. Questo no. Perciò – …ancora non so come completare questa frase.

Schedule

13 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Ci sono stati dei casini, pare. Piccoli, spero. Sasage-san ieri sera mi ha fatto una testa quadra per una questione imprecisata ma a quanto pare di vitale importanza; se non ho capito male, non ce l’aveva con me ma con Furuya-san, che tiene le fila delle mie attività. Sembra che il mio orario sia troppo pieno e che lei sia in pensiero per me. L’ho ringraziata di queste premure, ma ho cercato anche di farle capire che non è il caso di preoccuparsi. (Più cose riesco a fare finché sono qui, meglio è.) Evidentemente non ho centrato il nocciolo della questione. Sembra che le dia fastidio che io vada sempre a destra e a sinistra con altri soci del Rotary e che non sia mai a casa con lei. (Mamma mia.) Ovviamente mi sono scusato con ripetuti inchini di pi greco terzi e oltre, ma che colpa ne ho? Ho sempre fatto tutto e solo quello che mi è stato detto di fare. Cercate di chiarirvi fra voi, volevo dirle.

Il mio programma è stato dunque rivisto. Improvvisamente, sono spuntati dal nulla quattro giorni liberi, a partire da domani. Il mio unico impegno programmato sarà presentarmi a casa Furuya verso le sei, per cenare con la sua famiglia. (Ditemi voi se è un impegno questo!) Il buon Furuya-san mi ha suggerito di impiegare il tempo libero andando a studiare all’Osservatorio Nazionale. Il che non è affatto una cattiva idea, ma crea nuovi problemi: bisogna ricontattare il professor Itō, chiedergli se posso andare, fissare gli orari… Si riparte, quindi: telefonate, programmi, Sasage-san in fibrillazione ecc. La mia host-mother è tanto cara, ma ogni sera passa un’ora a spiegarmi come passerò i giorni residui fino al farewell party del 27 agosto, ripetendomi sempre le stesse cose con una marea di annotazioni aggiuntive che c’entrano poco o niente, e che sono difficilissime da capire e da commentare. 

Non vorrei sembrare ingrato. Sono solo divertito da questa incredibile combinazione di organizzazione iper-dettagliata e continui ritocchi al programma. In ogni caso, prendo quello che viene. Finora, ci tengo a dirlo, mi è andata solo bene.

Tōkai-mura

13 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Sto diventando un esperto in centrali nucleari. Oggi ne ho visitata un’altra, a Tōkai-mura (“il villaggio (mura) del mare occidentale”, a centotrenta chilometri da Tōkyō, sul Pacifico), assieme Yoda-san e Honda-san, i due body-guard di oggi. Continue Reading Tōkai-mura…

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