Il tetto di Tōkyō

12 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Tōkyō è organizzata come un immenso bentō. Avete presente quelle casseruole con tanti scomparti che usano i giapponesi per portarsi appresso il pranzo preparato a casa? Ecco. C’è un posto per tutto, e tutto è compattato alla perfezione. Shinjuku ovest è il quartiere della politica e degli affari. Shinjuku est è la patria dello shopping. Nel parco di Ueno c’è lo zoo e tutti i musei più importanti. Ad Akihabara trovi ogni possibile elettrodomestico, dalle aspirapolveri ai traduttori elettronici multilingue. E via discorrendo.

Sono proprio questi i posti che abbiamo visitato oggi io e Carlotta. A scortarci c’erano due scagnozzi di Yoda-san (tali Ojima-san e Tsunokami-san), molto professionali e gentili, che ci hanno condotto attraverso le mille sale del Museo di Scienze Naturali con infinita pazienza e hanno perfino acconsentito a lasciarci soli per un’oretta a perlustrare i depāto (department store) di Akihabara*. Come se non bastasse, ci hanno portato all’Hard Rock Cafe e in due ristoranti favolosi, uno al cinquantesimo piano del Sumitomo building, l’altro al trentanovesimo del World Trade Center. (Sì, c’è anche a Tōkyō.)

Per tre volte abbiamo ammirato la città dall’alto (in mattinata eravamo stati anche sull’observation deck del Tōkyō-tō-chō, il palazzo del governo municipale). È sempre emozionante. A volte, guardandola così a volo d’uccello, mi sembra incredibile che Tōkyō possa essere davvero un’opera umana. E per di più, un’opera recente, ricostruita per intero negli ultimi sessant’anni, dalla fine della guerra a oggi. 

Secondo me, a guardare Tōkyō dal cielo, anche Dio spalanca la bocca. 

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* Questi depāto sono autentiche cattedrali kitsch della religione elettronica, completamente impacchettate da cartelloni in stile manga e ripiene di tutte le possibili meraviglie tecnologiche. Per la strada, lolite dark con gambe nude, pizzi, crinoline e zatteroni da dieci centimetri distribuiscono i volantini dei vari negozi. Dovunque, casino a non finire. Una delle immagini più evidente di quello che per i buddhisti è il vortice del samsara.  

Meraviglie

11 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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_Oggi_ è stato uno di quei giorni che non si dimenticano. Siamo tornati da Karuizawa in mattinata con lo Shinkansen (che _è_ arrivato alla stazione di Tōkyō Ueno con quattro scandalosi minuti di ritardo) e siamo stati prontamente indirizzati verso i nuovi appuntamenti. Primo, pranzo al Meguro Gajōen (assieme a Carlotta). Secondo, incontro con Yoda-san al Thinkpark di Shinagawa (da solo). Sono più impegnato di un capo di stato in visita ufficiale. Continue Reading Meraviglie…

Abbiocco

10 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Alla fine è arrivato. Il principio secondo cui è inutile perdere tempo a dormire fin tanto che sono qui in Giappone oggi ha subito un duro colpo. Dopo pranzo, quando Harada-san ha suggerito di tornare a Karuizawa a riposarci un po’ (Nagano è una bella città, ma a parte lo Zenkōji non c’è molto da vedere), ho colto la proposta come un’opportunità irripetibile. (Sono n notti che dormo al massimo sei ore, sei ore e mezza.) Appena montato sul treno sono crollato e per tutto il viaggio mi sono tenuto pervicacemente attaccato al mio sonno, nonostante non sapessi dove appoggiare la testa e mi si aprisse di continuo la bocca, involontariamente. Quando abbiamo dovuto cambiare treno, quattro stazioni prima di Karuizawa, sono passato da un vagone all’altro come fluttuando su un mare di sonno. Arrivati a casa Harada, mi sono buttato a letto e prima di cena ho dormito altre due ore, pulite pulite. (Anche Harada-san, del resto, ha fatto lo stesso. Che pacchia.) 

Il tempio della buona luce

10 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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È la principale attrattiva di Nagano, a solo un’ora e venti di treno da Karuizawa. Il nome Zenkōji vuol dire in realtà “tempio di Yoshimitsu” [i due caratteri 善光, “buono” e “luce”, hanno come al solito due possibili letture, yoshi-mitsu (alla giapponese) e zen-kō (alla cinese)]. Yoshimitsu, secondo la leggenda, era un sant’uomo che recuperò in modo miracoloso la “triade dorata”, un’insigne immagine buddista, dal canale in cui era stata gettata. Continue Reading Il tempio della buona luce…

I signori Harada

9 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Mi stanno proprio simpatici, tutti e due. Lui parla un tipico inglese di Tōkyō, quasi del tutto privo di forme verbali coniugate. Lei sorride con occhietti piccolissimi e si adatta docilmente ai saliscendi del mio incerto giapponese. Non ci fanno mancare nulla. Insistono pervicacemente per offrirci qualsiasi cosa. A pranzo la signora ci ha preparato il sōmen (un’altra novità: spaghettini sottili serviti in una ciotola di ghiaccio, da intingere nell’immancabile salsa di soia mescolata a wasabi). A cena invece ci hanno portato al ristorante cinese (dove io ho mangiato più di tutti, in modo quasi plateale). Dopo cena, abbiamo seguito assieme il riassunto televisivo delle gare olimpiche di jūdō, commentando tanti piccoli dettagli banali con abbondanza di sorrisi reciproci (come succede sempre quando si parla con uno straniero in una lingua che non è la propria). 

Alle nove il povero signor Harada era stanco morto (ha guidato tutto il pomeriggio) e si è addormentato sul divano. Sembrava un bambino. Si è svegliato solo per pochi istanti e ha esclamato: nemutaku natte kichatta yo, cavolo, mi è venuto sonno. Poi si è addormentato di nuovo.

Omikuji

9 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.

Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.

Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.

Natura

9 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Oggi pomeriggio abbiamo visto un vulcano e una cascata. Il vulcano si chiama Asama ed si trova pochi chilometri a nord del vasto pianoro su cui si stende Karuizawa. Ovviamente è un vulcano attivo: ha eruttato solo due anni fa e continua a muoversi (stasera, al telegiornale regionale, hanno detto che sul monte Asama sono stati registrati solo oggi quarantasette micro-terremoti). La cascata, invece, si chiama Shiraito (fili bianchi) ed è uno dei luoghi più suggestivi, poetici e giapponesi che si possano immaginare. È una lunga spaccatura in un costone roccioso da cui fuoriescono acque sotterranee a una temperatura costante di undici gradi e mezzo. Il salto non supera i tre metri di altezza, ma il bordo convesso della montagna lo trasforma un’opera d’arte di bellezza quasi inverosimile. 

Immerso nel verde, sotto un soffitto compatto di nuvole, ho pensato alla strada che ho fatto per arrivare fin quaggiù e mi sono detto che ne è valsa la pena.

Karuizawa

8 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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La Cortina d’Ampezzo del Giappone, l’ha definita Carlotta, e probabilmente non è andata molto lontano dal vero. Ci siamo arrivati in serata, accompagnati in macchina dai signori Harada, che hanno una casa qui e ci ospiteranno per i prossimi tre giorni. Il viaggio è stato un po’ travagliato: ci abbiamo impiegato cinque ore, di cui quasi tre solo per uscire da Tōkyō. (Abbiamo anche rischiato di perderci, nel tentativo di aggirare l’ingorgo). Harada-san si è scusato (come se la colpa del traffico fosse sua) e ci ha detto che di solito non è così. È un tipo simpatico. Mi chiama sempre Mr Guido (ovviamente un calco da Guido-kun) e mi parla per lo più in inglese, forse a beneficio di Carlotta. La moglie è una tipica giapponese di mezz’età: poche parole e molto senso pratico. Ci hanno portato a mangiare lo shabu-shabu: una serie quasi infinita di portate di carne e verdure da sbollentare in una teglia riempita di latte di soia. È un piatto conosciuto in tutto il Giappone, ma la ricetta che usano qui è speciale. Shabu-shabu è un’onomatopea come ne esistono a centinaia in giapponese, ed evoca il movimento ritmico delle bacchette mentre si agita la carne dentro la broda. Una delizia.

Stanotte dormirò un’altra volta in una stanza giapponese tradizionale (vale a dire disteso sul pavimento). Domani visiteremo i dintorni e potrò finalmente vedere le montagne giapponesi, che per ora ho soltanto intravisto nel buio. La prima immagine emotiva di Karuizawa è il suono di un ruscello che scorre proprio sotto il terrazzino di casa Harada, un suono che sembra appartenere a un’altra epoca.

Rasshuawā

7 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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Ho sperimentato l’autobus e la metro. Sul pavimento dell’autobus si potrebbe mangiare tranquillamente e i sedili sono imbottiti di gomma piuma. Una pulizia e una comodità quasi inverosimili. La metro invece è un’altra cosa. Adesso posso dire di aver provato una vera rasshuawā, la ressa dell’ora di punta (rush hour). Quella che ho descritto ieri faceva ridere, al confronto. Dopo gli hanabi, la stazione di Shibuya era congestionata e quando si sono aperte le porte ci siamo visti invadere il vagone da un’orda sovrumana. La signora Tanaka lo aveva previsto e ci aveva fatti stringere lungo un lato del corridoio: watashi wa Guido-kun wo mamotte, Guido-kun wa Karurotta-chan wo mamorimasu, io proteggo te, tu proteggi Carlotta. Risultato: appena il vagone ha accelerato, tonnellate di massa umana ci sono letteralmente franate addosso come una necessità inevitabile. Tanaka-san ha detto che di mattina è anche peggio.

In mezzo quella bolgia, sono riuscito a rivolgere la parola a un bambino affogato nell’interstizio fra me e sua madre: daijōbu, tutto ok? Ho visto soltanto la sua testolina andare su e giù, hai, daijōbu.

I fiori di fuoco

7 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 5 commenti
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Questa è stata forse la serata pù bella da quando sono qui. Siamo andati a vedere gli hanabi, i fuochi d’artificio (letteralmente: fiori-fuoco), rinnovando una tradizione secolare ancora molto sentita.

È successo tutto in fretta. Mi ha chiamato Tanaka-san, la host-mother di Carlotta, dicendomi che loro ci andavano e chiedendomi se volevo andare anch’io; ho risposto di sì, perché no; lei mi ha chiesto dove mi trovavo; a Mitaka, sto andando a Gotanda per tornare a casa; bene, allora fatti trovare al più presto davanti alla stazione di Gotanda e quando sei lì telefona a Kanō-san, ecco il suo numero. – (Kanō-san? e chi è questo? ne salta sempre fuori uno nuovo.) Ho fatto come mi è stato detto. Kanō-san è arrivato, mi ha stretto la mano e mi ha praticamente spinto in un negozio di kimono perché ne scegliessi uno da comprare all’istante. Lo stesso avevano fatto anche con Carlotta. È un regalo. Offre il Rotary. Continue Reading I fiori di fuoco…

国立天文台

7 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Kokuritsu Tenmondai, l’Osservatorio Nazionale (NAOJ, National Observatory of Japan). Si trova a Mitaka, una delle città satellite di Tōkyō che nel corso del tempo ha finito per saldarsi definitivamente alla metropoli.* Era qui il mio impegno principale di oggi. Continue Reading 国立天文台…

Non-chan

7 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 2 commenti
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Sono tornato a casa di Sasage-san. Ieri notte non l’ho vista, perché sono rincasato un po’ tardi, ma questa mattina stava armeggiando in cucina quando mi sono alzato verso le sei e mezza per andare in bagno, e qualche ora più tardi è venuta a svegliarmi. (In realtà mi rigiravo nel dormiveglia già da un po’.) Come al solito, mi ha riversato addosso una cascata di parole, ed è stato difficile incanalarle nei pochi condotti mentali aperti, in modo da riuscire a capirle. Ha tirato fuori il quadernino magico dove annota tutti i miei appuntamenti e ha cercato di spiegarmi che nei prossimi giorni ci vedremo poco, perché io dovrò a Karuizawa e lei ha qualche altro impegno che non ho capito bene. Non c’è mai un attimo di tregua. Continue Reading Non-chan…

Tōkyō Disneyland Resort

6 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 4 commenti
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Stasera non ho molto da scrivere. Ho passato tutta la giornata al Tōkyō Disneyland Resort di Maihama, che è uguale a qualsiasi altra Disneyland del mondo e ha ben poco di autenticamente giapponese (se si eccettuano i visitatori). Con me c’erano anche Carlotta e due ragazze contattate dal Rotary, Makiko-chan e Tokiko-chan. Siamo entrati verso le nove e mezza di mattina e siamo usciti alle dieci di sera, dopo esserci passati in fila tutte le attrazioni principali, senza un attimo di tregua o quasi. Mi sono divertito un sacco, lo ammetto. I tempi di attesa per entrare nelle varie attrazioni erano sempre molto lunghi (spesso anche più di un’ora), ma abbiamo ingannato piacevolmente il tempo chiacchierando in giapponese, inglese, italiano e perfino spagnolo (Tokiko-chan lo sa abbastanza bene, avendolo studiato per quattro anni). Continue Reading Tōkyō Disneyland Resort…

Il treno

5 agosto, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Sfatiamo la leggenda che gli orari dei treni in Giappone tengano conto anche dei secondi: non so da chi l’ho sentito, è una cazzata. (Forse vale per la metropolitana di Tōkyō, non ne ho idea.) Ciò detto, il fatto che i treni siano puntuali e organizzati alla perfezione è assolutamente vero. Tornando da Kashiwazaki, ho avuto paura di non riuscire a beccare una coincidenza ed ero già in fibrillazione. Ho chiesto delucidazioni al capotreno e lui mi ha indicato l’orario come se fosse una legge fisica universale: alle 17.47 questo treno sarà a Nagaoka, in tempo per lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) delle 18.00, diretto a Tōkyō. Punto. E infatti è andata proprio così.

Il tratto Kashiwazaki-Nagaoka è bellissimo, tutto fra le colline e le risaie. Al ritorno avevo vicino un’anziana signora con lo yukata e quattro studentesse in divisa, che hanno chiacchierato e riso tutto il tempo coprendosi la bocca con la mano. Una scena vista mille volte nei manga che diventava reale sotto i miei occhi.

茶の湯

5 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Cha no yu, l’acqua calda per il tè. Oggi pomeriggio ho assistito un’altra volta alla preparazione di un tè tradizionale, in un contesto molto più piacevole e meno turistico. Come ho già scritto, Kuroda-san mi ha portato al museo del tè di Kashiwazaki, che è molto vicino a casa sua. Continue Reading 茶の湯…

Kashiwazaki – 2

5 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Ho trascorso la mattina in libertà. Sono uscito sulla spiaggia a leggere e a pensare. Ho percorso i due moli che racchiudono il lembo di sabbia davanti all’hotel Raion e ho guardato le famigliole fare il bagno. Più tardi, quando sono ritornato in albergo, mi sono accorto di essere in ritardo di mezz’ora rispetto all’orario previsto per il check-out (avevo capito male: era alle dieci, non alle dodici) e mi sono affrettato a raccogliere le mie cose, scusandomi molto. Kuroda-san è passato a prendermi a mezzogiorno, mi ha portato a mangiare lo yakiniku (carne e riso) e poi mi ha fatto vedere altre bellezze di Kashiwazaki (due templi buddisti, un belvedere da cui si domina tutta la città, il museo del tè, il museo di storia naturale, il giardino pubblico). Il tutto col suo fare consueto: silenzioso, meditabondo, imperscrutabile. Comunque è stato molto gentile e si è preso cura di me in tutto e per tutto. Al momento di partire, ho cercato di ringraziarlo come si deve, inchinandomi più e più volte. Se n’è andato un po’ imbarazzato.

Addio, Kashiwazaki. Forse per sempre.

Sea-Youth 雷音 Hotel

4 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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È qui che passerò la notte. È un hotel pulito ed onesto di fronte alla spiaggia. I due ideogrammi nel nome si leggono come la parola raion (“leone”) ma vogliono dire invece “rombo di tuono”. (Speriamo non ci siano sorprese durante la notte.)

In questo hotel non c’è il bagno in camera: questo significa che si fa il bagno tutti insieme in una grande vasca. L’idea mi preoccupava un po’, lo confesso, ma la regola è che finché sto qui devo comportarmi al cento per cento come un giapponese, quindi bando alle ciance. A che ora chiude il bagno? Alle undici. Perfetto. Mi sono presentato alle undici meno dieci; il custode ha ridacchiato e mi ha detto che potevo rimanere tranquillamente fino alle undici e un quarto. 

Non c’era nessuno. Missione compiuta. Ho avuto quindici metri quadrati di vasca con idromassaggio bollente tutto per me. E nessuno ha visto le mie pudenda. 

Immerso in quel brodo, ho avuto quasi l’impressione che l’anima mi si staccasse dal corpo e volasse in qualche posto beato per non ritornare mai più.

Kashiwazaki

4 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 1 commento
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Oggi sono a Kashiwazaki (“il promontorio delle querce”). Sono venuto a visitare la centrale nucleare dove lavorano alcuni amici di Kaori-san. Ho incontrato Kuroda-san (che adesso è in pensione) e Sentoku-san [che ci ha portati in giro per la centrale, spiegandomi per filo e per segno come funziona (in giapponese, ovviamente; per fortuna ho capito abbastanza)]. La centrale di Kashiwazaki (nella foto) è la più grande al mondo (ha ben 7 – sette – reattori) ed è stata in parte danneggiata dal tremendo terremoto dell’anno scorso, anche se adesso funziona di nuovo a pieno regime. Continue Reading Kashiwazaki…

Pomeriggio con i signori Furuya

3 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Comincia con la classica domanda: “Guido-kun wa kyō no gogo, nani wo shitai desu ka?”, che vuoi fare oggi pomeriggio? Continue Reading Pomeriggio con i signori Furuya…

Hādo sukejūru

2 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Il titolo è la traduzione in Japlish di hard schedule. Si capisce, no? Oggi io e Carlotta avevamo in programma due cose importanti: la visita guidata di Tōkyō in autobus (assieme ad altre decine di turisti occidentali) e un welcome party a casa di Furuya-san. Il giro in autobus è stato un perfetto esempio di turismo alla giapponese: moltissime tappe in pochissimo tempo. L’impressione è che volessero farci vedere Tōkyō una volta per tutte, in modo da non doverci più pensare in futuro. Continue Reading Hādo sukejūru…

Pasta

1 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 2 commenti
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Questa sera è venuto a cena Masato-kun, il nipote più giovane di Sasage-san. La signora aveva deciso di preparare la pasta, perciò mi sono offerto di aiutarla. Alla fine, lei ha spadellato le verdure e io mi sono occupato della cottura degli spaghetti (apportando una modifica fondamentale alla ricetta di partenza, che non prevedeva l’aggiunta di sale). Continue Reading Pasta…

La prima passeggiata. Da solo

1 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | 3 commenti
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Sasage-san, kyou no gogo sanpō ni itte mo ii desu ka?”, posso andare a fare una passeggiata questo pomeriggio?

Mi aspettavo un sì o un no, non certo che si mettesse a spulciare guide e a telefonare a destra e a sinistra per trovare un posto dove farmi andare!

Avrei dovuto immaginarlo. Per un giapponese, l’idea che un turista possa andare a zonzo per la città senza una meta precisa dev’essere semplicemente insensata. Dopo lunghe riflessioni, Sasage-san mi ha consigliato di andare al Tōkyō Teleport (terepōto) di Odaiba, un vasto quartiere commerciale su un’isola artificiale a un quarto d’ora di treno da qui. Ci sono andato. In un modo o nell’altro sono riuscito nel mio intento: passeggiare, pensare, e trovare un po’ di Giappone autentico da fotografare e ricordare. Al ritorno, in un guizzo di serendipità sono sceso dal treno una stazione prima (Ōi-machi anziché Ōsaki). Dopo trecento metri a piedi avevo già perso l’orientamento. C’era un’atmosfera dolcemente malinconica che le luci della sera non facevano che accentuare. Ho sentito nostalgia di casa e al tempo stesso ho sofferto della consapevolezza che non riuscirò mai a vedere tutto e a capire tutto, per quanto possa sforzarmi. Mi sono ritrovato in un angolo di quartiere (nella foto) che sembrava un piccolo paese rurale inglobato dalla grande città, come un pesciolino nel ventre di una balena. Non c’era alcuna speranza di raggiungere Ōsaki a piedi. Ho deciso quindi di ritornare alla stazione di Ōimachi e di fare in treno anche l’ultimo tratto. 

Tōkyō è grande. Tōkyō è anche più grande.

Pranzo con il Rotary

1 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 2 commenti
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Programma di oggi: pranzo con il Tōkyō Ōsaki Rotary Club e incontro con il governatore del Distretto 2750 (signor Nobuyuki Shindo). Un florilegio infinito di inchini, hajimemashite (piacere di conoscerla), yoroshiku onegai shimasu (confido nella sua benevolenza), scambio di biglietti da visita ecc. C’era anche Carlotta, l’altra ragazza italiana che partecipa allo Youth Exchange Program, atterrata soltanto in mattinata. (È comprensibile che fosse un po’ stravolta, poverina.) La riunione si è svolta così: saluti, campanella, canzoni [Kimi ga yo (inno nazionale giapponese) + inno del Rotary], pranzo, saluto agli ospiti (noi), comunicazioni, discorso del governatore, fotografie, saluti. Il tutto in un ampio attico dell’Hotel Pacific, a cento metri di altezza sopra la stazione di Shinagawa. Ci hanno servito un curioso brodetto di pomodoro, un consommé di filetto con contorno di fagioli, insalata fresca, dessert, caffè in tazza grande – tutto in rapida successione, con un’efficienza da catena di montaggio. Il discorso del governatore è stato molto lungo e tutt’altro che un discorso di circostanza, da quel poco che ho capito. Applausi e grandi sorrisi.

Finita la riunione, Furuya-san ha preso me e Carlotta sotto la sua ala protettiva e ha consegnato a ciascuno una tessera prepagata per autobus, treni e metro [ce l’hanno tutti, si chiama Suica (che suona un po’ come suika, cocomero)], un cellulare UMTS con 8.000 yen di traffico telefonico e una mancetta di 20.000 yen per le piccole spese. Tanto per gradire. Un euro sono 170 yen circa, fate un po’ i conti. Siamo rimasti basiti. I giapponesi sorridevano. Ovviamente abbiamo accettato di buon grado la violenza. Tōkyō Ōsaki Rotary Club, dōmo arigatō gozaimasu.

Riassunto degli eventi più recenti

31 luglio, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione | 3 commenti
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30 luglio, ore 12 (italiane) – Partenza da Milano Malpensa.

Ore 13 (GMT) – Arrivo a London Heathrow.

Ore 15.45 – Partenza da London Heathrow. Per un pelo, la quiete dell’internet point nella Lounge per i viaggiatori di prima classe rischiava di farmi perdere la coincidenza.

Ore 18 circa – Cena offerta da British Airways: simil-sashimi (pesce crudo) e simil-teriyaki (pesce alla griglia con riso e salsa agro-dolce-piccante). Continue Reading Riassunto degli eventi più recenti…

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