Italian restaurant

11 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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Ahimé, l’ho fatto. Sono andato a mangiare in un ristorante italiano. Non avevo molta scelta, in verità: Sasage-san mi ha messo di fronte al fatto compiuto. Aveva invitato anche la figlia e il genero, in quello che dev’essere uno dei migliori ristoranti della zona (il proprietario è Kanō-san, quello che mi ha aiutato a scegliere il kimono). Continue Reading Italian restaurant…

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Meraviglie

11 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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_Oggi_ è stato uno di quei giorni che non si dimenticano. Siamo tornati da Karuizawa in mattinata con lo Shinkansen (che _è_ arrivato alla stazione di Tōkyō Ueno con quattro scandalosi minuti di ritardo) e siamo stati prontamente indirizzati verso i nuovi appuntamenti. Primo, pranzo al Meguro Gajōen (assieme a Carlotta). Secondo, incontro con Yoda-san al Thinkpark di Shinagawa (da solo). Sono più impegnato di un capo di stato in visita ufficiale. Continue Reading Meraviglie…

Ancora cibo

10 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Lo so, tendo a ripetermi. Del resto, non posso fare diversamente. Sembra che per i signori Harada lo scopo principale di questa breve vacanza a Karuizawa sia cancellare anche la più piccola traccia di appetito dai nostri stomaci. Mangiamo in continuazione. Ecco una breve lista delle novità di oggi. Continue Reading Ancora cibo…

Omikuji

9 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.

Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.

Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.

TOC building

8 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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È il grande palazzo dei principali grossisti di Tōkyō (Tōkyō Oroshi-uri Centre) e contiene gli uffici di molti soci del club locale del Rotary. Sasage-san mi ci ha portato a fare spese prima della partenza per Karuizawa. Ho visitato il magazzino di Sarada-san [bigiotteria e stoffe dall’Oriente (quello che per l’Italia è Oriente, mentre per il Giappone è Vicino Occidente)] e il doppio negozio di Minami-san (materiale per lo shōdō, l’arte della calligrafia). Quest’ultimo, in particolare, è una vera miniera. C’è di tutto: pennelli, blocchetti d’inchiostro, carta, carta da lettere, rotoli, stampe, ventagli, vasellame, libri didattici. Uno di quei posti in cui sento che potrei comprare tutto, se solo ne avessi i mezzi. 

Minami-san, sempre gentile e sorridente, mi ha regalato due ventagli, alcune piccole riproduzioni di stampe ukiyoe e mi ha dato una dimostrazione pratica di come si scrive col pennello. Ha tracciato i tre caratteri 夢, sogno, 愛, amore e 舞, danza, ed era come se il suo braccio fosse stato programmato fin dalla nascita per compiere quei movimenti e soltanto quei movimenti. Subarashii yo. Che meraviglia.

Il primo terremoto

8 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Lieve, per fortuna, quasi impercettibile. È successo durante la consueta riunione del venerdì con il Tōkyō Ōsaki Rotary Club. A metà del primo, una delle due segretarie si è alzata di scatto ed è scappata di corsa verso la porta. Qualcuno ha detto “poverina, ha paura”. Mi sono accorto che la sedia vibrava. Mi è bastata una frazione di secondo per capire che non si trattava di un treno sotterraneo. Ho chiesto a Furuya-san: Jishin desu ka? Mi ha risposto Hai, jishin da ne. È un terremoto.

È durato dieci secondi. Tutti (eccetto la segretaria, che poi si è scusata) abbiamo continuato a mangiare come se niente fosse.

Soltanto dopo ho pensato che sopra le nostre teste c’erano tutti i trenta piani del Tōkyō Pacific Hotel. Ho riflettuto a lungo sul significato della parola “antisismico”. Per tutto il pranzo, ho tenuto sotto controllo con le natiche gli spostamenti della gente nella stanza, riuscendo a registrare praticamente ogni singolo passo.

Karuizawa

8 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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La Cortina d’Ampezzo del Giappone, l’ha definita Carlotta, e probabilmente non è andata molto lontano dal vero. Ci siamo arrivati in serata, accompagnati in macchina dai signori Harada, che hanno una casa qui e ci ospiteranno per i prossimi tre giorni. Il viaggio è stato un po’ travagliato: ci abbiamo impiegato cinque ore, di cui quasi tre solo per uscire da Tōkyō. (Abbiamo anche rischiato di perderci, nel tentativo di aggirare l’ingorgo). Harada-san si è scusato (come se la colpa del traffico fosse sua) e ci ha detto che di solito non è così. È un tipo simpatico. Mi chiama sempre Mr Guido (ovviamente un calco da Guido-kun) e mi parla per lo più in inglese, forse a beneficio di Carlotta. La moglie è una tipica giapponese di mezz’età: poche parole e molto senso pratico. Ci hanno portato a mangiare lo shabu-shabu: una serie quasi infinita di portate di carne e verdure da sbollentare in una teglia riempita di latte di soia. È un piatto conosciuto in tutto il Giappone, ma la ricetta che usano qui è speciale. Shabu-shabu è un’onomatopea come ne esistono a centinaia in giapponese, ed evoca il movimento ritmico delle bacchette mentre si agita la carne dentro la broda. Una delizia.

Stanotte dormirò un’altra volta in una stanza giapponese tradizionale (vale a dire disteso sul pavimento). Domani visiteremo i dintorni e potrò finalmente vedere le montagne giapponesi, che per ora ho soltanto intravisto nel buio. La prima immagine emotiva di Karuizawa è il suono di un ruscello che scorre proprio sotto il terrazzino di casa Harada, un suono che sembra appartenere a un’altra epoca.

Rasshuawā

7 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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Ho sperimentato l’autobus e la metro. Sul pavimento dell’autobus si potrebbe mangiare tranquillamente e i sedili sono imbottiti di gomma piuma. Una pulizia e una comodità quasi inverosimili. La metro invece è un’altra cosa. Adesso posso dire di aver provato una vera rasshuawā, la ressa dell’ora di punta (rush hour). Quella che ho descritto ieri faceva ridere, al confronto. Dopo gli hanabi, la stazione di Shibuya era congestionata e quando si sono aperte le porte ci siamo visti invadere il vagone da un’orda sovrumana. La signora Tanaka lo aveva previsto e ci aveva fatti stringere lungo un lato del corridoio: watashi wa Guido-kun wo mamotte, Guido-kun wa Karurotta-chan wo mamorimasu, io proteggo te, tu proteggi Carlotta. Risultato: appena il vagone ha accelerato, tonnellate di massa umana ci sono letteralmente franate addosso come una necessità inevitabile. Tanaka-san ha detto che di mattina è anche peggio.

In mezzo quella bolgia, sono riuscito a rivolgere la parola a un bambino affogato nell’interstizio fra me e sua madre: daijōbu, tutto ok? Ho visto soltanto la sua testolina andare su e giù, hai, daijōbu.

I fiori di fuoco

7 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 5 commenti
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Questa è stata forse la serata pù bella da quando sono qui. Siamo andati a vedere gli hanabi, i fuochi d’artificio (letteralmente: fiori-fuoco), rinnovando una tradizione secolare ancora molto sentita.

È successo tutto in fretta. Mi ha chiamato Tanaka-san, la host-mother di Carlotta, dicendomi che loro ci andavano e chiedendomi se volevo andare anch’io; ho risposto di sì, perché no; lei mi ha chiesto dove mi trovavo; a Mitaka, sto andando a Gotanda per tornare a casa; bene, allora fatti trovare al più presto davanti alla stazione di Gotanda e quando sei lì telefona a Kanō-san, ecco il suo numero. – (Kanō-san? e chi è questo? ne salta sempre fuori uno nuovo.) Ho fatto come mi è stato detto. Kanō-san è arrivato, mi ha stretto la mano e mi ha praticamente spinto in un negozio di kimono perché ne scegliessi uno da comprare all’istante. Lo stesso avevano fatto anche con Carlotta. È un regalo. Offre il Rotary. Continue Reading I fiori di fuoco…

Giapponesi

6 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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Questa sera alla stazione di Maihama c’era una calca pazzesca. Non è la prima volta che mi ci trovo in mezzo. In questi casi, i singoli individui (me compreso) sembrano perdere la loro identità e consolidarsi in qualcosa di più grande e potente, che si muove come un’onda e invade ogni spazio possibile, rimbalzando sulle pareti e aggirando gli ostacoli. Non è una cosa che riesco a sopportare a lungo.

Per fortuna, a Shinkiba ho cambiato treno. Sul nuovo treno per Ōsaki non c’era quasi nessuno. Guardando le poche persone attorno a me, ho pensato che i giapponesi sono davvero un popolo compatto, uniforme, efficiente. Un popolo unico al mondo, un blocco unito e privo di scalfitture nel vasto edificio dell’umanità. Non so perché mi è venuta quest’idea, ma non voglio cercare di razionalizzarla a tutti i costi.

Ho assistito a due scene diverse ma in qualche modo complementari: un padre che cercava di rialzare la testa alla figlioletta addormentata nel passeggino, per farle trovare una posizione più comoda, e un uomo d’affari mezzo ubriaco che per tre volte, ciondolando dal sonno, ha appoggiato involontariamente la testa sulla mia spalla. 

La vita umana è anche in queste cose.

Il treno

5 agosto, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Sfatiamo la leggenda che gli orari dei treni in Giappone tengano conto anche dei secondi: non so da chi l’ho sentito, è una cazzata. (Forse vale per la metropolitana di Tōkyō, non ne ho idea.) Ciò detto, il fatto che i treni siano puntuali e organizzati alla perfezione è assolutamente vero. Tornando da Kashiwazaki, ho avuto paura di non riuscire a beccare una coincidenza ed ero già in fibrillazione. Ho chiesto delucidazioni al capotreno e lui mi ha indicato l’orario come se fosse una legge fisica universale: alle 17.47 questo treno sarà a Nagaoka, in tempo per lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) delle 18.00, diretto a Tōkyō. Punto. E infatti è andata proprio così.

Il tratto Kashiwazaki-Nagaoka è bellissimo, tutto fra le colline e le risaie. Al ritorno avevo vicino un’anziana signora con lo yukata e quattro studentesse in divisa, che hanno chiacchierato e riso tutto il tempo coprendosi la bocca con la mano. Una scena vista mille volte nei manga che diventava reale sotto i miei occhi.

茶の湯

5 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Cha no yu, l’acqua calda per il tè. Oggi pomeriggio ho assistito un’altra volta alla preparazione di un tè tradizionale, in un contesto molto più piacevole e meno turistico. Come ho già scritto, Kuroda-san mi ha portato al museo del tè di Kashiwazaki, che è molto vicino a casa sua. Continue Reading 茶の湯…

Risveglio

5 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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In Giappone dormo meno che in Italia. Vado a letto sempre tardi per riuscire a scrivere tutto quello che mi è successo durante la giornata, e la mattina mi alzo sempre presto per poter fare più cose possibile. Ieri, quando ho fatto il check-in qui all’hotel Raion, mi hanno chiesto a che ora volessi fare colazione. Kuroda-san ha domandato al receptionist quando aprisse il ristorante. Shichi-ji desu, alle sette. Io ho detto allora che alle sette e mezza mi andava bene. Ho subito pensato: sette e mezza?! Ma che cazzo sto dicendo? Purtroppo, ormai era fatta. Non ho avuto la prontezza di correggermi subito e mi sono rassegnato. Sono piuttosto timoroso quando si tratta di alterare il funzionamento del meccanismo organizzativo nipponico con ripensamenti e altre richieste particolari. Non importa. Alle sette e mezza spaccate di stamattina mi sono presentato al ristorante Ran-?-? (sono riuscito a leggere solo un ideogramma su tre) e ho consumato la mia magra colazione in silenzio, con gli occhi persi nel vuoto.

Gli attimi dopo il risveglio sono sempre un po’ problematici. Anche in Italia non sono mai di ottimo umore la mattina appena alzato. Qui è peggio. Quando apro gli occhi, nella mia mente scorrono sempre gli stessi pensieri, nell’ordine: sono sveglio; sono in Giappone; oddio sono in Giappone; aiuto. Dev’essere un riflesso spontaneo del cervello. Quell’oddio e quell’aiuto racchiudono tutta la difficoltà quotidiana di farsi capire in una lingua ostica e di adattarsi a regole che spesso non capisco fino in fondo. 

Ma per fortuna passa presto. Mezz’ora dopo il risveglio sono di nuovo contento di essere in Giappone e pronto a qualsiasi nuova esperienza.

Cose assurde

4 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Kashiwazaki, 5 agosto, pochi minuti dopo la mezzanotte: su un canale televisivo qualsiasi stanno trasmettendo lezioni di italiano in giapponese, condotte da tre deficienti che parlano come Giovanni Muciaccia. Ecco un estratto:

Watashi wa hataraki mono desu. Sono un gran lavoratore.
Watashi wa kakkoii desu. Sono ganzo. (Sic!) 

Aggiunta mia: Shinjirarenai. Nun ce posso crede.

Sea-Youth 雷音 Hotel

4 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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È qui che passerò la notte. È un hotel pulito ed onesto di fronte alla spiaggia. I due ideogrammi nel nome si leggono come la parola raion (“leone”) ma vogliono dire invece “rombo di tuono”. (Speriamo non ci siano sorprese durante la notte.)

In questo hotel non c’è il bagno in camera: questo significa che si fa il bagno tutti insieme in una grande vasca. L’idea mi preoccupava un po’, lo confesso, ma la regola è che finché sto qui devo comportarmi al cento per cento come un giapponese, quindi bando alle ciance. A che ora chiude il bagno? Alle undici. Perfetto. Mi sono presentato alle undici meno dieci; il custode ha ridacchiato e mi ha detto che potevo rimanere tranquillamente fino alle undici e un quarto. 

Non c’era nessuno. Missione compiuta. Ho avuto quindici metri quadrati di vasca con idromassaggio bollente tutto per me. E nessuno ha visto le mie pudenda. 

Immerso in quel brodo, ho avuto quasi l’impressione che l’anima mi si staccasse dal corpo e volasse in qualche posto beato per non ritornare mai più.

Cibo ecc.

4 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | 4 commenti
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I giapponesi mangiano di più di quanto pensassi. Noi, quando andiamo al ristorante giappo, prendiamo al massimo una portata di sushi e una ciotola di riso al curry (nella speranza di non spendere troppo), loro invece si fanno riempire il tavolo di ogni ben di Dio e mangiano fin che non sono proprio sazi. 

A pranzo, Kuroda-san mi ha offerto soba (spaghetti freddi intinti nella salsa) e tenpura (frittura di pesce e verdure), serviti in quantità industriali. A cena, abbiamo mangiato granchio, sashimi di ishi-zakana (non chiedetemi che bestia è, non sono riuscito a capirlo) e pesce alla griglia, il tutto accompagnato da riso, verdure crude, tè, birra e o-sake.

Non c’è paragone con quello che si mangia nei ristoranti giapponesi in Italia (almeno quelli che conosco io). Anche il modo di mangiare è differente, e spesso al cliente è richiesto di partecipare in qualche modo alla preparazione del piatto. Alla salsa per il soba, per esempio, vanno aggiunti semi di sesamo da tritare con un piccolo pestello. Una volta finiti gli spaghetti, la salsa rimanente va bevuta dopo averla allungata nel sake caldo. – Ci sono decine di usanze come queste. Non si finisce mai di imparare.

Kashiwazaki

4 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 1 commento
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Oggi sono a Kashiwazaki (“il promontorio delle querce”). Sono venuto a visitare la centrale nucleare dove lavorano alcuni amici di Kaori-san. Ho incontrato Kuroda-san (che adesso è in pensione) e Sentoku-san [che ci ha portati in giro per la centrale, spiegandomi per filo e per segno come funziona (in giapponese, ovviamente; per fortuna ho capito abbastanza)]. La centrale di Kashiwazaki (nella foto) è la più grande al mondo (ha ben 7 – sette – reattori) ed è stata in parte danneggiata dal tremendo terremoto dell’anno scorso, anche se adesso funziona di nuovo a pieno regime. Continue Reading Kashiwazaki…

Casa Furuya

3 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | Lascia un commento
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Oggi Sasage-san è partita per le terme assieme alla nipotina. Starà via tre giorni e durante questo periodo saranno i signori Furuya a prendersi cura di me (anche se il 4 e il 5 andrò a Kashiwazaki, a visitare la centrale nucleare). Perciò stamattina ho fatto armi e bagagli e mi sono trasferito a casa Furuya. Continue Reading Casa Furuya…

Hādo sukejūru

2 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Il titolo è la traduzione in Japlish di hard schedule. Si capisce, no? Oggi io e Carlotta avevamo in programma due cose importanti: la visita guidata di Tōkyō in autobus (assieme ad altre decine di turisti occidentali) e un welcome party a casa di Furuya-san. Il giro in autobus è stato un perfetto esempio di turismo alla giapponese: moltissime tappe in pochissimo tempo. L’impressione è che volessero farci vedere Tōkyō una volta per tutte, in modo da non doverci più pensare in futuro. Continue Reading Hādo sukejūru…

Pasta

1 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 2 commenti
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Questa sera è venuto a cena Masato-kun, il nipote più giovane di Sasage-san. La signora aveva deciso di preparare la pasta, perciò mi sono offerto di aiutarla. Alla fine, lei ha spadellato le verdure e io mi sono occupato della cottura degli spaghetti (apportando una modifica fondamentale alla ricetta di partenza, che non prevedeva l’aggiunta di sale). Continue Reading Pasta…

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