Bagordi

25 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Purtroppo non c’è mai tempo per riposarsi veramente. Kanō-san (uno dei tre di Kawaguchi-ko) si era messo in testa di portarmi a bere con lui, questa sera, e così è stato. Poco importa che fossi appena tornato dal Summer Camp e che fossi distrutto. Rapida doccetta e poi via, puntuali all’appuntamento di fronte al Kanō Building di Gotanda*. Del resto io gli ho dato carta bianca, dicendo che finché sono a Tōkyō voglio riuscire a fare più cose possibili. Mi sono incastrato da solo. Ma va bene così.

Siamo stati fuori quasi sette ore, dalle cinque e mezza a mezzanotte passata. Per buona parte della serata anche Furuya-san e signora ci hanno fatto compagnia. Ecco la scaletta:

1. Cena in un locale tipico di Gotanda. Menu: yakitori di tutti i tipi. Spiedini, praticamente. Il posto era poco più largo di un corridoio, tutto in legno e unto in modo inverosimile. Sembrava trasportato di peso dal Giappone dell’anteguerra. Un luogo che ti immagini dovunque, fuorché in centro a Tōkyō. Eppure.

2. Un goccio di o-sake allo “Ai pub”, il pub dell’amore, da qualche parte a Shinagawa. Il proprietario (sessantenne, ad occhio) gestisce un piccolo impianto di karaoke e si diverte a suonare la chitarra elettrica per i clienti. Kanō-san ha insistito perché gli cantassi qualche canzone italiana, seguendo la base. Oltre alla solita Nel blu dipinto di blu ho intonato Una lacrima sul viso di Bobby Solo e Non ho l’età di Gigliola Cinquetti**. Questo passava il convento. Kanō-san ha risposto con qualche canzone strappalacrime in giapponese. (Bella voce, davvero.) Poi siamo passati ai Beatles: Here, there and everywhere, I want to hold your hand e Michelle. Che spasso.

3. Di nuovo a Gotanda per la seconda cena. Non scherzo. Qui in Giappone, quando si va fuori a bere, si usa cenare anche a metà serata. Fortuna che era roba leggera (sōmen con ghiaccio, accompagnati all’immancabile sake). 

Kanō-san si è messo a scherzare con la proprietaria dell’ultimo locale  (una distinta signora di mezz’età in un impeccabile kimono indaco) e le ha proposto di unirsi a noi dopo la chiusura. La serata evidentemente non era ancora finita. Furuya e signora ci hanno salutato e hanno fatto ritorno a casa. Noi tre (io, Kanō e la signora col kimono –  una strana combriccola) abbiamo invece raggiunto un altro karaoke bar. Ho dovuto rassegnarmi a cantare per una seconda volta le canzoni che avevo già cantato nel locale precedente. Kanō-san, a quanto pare, si è divertito moltissimo. Credo di essermi conquistato la sua fiducia: a fine serata mi ha accompagnato fin sotto casa di Sasage-san e al momento di salutarmi non voleva più lasciarmi la mano. Era decisamente ubriaco. Anch’io ero un po’ brillo. Quando mi sono inchinato per la buonanotte ho dovuto fare attenzione a non perdere l’equilibrio. Poi ho guadagnato in fretta il portone di casa.  

__________

* Ebbene sì, il Kanō building è di proprietà di Kanō-san.

** Giuro.

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2 commenti »

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  1. -Oltre alla solita Nel blu dipinto di blu ho intonato Una lacrima sul viso di Bobby Solo e Non ho l’età di Gigliola Cinquetti-

    ma perche non son venuta anche io!?!?!?!?!?!?!?!?

  2. Ahahahah! Incredibile!!!
    La prima volta che ti fai vedere di nuovo da queste parti, ti costringiamo a cantarle per noi!
    (E dovrai portare anche il toro di peluche sculettante).


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