Tō-Dai

20 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Abbreviazione di Tōkyō Daigaku, l’Università di Tōkyō. La più antica  università del  Giappone e ancora oggi una delle più famose. Mi ci ha portato Hisako-san, una simpatica ragazza che ho conosciuto via e-mail e che ha lavorato qui per qualche tempo assieme a un tale professor Makishima (cosmologo). Scopo della visita: presentarmi al professore e farmi dare un occhiata al Dipartimento di Fisica.

Makishima-sensei è un giapponese compito, che conversa in buon inglese distillando le parole ad una ad una come se avessero un sapore. Mi ha invitato a cena assieme a un altro ricercatore e a due studenti nel ristorante italiano del campus, dove abbiamo mangiato di tutto (gnocchi, risotto, carne, pesce, pizza), applicando il solito principio del piatto in comune a cui tutti attingono liberamente. Durante la cena abbiamo toccato i più svariati argomenti, dall’astrofisica ai manga. È stata in assoluto l’occasione di confronto culturale più approfondito e consapevole da quando sono qui.

I giapponesi non sono marziani. Sono uomini. Sembra una scemenza, ma vale la pena dirlo. Quando li osservi camminare per strada, ti sembrano davvero una razza aliena, anche solo per una questione fisiognomica. Quando invece ceni con loro, chiacchierando del più e del meno, ti accorgi che le somiglianze sono molto più numerose delle differenze. E si finisce per ridere delle stesse battute, il che dimostra l’universalità del senso dell’umorismo al di là di tutti i cliché culturali.*

I miei commensali hanno seguito con estremo interesse le mie considerazioni sulla politica e i servizi pubblici in Italia. Mi hanno detto che il Giappone è un paese isolato e quindi è sempre interessante per loro sentir parlare di come si vive in altri posti. (Io penso che fossero semplicemente divertiti dalle nostre assurdità.) Mi hanno anche chiesto di spiegargli come e perché la cultura italiana contemporanea è differente dalla cultura romana antica. (Per fortuna si sono accontentati di una risposta sommaria.) Dal canto loro, mi hanno descritto il sistema di lavoro aziendale che vige qui, e che è basato sull’equazione ditta = famiglia. A quanto pare, ogni ditta è un universo a sé stante e c’è una bella differenza – mettiamo – a lavorare per la Panasonic piuttosto che per la Fujitsu o la Toshiba. Sono tutte “famiglie”  diverse e non è detto che chiunque si possa trovare bene nell’una o nell’altra. Secondo loro, tre anni di lavoro sono un tempo ottimale per capire se si è tagliati o meno per un certo ambiente. Una volta che un giapponese ha trovato la sua ditta, solitamente non la molla più fino alla pensione. 

Abbiamo parlato anche di ricerca, e Makishima-sensei è stato estremamente cordiale e disponibile. Ha detto che se voglio può aiutarmi lui a trovare un post-doc qui (lavora più o meno nel mio stesso campo). Il che è molto beneaugurante. A quanto pare, posso. Il problema è sempre lo stesso: voglio

__________

* La barzelletta di Makishima-sensei: Qual è la ricetta della felicità? Lavorare per una ditta americana, avere un cuoco cinese, abitare in una casa inglese e avere una moglie giapponese. E la ricetta dell’infelicità? Una qualsiasi fra le altre combinazioni possibili.

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3 commenti »

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  1. adoro la barzelletta di Makishima-sensei!!
    …peccato che io non sia giapopnese…

  2. Onestamente io farei qualche cambio nelle nazionalità elencate (cuoco italiano, ditta tedesca…)

  3. @polythenecam*, @Marco

    Ho riportato la barzelletta così com’era, ma anch’io farei qualche cambiamento… ^_^
    Il prof si è scusato che non ci fosse nessun italiano nel gruppo!
    Ciao ciao,

    Guido


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