Onsen

19 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

L’hotel in cui siamo alloggiati, a Kinugawa, è il risultato evolutivo dell’antica locanda giapponese nell’epoca del turismo di massa. Un palazzo di dodici piani che all’interno contiene tante piccole stanze arredate in stile tradizionale, con tatami, porte scorrevoli e tavolini bassi. Dalla finestra si vede un panorama magnifico del Kinu-gawa, il fiume dei diavoli arrabbiati, aspro e tortuoso come suggerisce il nome. Kinugawa è famosa per gli onsen, le sorgenti termali. Ce n’è una anche nell’albergo. Questa volta non ho cercato soluzioni di compromesso come a Kashiwazaki, e mi sono sottoposto senza esitazioni al rito del bagno in comune, assieme a Minami-san e Ōtsuki-san. (Carlotta, unica donna, ha comprensibilmente rinunciato. Se fossi stato da solo, probabilmente avrei fatto lo stesso anch’io.)

L’Europa (e l’America) ignorano completamente quale immenso risultato culturale sia il bagno alla giapponese. Innanzitutto, è estremamente piacevole. Immergersi in un vascone bollente all’aria aperta mentre a pochi metri piove che Dio la manda* è un’esperienza indescrivibile, qualcosa di molto vicino alla pace prenatale che tutti abbiamo provato prima di venire al mondo e che purtroppo abbiamo dimenticato. Ma non è solo questo. In fin dei conti, un buon bagno caldo lo si può fare anche nella vasca di casa. È farlo insieme la cosa straordinaria. Nudi, si è tutti uguali, e tutti ugualmente liberi. Non esistono più le convenzioni sociali. Si può parlare tranquillamente. Sembra incredibile, ma ti ci vuole davvero un attimo a superare millenni di pudore e a mostrarti come mamma ti ha fatto. Anche perché nessuno ti guarda. (E perché mai dovrebbe farlo?) Non c’è alcunché di morboso in tutto ciò.

È ovvio, si tratta comunque di una condizione particolare e temporanea. Finito il bagno, con calma, ci si rimette il kimono e si ritorna ciascuno al proprio posto nella piramide sociale. Il bagno è una parentesi ed è speciale proprio per questo. Ma questa parentesi esiste e i giapponesi se la concedono quanto più spesso possibile.

Ōtsuki-san mi ha detto giustamente che duemila anni fa gli antichi romani facevano lo stesso. Gli ho risposto che è un peccato per noi occidentali aver dimenticato quest’abitudine nelle pieghe della storia.

__________

* Fatto reale. In serata il cielo si è schiarito e quindi ho potuto fare il bagno contemplando l’o-tsuki-sama, l’onorevole luna.

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3 commenti »

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  1. wow…
    sebbene molto pudica trovo che il tuo racconto faccia venir voglia di provare ad essere, per una volta, veramente, tutti uguali…

  2. Tanto per fare il pignolo, tecnicamente i romani non si immergevano alle terme nudi, ma indossando una specie di perizoma (gli uomini) o di bikini (le donne).
    Inoltre, solo per un brevissimo tempo fu concesso di frequentare le terme ad ambo i sessi contemporaneamente. Sembra che la pratica abbia dato quasi subito adito a molti scandali sessuali, per cui fu stabilito per legge che le donne frequentassero le terme al mattino e gli uomini al pomeriggio.
    Le cose erano simili a quanto dici del Giappone solo per quanto riguarda la mescolanza alla pari di ceti sociali differenti, dal senatore allo schiavo, nel rito del bagno.

  3. @polythenecam
    ^_^*
    @Marco
    Grazie della precisazione. Anche qui i giappi tengono un asciugamanino attorno ai fianchi prima di entrare in acqua. E comunque (precisazione importante) gli onsen non sono misti. Uomini e donne sono ben separati (almeno nella stragrande maggioranza dei casi).
    Sasage-san mi ha detto che al giorno d’oggi le ragazze più giovani fanno il bagno col costume. Si vergognano. Potenza dell’Occidente. I maschi, invece, a quanto ho visto se ne strafregano.
    Ciao,
    Guido


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