Asakusa

18 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

 

Sì, c’eravamo già stati. Evidentemente quelli del Rotary non si sono capiti bene, fatto sta che ci hanno riportati ad Asakusa. Abbiamo seguito la stessa identica tabella di marcia di qualche settimana fa: giro in barca sul fiume Sumida e poi passeggiata attraverso i negozietti di Nakamise-doori* fino al tempio di Sensōji. Niente di male, per carità: per quanto mi riguarda potrebbero riportarmici anche tutti i giorni e non mi annoierei comunque. (Inoltre, il quartiere è molto più suggestivo quando è immerso nelle luci della sera.) Il giro in barca è stato anche più lungo della volta precedente e ci ha permesso di visitare lo Hamarikyū-teien, un giardino molto antico e davvero suggestivo (vedi foto sotto). Peccato soltanto che alla fine non abbiamo avuto molto tempo per fare compere. Schedule is schedule. Poco male. Abbiamo cenato in un ristorante favoloso e abbiamo provato per la prima volta il sukiyaki, una specie di shabu-shabu cotto in una salsa diversa e preparato con carne e verdure differenti.**

I due moschettieri di oggi erano Kuroiwa-san (il signor Pietra-nera) e Habiro-san (il signor Grandi-ali). Non proprio due ragazzini, ma ancora gagliardi. Kuroiwa-san è stato in Italia varie volte e si è divertito a sfoggiare con noi il suo italiano: Buongiorno, mangiare, buono, finito, graccie e via discorrendo. Al momento di salutarmi, mi ha detto ciao ciao bambino. Troppo divertente.

__________

* Altro nome eccezionale: significa apparentemente “la strada (toori) in mezzo (naka) ai negozi (mise)”, ma i caratteri con cui è scritta la parola mise (見世) vogliono dire piuttosto “vedere il mondo”. Quante sfumature in sole sette sillabe. Sottigliezze impossibili per la scrittura alfabetica.

** Non dite a un giapponese che il sukiyaki somiglia allo shabu-shabu. Vi guardano come se aveste bestemmiato. Sono due cose totalmente diverse. Sono entrambi piatti di carne e verdure sbollentate in una padella sopra un fornelletto, ma sono totalmente diversi. (Del resto, provate a dire a un napoletano che una mozzarella normale e una mozzarella di bufala sono tutto sommato la stessa cosa.)

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