Meraviglie

11 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
Tag: , , , , , , , ,

_Oggi_ è stato uno di quei giorni che non si dimenticano. Siamo tornati da Karuizawa in mattinata con lo Shinkansen (che _è_ arrivato alla stazione di Tōkyō Ueno con quattro scandalosi minuti di ritardo) e siamo stati prontamente indirizzati verso i nuovi appuntamenti. Primo, pranzo al Meguro Gajōen (assieme a Carlotta). Secondo, incontro con Yoda-san al Thinkpark di Shinagawa (da solo). Sono più impegnato di un capo di stato in visita ufficiale.

_Il_ Meguro Gajōen è una specie di hotel a sei stelle e mezza dove si possono organizzare feste, matrimoni, conferenze e simili in quello che nei volantini pubblicitari si definisce abitualmente “un ambiente raffinato ed esclusivo, situato in posizione invidiabile nel cuore della città all’interno di un vasto giardino” ecc. ecc. Il _nostro_ programma prevedeva pranzo baikingu* e visita alle antiche stanze di epoca Tokugawa, reintegrate nel corpo moderno dell’edificio. Che cos’è un baikingu? Immaginate un buffet con self-service. Bene. Adesso immaginatelo dieci volte più raffinato e lussuoso. Bene. Ripetete un’altra volta l’operazione. Non dimenticate di aggiungere all’insieme una squadra di camerieri efficientissimi e sorridentissimi che scattano come molle non appena inarcate il sopracciglio. Ecco, più o meno è questo il baikingu che ci è stato servito. Inutile dire che il cibo (soprattutto la frittura di granchio) era superlativo. (Tra parentesi, per la prima volta da quando sono in Giappone ho mangiato del nigiri-zushi, la classica pallotta di riso con sopra il pesce crudo che da noi è il piatto giapponese per antonomasia.) 

Le citate stanze Tokugawa, che abbiamo visitato dopo mangiato, sono qualcosa di troppo vasto, prezioso e articolato per poterlo descrivere efficaciemente. Una raffinata profusione di ori, dipinti, bassorilievi lignei, mosaici di alabastro e conchiglie, – un ambiente in cui non ci si stupirebbe ad incontrare di persona il Tennō Heika, sua maestà l’imperatore, intento a celebrare con misurati gesti rituali l’_anniversario_ della fondazione del Giappone. In realtà, le stanze sono riservate a ben più umili pranzi di nozze (che immagino costino comunque un occhio della testa). Ho nutrito una sincera invidia per le due coppie che proprio oggi celebravano la propria unione in questo ritaglio di paradiso.

Non ho neanche fatto a tempo a riavermi che, come dicevo, sono stato subito portato al Thinkpark di Shinagawa, un grattacielo di nuova concezione studiato per minimizzare il consumo di energia e massimizzare la funzionalità degli ambienti (in modo da creare una community where ideas and innovation will flourish, per usare le parole del depliant esplicativo). Qui ho incontrato il responsabile della sicurezza nonché presidente (credo) della ditta proprietaria dell’edificio, il succitato signor Yoda** (anche lui socio del Rotary). Yoda-san si prenderà cura di me domani e dopodomani. Oggi ha approfittato di un’oretta libera per farmi visitare il centro di controllo del palazzo (una sala di comando simile a quella di Cape Canaveral, in cui si entra solo con l’apposito pass) e gli scantinati dove ci sono i generatori di energia. Mi ha portato perfino sul tetto, a cento metri di altezza. Ho visto tutta Tōkyō distesa ai miei piedi fino all’orizzonte. Roba da restarci secchi.

Troppe cose in un giorno solo. _Ti_ domandi che cosa possa ancora stupirti l’indomani. Eppure qualcosa dovrà esserci. Finora c’è sempre stato. Non mi sono ancora abituato all’incredibile. Non è difficile amare le cose belle e in questo momento io _amo_ intensamente il Giappone e tutto ciò che contiene. Detesto usare questo tono enfatico, ma _oggi è un giorno speciale_ e non ne posso proprio fare a meno. D’ora in poi dovrò sforzarmi di guardare anche le cose brutte, per non perdere quel poco di obiettività residua (se mai ce n’è stata) nel mio giudizio. 

Tornando a casa, mi sono fermato a una cabina telefonica per raccontare tutto, tutto, proprio tutto a una certa ragazza, di nome _Eleonora_…

__________

* Ebbene sì, deriva proprio da “Viking”. Non chiedetemi di spiegare il collegamento. 

** Giuro che si chiama proprio così. Non è alto un metro e dieci, non ha le orecchie verdi a punta, però mette tutti i verbi alla fine (come richiede la grammatica giapponese).

Annunci

2 commenti »

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. sei stato bravissimo!!!
    🙂

  2. @polythenecam

    Grassie!! ^_^
    *
    Guido


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.
Entries e commenti feeds.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: