Ancora cibo

10 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Lo so, tendo a ripetermi. Del resto, non posso fare diversamente. Sembra che per i signori Harada lo scopo principale di questa breve vacanza a Karuizawa sia cancellare anche la più piccola traccia di appetito dai nostri stomaci. Mangiamo in continuazione. Ecco una breve lista delle novità di oggi.

  • Soba: gli spaghettoni freddi di cui ho già parlato. Sembra che quelli di Nagano siano una specialità. Abbiamo visto il cuoco mentre li preparava, con pochi movimenti incredibilmente precisi, dietro una vetrina affacciata sulla strada. Ottimi.
  • Kaki-goori: una coppa di scagliette di ghiaccio (tipo granita) intrise di sciroppo. L’abbiamo mangiata in un locale famoso dove tutti i dolci (quindi anche il kaki-goori) sono a base di pasta di castagne. Iperdolce. Ho fatto fatica a finirla.* 
  • Norimaki senbei. Proprio lui, il dottor Slump. È un cracker di riso salato e semi di sesamo che dà una dipendenza confrontabile con quella agli MDMA. 
  • Micro-sashimi (denominazione mia, il nome vero non me lo ricordo): pesciolini crudi mescolati a pasta di daikon (un tubero giapponese). Sapore accettabile, consistenza discutibile.
  • La bavosa (come sopra): striscioline di patate dolci in una salsa collosa (it’s a very special sauce of this restaurant, please try). Dopo che Carlotta l’ha paragonata a una bava, ho dovuto farmi forza per riuscire a mangiarla tutta. 
  • Onigiri: blocchetti triangolari di riso in una foglia d’alga. Quelli che mangia Arale, per intendersi (vedi sopra, Norimaki senbei). Buonissimi. Anche un’ottima zavorra, all’occorrenza.
  • Fettine di maiale all’aceto (praticamente, shabu-shabu freddo): una vera delizia. Peccato che quando ce l’hanno servito fossi già pieno.
  • Eiswein: il vino prodotto con uva vendemmiata a dieci gradi sotto zero. Una chicca offertaci da Harada-san, che va spesso in Germania per lavoro. Non c’entra niente col Giappone, ma alle undici di sera un bicchierino ci sta proprio.

A questa lista vanno aggiunte altre cose già note, servite come sembre in abbondanza: sashimi di tonno, spiedini di carne e verdure grigliate, gelato, o-sake, birra Kirin e Suntory e via discorrendo. Mi sembra di essere veramente all’ingrasso.**

__________

* Il kaki-goori rappresenta una piccola, molto parziale vittoria. È l’unica cosa che io e Carlotta siamo riusciti ad offrire ai signori Harada per sdebitarci della loro gentilezza. Per farcela, ho dovuto letteralmente fiondarmi verso la cassa con il portafoglio in resta. Ci sono riuscito per un pelo. Un attimo dopo, i signori Harada ci hanno regalato uno yōkan (gelatina) di pasta di castagne per ringraziarci di aver loro offerto il kaki-goori. Niente da fare, non c’è proprio verso.

** Ovviamente è solo un modo di dire. Peso ancora esattamente 62 kg (nudo). Evidentemente, quella di mangiare tanto è almeno in parte un’impressione, dovuta alla novità dei cibi e alla difficoltà di mangiarli alla stessa velocità (fulminea) dei nostri ospiti giapponesi.

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2 commenti »

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  1. Penso
    Kaki-goori – una coppa di scagliette di ghiaccio
    Koori – ghiaccio

  2. @Ori

    Sì, hai ragione, ho corretto.
    Non so perché, ma Harada-san lo chiamava semplicemente koori. Ciao,
    Guido


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