I fiori di fuoco

7 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 5 commenti
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Questa è stata forse la serata pù bella da quando sono qui. Siamo andati a vedere gli hanabi, i fuochi d’artificio (letteralmente: fiori-fuoco), rinnovando una tradizione secolare ancora molto sentita.

È successo tutto in fretta. Mi ha chiamato Tanaka-san, la host-mother di Carlotta, dicendomi che loro ci andavano e chiedendomi se volevo andare anch’io; ho risposto di sì, perché no; lei mi ha chiesto dove mi trovavo; a Mitaka, sto andando a Gotanda per tornare a casa; bene, allora fatti trovare al più presto davanti alla stazione di Gotanda e quando sei lì telefona a Kanō-san, ecco il suo numero. – (Kanō-san? e chi è questo? ne salta sempre fuori uno nuovo.) Ho fatto come mi è stato detto. Kanō-san è arrivato, mi ha stretto la mano e mi ha praticamente spinto in un negozio di kimono perché ne scegliessi uno da comprare all’istante. Lo stesso avevano fatto anche con Carlotta. È un regalo. Offre il Rotary.

Avevo avuto il sentore che ci stessero preparando una sorpresa del genere, ma non pensavo che sarebbe successo stasera. Non c’è niente da fare: si sono messi in testa di trattarci come dei nababbi e vanno fino in fondo a questo proposito. È davvero difficile reagire o schermirsi, per cui va a finire che accettiamo tutto di buon grado, neanche ci fosse dovuto. (Che altro potremmo fare?) Ho comprato uno yukata (il kimono estivo, più leggero) completo di obi (cintura), geta (ciabatte infradito di legno) e borsetta-salvadanaio, e ho indossato il tutto seduta stante. Il risultato è visibile nella foto in alto: nipponite acuta all’ultimo stadio, decorso irreversibile. 

Lo spettacolo è durato un’ora intera. La zona del Meiji Jingu (il tempio dedicato all’imperatore Meiji, quello dell’Ultimo samurai, per intendersi) era letteralmente allagata di gente. Moltissimi (soprattutto ragazze) erano nella nostra stessa tenuta. Abbiamo guardato i fuochi d’artificio assieme alla signora Tanaka, mangiando yakitori (spiedini di pollo cosparsi di curry appiccicoso, una vera delizia) e unendoci al coro immenso di “oooh”, “aaah”, “iiih” ripetuti di continuo.

Ovviamente, sono tornato a casa senza cambiarmi. Ho fatto un buon tratto di treno da solo e sono anche passato in libreria. Molti non facevano neanche finta di non guardarmi. Un occidentale in yukata è un po’ come un pinguino in kilt. 

Riflettendoci un po’, mi sono reso conto che questa è la prima volta che vado in giro per strada senza pantaloni.

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5 commenti »

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  1. que bello che sei!!! state proprio bene!!
    che bello e che coccoli che sono i japanese rotarian!

  2. Carlotta (Karurotta) è perfetta, a Guido mancherebbe un cerchietto per raccogliere i capelli e scoprire la fronte…

  3. @polythenecam

    Grassie!!! Confermo, i rotariani sono coccolissimi!
    *

    @Liliana e Daniele

    Ahah, simpatici! Vabbe’, la prossima volta lo metterò…

    Guido

  4. C’è da dire che i pinguini in kilt, oltre a non indossare i pantaloni, non possono indossare proprio niente sotto… Spero tu ti sia ricordato gli slip 😛

  5. @Claudia

    Sì, ce li avevo, grazie al cielo.
    Comunque la sensazione di avere il “vuoto sotto” è proprio strana. Fortuna che non sono una donna! ^_^
    Ciao,
    Guido


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