国立天文台

7 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Kokuritsu Tenmondai, l’Osservatorio Nazionale (NAOJ, National Observatory of Japan). Si trova a Mitaka, una delle città satellite di Tōkyō che nel corso del tempo ha finito per saldarsi definitivamente alla metropoli.* Era qui il mio impegno principale di oggi. Furuya-san, con la mediazione di un’altra socia del Rotary, Shōman-san, e di una sua amica, Ooasa-san, è riuscito ad organizzarmi un’incontro con un ricercatore dell’Osservatorio, Itō-san, e con un suo assistente che ha appena finito il dottorato, Takanashi-san (e con questo sono finiti i san, almeno per il momento). Lo scopo della visita era farmi visitare il “4D2U Theater”, un planetario di nuova concezione che permette di ammirare l’universo in tre dimensioni e di seguirne anche l’evoluzione temporale nelle diverse scale. Grazie a sei proiettori speciali e a un paio di occhialini verdi e rossi, si ha l’impressione di muoversi realmente fra le stelle e le galassie, usando un semplice joystick della Playstation. Anche Furuya-san ha voluto partecipare allo spettacolo e ne è rimasto affascinato.

Ho chiesto a Itō-san e ha Takanashi-san se ci sono delle possibilità di lavoro o di post-doc collegate a questo progetto o ad altri progetti in corso al NAOJ. Mi hanno detto di sì e mi hanno invitato a presentare domanda a fine anno. Gli ho spiegato il perché della mia richiesta, e nel farlo non ho taciuto nessuna delle mie opinioni sull’ambiente della ricerca in Italia e sul dottorato in particolare. Hanno annuito in silenzio, come se stessero ascoltando un resoconto del dottor Livingstone sulle tribù selvagge dello Zambesi. 

Parlare dell’Italia ha reso l’atmosfera più leggera. Abbiamo discusso delle rispettive culture e Itō-san ha concluso che non sono poi tanto diverse: sotto sotto, giapponesi o italiani siamo tutti un po’ mafiosi. (È un guitto, questo Itō-san, un tipo fuori dal comune: ha visitato Pisa, Padova e Siracusa per rendere omaggio a Galileo e ad Archimede.) Alla fine, mi hanno perfino accompagnato all’autobus. Ci siamo lasciati con la promessa di risentirci.

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* Piccola nota su Mitaka: non diresti mai che è a pochi chilometri dal centro di Tōkyō. Sembra una piccola cittadina rurale, ci sono molti alberi e addirittura campi coltivati. Ho idea che l’immensa periferia di Tōkyō abbia un po’ dovunque questo aspetto. Il che attenua – almeno dal punto di vista psicologico il senso di fatica che si prova ad avere continuamente davanti agli occhi il complicato organismo di edifici che costituisce Tōkyō centro.

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