Kashiwazaki

4 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 1 commento
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Oggi sono a Kashiwazaki (“il promontorio delle querce”). Sono venuto a visitare la centrale nucleare dove lavorano alcuni amici di Kaori-san. Ho incontrato Kuroda-san (che adesso è in pensione) e Sentoku-san [che ci ha portati in giro per la centrale, spiegandomi per filo e per segno come funziona (in giapponese, ovviamente; per fortuna ho capito abbastanza)]. La centrale di Kashiwazaki (nella foto) è la più grande al mondo (ha ben 7 – sette – reattori) ed è stata in parte danneggiata dal tremendo terremoto dell’anno scorso, anche se adesso funziona di nuovo a pieno regime. Il ricordo del terremoto è ancora molto vivo in città: dovunque si vedono cartelli con scritto “Watashi-tachi wa makenai!” (“Noi non molliamo!”) e “Ganbarō! Kagayaku Kashiwazaki!” (“Forza e coraggio! Kashiwazaki è splendida!”). 

Kuroda-san è un signore molto gentile ma di poche, pochissime parole. Dopo la visita alla centrale, mi ha accompagnato all’albergo e mi ha aiutato a fare il check-in. A quel punto mi ha chiesto cosa volevo fare. (Hanno tutti la fissa di chiedermi cosa voglio fare. E chennesò? Consigliatemi voi!)  Visto che non esprimevo nessun particolare desiderio, mi ha portato a casa sua. Abita in una favolosa baita di legno immersa nel verde, formata da una sola stanza (se si eccettua il bagno) in cui c’è tutto, compresa una meravigliosa vista sulla città, incorniciata dai rami di ciliegio e di momiji (l’acero giapponese). Mi ha fatto sedere sulla poltrona più bella, mi ha offerto dell’o-sake di due tipi diversi (giapponese e cinese) e ha messo un CD di canzoni napoletane. L’abbiamo ascoltato immobili e in silenzio dall’inizio alla fine. Quando è finito, ne ha messo su un altro. Abbiamo ascoltato musica in silenzio perfetto per due ore filate. Non sapevo come comportarmi. A un certo punto mi sono addormentato. Giuro, ho reclinato la testa su un lato della poltrona e mi sono lasciato andare. Kuroda-san non ha detto nulla. Quando mi sono svegliato era nella stessa posizione di prima, sempre assorto, sempre disinteressato alla mia presenza. Devo imparare ancora molte cose sul concetto di ospitalità in Giappone.

(…)

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  1. […] * Striscione a Kashiwazaki, agosto 2008. […]


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