Hādo sukejūru

2 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Il titolo è la traduzione in Japlish di hard schedule. Si capisce, no? Oggi io e Carlotta avevamo in programma due cose importanti: la visita guidata di Tōkyō in autobus (assieme ad altre decine di turisti occidentali) e un welcome party a casa di Furuya-san. Il giro in autobus è stato un perfetto esempio di turismo alla giapponese: moltissime tappe in pochissimo tempo. L’impressione è che volessero farci vedere Tōkyō una volta per tutte, in modo da non doverci più pensare in futuro. (Scherzo. In realtà è stato molto interessante.) Abbiamo visto la Tōkyō Tower, due meravigliosi giardini [Happō-en, “il giardino degli otto profumi” (prima foto), e Chinzansō, “la baita delle camelie”], la spianata di fronte al palazzo imperiale e i due quartieri commerciali di Ginza e Tsukiji. Ad Happō-en ci è stato anche offerto uno chakai (cerimonia del tè di gruppo). (Divertente vedere tanti occidentali che compiono strani gesti senza capirli.) Dopodiché abbiamo preso il battello e risalendo il fiume Sumida siamo arrivati ad Asakusa (seconda foto), il quartiere di Kawabata Yasunari, dei mercatini e del grande altare della dea Kannon. Detto così non sembra che abbiamo girato poi tanto, ma garantisco che alla fine ero sfatto.

Finito il giro, Furuya-san ci ha prelevato e ci ha trasportato direttamente a casa sua. Per lavarci ci ha messo a disposizione il suo o-furo, l’onorevole bagno. In sala, sua madre e sua moglie avevano allestito un banchetto con i controfiocchi. Hanno partecipato anche alcuni membri del Rotary con le loro famiglie. A fine serata abbiamo festeggiato Sasage-san che domani compie gli anni e le abbiamo regalato tre rose multicolori. 

Durante la festa, mentre tutti bevevano e ridevano ad alta voce, mi sono detto: guarda come funziona bene questo meccanismo sociale. Le loro regole ci sembrano assurde, ma funzionano. Tutti sanno come comportarsi. Costruiscono un ordine e si divertono a rispettarlo. 

Nonostante tutto, non ho potuto fare a meno di sentirmi irrimediabilmente alieno.

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