29 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Con oggi finisco di scrivere questo blog. Sono ritornato in Italia sano e salvo e spero di incontrare presto di persona i miei affezionati lettori, per raccontare tutto quello che non sono riuscito a scrivere in queste pagine. Grazie a tutti di avermi seguito! A presto!

Guido

終わり

Fine

28 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È finito tutto semplicemente: ho salutato Sasage-san e i signori Harada (sono venuti apposta, ci tenevano a vedermi per l’ultima volta), ho caricato le valigie in macchina e sono partito per l’aeroporto, accompagnato dai coniugi Furuya e da Minami-san, sempre compito e gentile. Continue Reading Fine…

Quando si dice

27 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Stasera ho scoperto una cosa interessante: posizionando il computer sulla scrivania pieghevole della mia stanza riesco a collegarmi a una rete senza fili stabilissima e con un ottimo segnale. 

Fino ad oggi ho passato le serate vagando per la stanza con il computer in braccio come un rabdomante per cercare una connessione a internet decente, con risultati sconfortanti (lo sa bene chi ha provato di contattarmi tramite Skype). Oggi scopro che ho sempre avuto quello che cercavo a portata di mano. Simpatico, vero? Avevo escluso a priori la scrivania perché era sempre strapiena di oggetti e tutta l’area circostante era assolutamente priva di qualsiasi segnale. Mi domando: ma queste cose succedono soltanto a me? 

Valigie

27 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Prima…

…e dopo!

Mi ci sono volute due ore e mezza, ma ce l’ho fatta. La valigia dei regali, all’interno, sembra un tetris in tre dimensoni, ma ce l’ho fatta. Lo zainetto azzurro è solo un pelo sotto il limite di Chandrasekhar e per poco non collassa su se stesso, ma ce l’ho fatta

Ora non resta che cercare di portare tutto a casa. Saranno settanta chili, ad occhio. Bazzecole.

Sayōnara party

27 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Proprio così. È giunto il momento. Non mi sembra vero. Per tutta la serata ho provato sensazioni contrastanti: stanchezza, eccitazione, tristezza, fretta di tornare, nostalgia anticipata. Ci sono stati festeggiamenti, inchini, foto, saluti, arigatō gozaimashita, tutta la liturgia abituale, soltanto che questa è l’ultima volta, e non si può fare a meno di sentire l’amaro in bocca. Continue Reading Sayōnara party…

Ghibli Museum

27 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Chi la dura la vince. Oggi io e Carlotta siamo ritornati a Mitaka e siamo finalmente riusciti a visitare il Ghibli Museum (letteralmente: Mitaka no mori Jiburi bijutsukan, museo d’arte Ghibli del bosco di Mitaka). È stata l’ultima puntata di questo viaggio in Giappone e sicuramente una delle più interessanti. Continue Reading Ghibli Museum…

Yakata-bune

26 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Un’altra serata indimenticabile. (La penultima.) Lo yakata-bune (barca-castello) è una chiatta coperta attrezzata a ristorante. Ce ne sono diverse che alla sera partono da Shinagawa per la baia di Tōkyō e si radunano in prossimità del Rainbow Bridge, il grande ponte sospeso che funge da ingresso al porto. A bordo, si mangia o-sashimi e tenpura, si canta il karaoke e si ammira il panorama sulla città illuminata. Continue Reading Yakata-bune…

Ikebukuro, Harajuku

26 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Per la prima volta io e Carlotta ci siamo organizzati la giornata da soli (evviva) e per la prima volta il programma (fin qui infallibile) ha fatto fiasco. Volevamo visitare il Ghibli Museum di Miyazaki Hayao*, ma quando siamo arrivati al parco Inokashira di Mitaka abbiamo scoperto che era chiuso. E il bello è che sulla lettera di invito (perché ovviamente il Rotary ci ha procurato una lettera di invito) c’era scritto chiaramente (in giapponese) chiuso il martedì. Ecco cosa succede a fare le cose all’italiana. Siamo tornati a Shinjuku con le pive nel sacco. Continue Reading Ikebukuro, Harajuku…

Siamo agli sgoccioli

26 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Tutto sta finendo troppo in fretta. Oggi è il penultimo giorno, domani sarà l’ultimo. Giovedì tornerò in Italia. In questi ultimi momenti mi sento particolarmente confuso. Ho l’impressione che non sia trascorso affatto un mese da quando sono arrivato qui, ma un unico  interminabile giorno pieno di eventi disordinati. A seconda di come ci penso, mi sembra che questo periodo in Giappone sia stato al tempo stesso lunghissimo e brevissimo. (È una sensazione tipica. La confusione è il modo in cui il cervello risponde a uno stimolo imprevisto e prolungato, abbastanza intenso da scardinare tutte le abitudini consolidate.)

Discorsi pseudo-filosofici a parte, ho la netta sensazione che sto per andarmene senza aver fatto qualcosa che avrei potuto e/o dovuto fare. Questa sera, osservando lo scorrere inflessibile dei treni lungo i binari della linea Yamanote, ho pensato che tutto il meccanismo di Tōkyō continuerà a funzionare anche dopo che io me ne sarò andato, senza accorgersi minimamente della mia assenza, e che io non sarò forse mai più parte di questo meccanismo. Potrei non tornare più. Sento che c’è qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato in tutto questo.

– Non so davvero se riuscirò a trovare una conclusione decente a queste pagine.

Bagordi

25 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Purtroppo non c’è mai tempo per riposarsi veramente. Kanō-san (uno dei tre di Kawaguchi-ko) si era messo in testa di portarmi a bere con lui, questa sera, e così è stato. Poco importa che fossi appena tornato dal Summer Camp e che fossi distrutto. Rapida doccetta e poi via, puntuali all’appuntamento di fronte al Kanō Building di Gotanda*. Del resto io gli ho dato carta bianca, dicendo che finché sono a Tōkyō voglio riuscire a fare più cose possibili. Mi sono incastrato da solo. Ma va bene così.

Siamo stati fuori quasi sette ore, dalle cinque e mezza a mezzanotte passata. Continue Reading Bagordi…

Fujiyama-onsen

25 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Non sarò riuscito a vedere il monte Fuji, ma almeno l’ho “utilizzato”, per così dire. Oggi tre dei responsabili del Summer Camp mi hanno portato con loro al Fujiyama-onsen*, le terme del monte Fuji, dove si fa il bagno nell’acqua calda che scaturisce dalle pendici della montagna. Continue Reading Fujiyama-onsen…

Summer Camp

24 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Ce l’abbiamo messa tutta per scamparla, ma non ce l’abbiamo fatta. Intendiamoci: il Summer Camp non è certo una tortura, ma è un po’ triste dover buttar via in questo modo due preziosissimi giorni dei quattro che mi rimangono da trascorrere in Giappone (viaggio escluso). Pazienza. Alla fine, tralasciando la pioggia, il mal di gola, il sonno e l’obbligo di rispettare un orario strettissimo, non è neanche tanto male. Continue Reading Summer Camp…

Chicche

23 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Da un depliant pubblicitario della zona (riporto fedelmente):

Itaria-shokudō
Torattolia
CHIANTI-CoMO
Pizerria
Ristorante italiano continentale 

Lasciamo perdere il nome… Continentale? Pizerria?? Torattolia??? – Quasi quasi, mi vien voglia di andarci…

Alpi giapponesi

23 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Sarebbero belle. Verdi, ondulate, silenziose. (Così diverse dalle nostre Dolomiti, che sfoggiano una bellezza potente e quasi ultraterrena.) – Sarebbero, se non piovesse sempre. Pioveva a Karuizawa, pioveva a Nikkō, piove qui a Kawaguchi-ko. Sembra proprio che la pioggia sia una componente irrinunciabile di questo angolo di universo.

– In realtà, da un certo punto di vista è quasi piacevole. Se non fossimo qui per motivi turistici ben precisi, sarebbe bello abbandonarsi all’ozio e alla meditazione, protetti dagli alberi e dalle montagne, in questa atmosfera di quiete e isolamento che la pioggia non fa che amplificare. Qui i luoghi di villeggiatura montani sono fatti per perdersi, per separarsi dal mondo. Non esiste un paese, solo un insieme disordinato di case e ville sepolte nel verde, invisibili dalla strada, annidate nei posti più impensabili. 

È affascinante e inquietante al tempo stesso. Da buon occidentale, ho un innato bisogno di tenere continuamente sotto controllo le mie coordinate spazio temporali, di sapere dove sono e dove sto andando. Qui invece si fa di tutto per evitarlo. 

Ora ho bisogno di casa. Ma se non avessi nulla al mondo e dovessi scegliere il luogo ideale in cui ambientare un mio paradiso personale, ecco…

Schifo

23 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

雰しぐれ 富士をみぬ日ぞ 面白き
Kirishigure   Fuji wo minu hi zo   Omoshiroki
“Nebbia fitta   Oggi il Fuji è nascosto, eppure   è suggestivo”
(Matsuō Bashō)

Per la prima volta in vita mia, avrei voglia di strozzare Matsuō Bashō. Continue Reading Schifo…

Party serale

22 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È cominciato l’ultimo atto del nostro soggiorno: la gita a Kawaguchi-ko e Yamanaka-ko, due laghi ai piedi del monte Fuji. Passeremo metà del tempo con tre soci del Rotary [Mezaki-san, Kanō-san (quello dei kimono) e un terzo di cui ignoro il nome] e l’altra metà al fantomantico “Summer Camp”, una specie di campo scuola per gli studenti che partecipano allo Youth Exchange Programme del Rotary*.

Dopo la riunione odierna del club, siamo partiti alla volta di Kawaguchi-ko. Mezaki-san ci ha accolti nella sua casa di montagna, che sembra un piccolo Overlook Hotel in versione giapponese. Continue Reading Party serale…

Voglio tornare

22 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

A casa, ovviamente. No, non sono stufo di stare qui, ma sento che è arrivato il momento di fermarsi per riordinare un po’ le idee. Sono un po’ stanco, lo ammetto. Per tre settimante ho assorbito esperienze incredibili a un ritmo forsennato. Non credo che riuscirò a resistere ancora a lungo. È il momento di tornare e dare alla mente un po’ di tregua.

Per la prima volta, dopo ventidue giorni, sento nostalgia dell’Italia, intesa come luogo fisico e come panorama mentale. Mi mancano certe serate triestine, il mare, gli angoli di casa, il mio pianoforte. Qui mi sono sentito molto più a casa di quanto avrei mai potuto sperare, ma non sono davvero a casa. È inutile negarlo.

Ma più ancora dell’Italia mi mancano gli affetti che ho in Italia. (È dal primo giorno che mi mancano, a dire il vero.) È dura non poter sentire la mia famiglia e tutte le persone che amo quando davvero ne avrei voglia o bisogno. È dura non poter condividere con loro tutto quello che provo in tempo reale. Ed è ancora più dura far capire a una ragazza lontana che il mio pensiero è sempre saldamente sintonizzato su di lei, a qualsiasi ora del giorno e della notte, a dispetto dei chilometri e del fuso orario e di tutte le emozioni travolgenti che ho provato da quando sono qui.

– Tento di farlo attraverso queste pagine. La timidezza e la discrezione mi impediscono di dire tutto quello che vorrei, ma non importa. Lei (che mi legge) sa leggere al di là delle parole, e in questo momento, ne sono certo, sorride.

Il rinfresco

21 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

È un esperienza che merita. A una prima occhiata, sembra identico a un rinfresco occidentale. Poi guardi meglio e ti accorgi che nei vassoi non ci sono pasticcini ma nigiri-zushi. – Ma fin qui niente di spettacolare. Il bello deve ancora venire. Prima di cominciare, ci si mette tutti in cerchio attorno alla stanza, in perfetto silenzio. Il capo fa un discorsetto, poi si stappano le birre e quando tutti hanno il bicchiere pieno si brinda tutti insieme (kanpai). Solo dopo questo rito di introduzione ci si può avventare liberamente sul cibo.

Questa sera, prima di salutarsi, c’è stato un giro di presentazioni collettivo (abbastanza scanzonato, per la verità). Uno per uno, a turno: frase di autopresentazione, inchino, applauso del resto del gruppo. C’erano trenta persone, per cui ho avuto tutto il tempo di prepararmi anch’io la mia frasetta. Abbastanza ridicolo, da un certo punto di vista. – Ma perché, poi? Perché le usanze insolite devono essere per forza ridicole?

Dove sono finito?

21 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi ho partecipato a un kaigi, e ne sono uscito vivo. Sono ancora un po’ confuso. Andiamo con ordine. Le scorse settimane, come ho già raccontato, sono stato diverse volte all’Osservatorio Nazionale di Mitaka e ho conosciuto un bel po’ di gente. Ci sono tornato anche oggi e ho incontrato Kawakatsu-san (un giovane ricercatore che ha fatto il dottorato alla SISSA di Trieste) e Fujii-sensei, un noto fisico teorico che avevo già conosciuto a Trieste due anni fa. (Sto perdendo il conto, fra tutti questi san e sensei). Uno dei professori dell’osservatorio (tale Sekiguchi) mi ha contattato qualche giorno fa per propormi di partecipare a una non meglio specificata “riunione”, il kaigi, appunto. Sekiguchi-sensei si occupa dell’accoglienza ai ricercatori stranieri, quindi ho pensato che la cosa potesse interessarmi. Mi ha detto di presentarmi oggi nel primo pomeriggio allo Shūwa-Kamiyachō Building di Tora-no-mon, dove ha sede l’Istituto Nazionale Giapponese di Scienze Naturali (NINS). Sono andato. Continue Reading Dove sono finito?…

Tō-Dai

20 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Abbreviazione di Tōkyō Daigaku, l’Università di Tōkyō. La più antica  università del  Giappone e ancora oggi una delle più famose. Mi ci ha portato Hisako-san, una simpatica ragazza che ho conosciuto via e-mail e che ha lavorato qui per qualche tempo assieme a un tale professor Makishima (cosmologo). Scopo della visita: presentarmi al professore e farmi dare un occhiata al Dipartimento di Fisica.

Makishima-sensei è un giapponese compito, che conversa in buon inglese distillando le parole ad una ad una come se avessero un sapore. Continue Reading Tō-Dai…

Viaggio nell’epoca Edo

20 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

A Kinugawa non si fa solo il bagno. Per i più curiosi c’è il Nikkō Edo-mura, una specie di parco a tema ispirato al Giappone del periodo Edo (1603-1867). È qui che ci hanno portato oggi Minami-san e Ōtsuki-san, prima di riaccompagnarci a Tōkyō. Pensavo fosse uno dei soliti baracconi ad uso e consumo dei turisti stranieri, invece è un posto divertente dove vanno anche i giapponesi autoctoni. Si può visitare una ricostruzione (presumo) accurata di un villaggio dell’epoca e assistere a spettacoli di ninja e samurai. Ci sono ponticelli ricurvi, finte geisha in kimono e tutto quanto. Ottimo posto per fare foto.

Sulla sponda del laghetto, si può dare da mangiare alle carpe più grosse e abominevoli che abbia mai visto. Basta buttare un po’ di mangime in acqua e accorrono a decine, azzannandosi a vicenda e spalancando orrende bocche a ventosa. Inquietante. – Mentre eravamo intenti a questo piacevole passatempo, siamo stati abbordati da un gruppetto di italiani di Trento, i primi connazionali con cui abbiamo potuto scambiare qualche parola da quando siamo qui. Che piacere. Sembrava davvero di ritrovare dei vecchi amici.

Onsen

19 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

L’hotel in cui siamo alloggiati, a Kinugawa, è il risultato evolutivo dell’antica locanda giapponese nell’epoca del turismo di massa. Un palazzo di dodici piani che all’interno contiene tante piccole stanze arredate in stile tradizionale, con tatami, porte scorrevoli e tavolini bassi. Dalla finestra si vede un panorama magnifico del Kinu-gawa, il fiume dei diavoli arrabbiati, aspro e tortuoso come suggerisce il nome. Kinugawa è famosa per gli onsen, le sorgenti termali. Ce n’è una anche nell’albergo. Questa volta non ho cercato soluzioni di compromesso come a Kashiwazaki, e mi sono sottoposto senza esitazioni al rito del bagno in comune, assieme a Minami-san e Ōtsuki-san. (Carlotta, unica donna, ha comprensibilmente rinunciato. Se fossi stato da solo, probabilmente avrei fatto lo stesso anch’io.)

L’Europa (e l’America) ignorano completamente quale immenso risultato culturale sia il bagno alla giapponese. Continue Reading Onsen…

Nikkō, ovvero il diluvio

19 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Terza gita fuoriporta. Minami-san e Ōtsuki-san ci hanno accompagnato a Nikkō, una cittadina in mezzo alle montagne che contiene il più importante altare shintō dedicato allo shōgun Tokugawa Ieyasu (il Nikkō Tōshōgū, patrimonio dell’umanità Unesco).
“Nikkō” si scrive con due caratteri che vogliono dire “luce del sole” (日光). Suona davvero come una presa per il culo: da quando siamo qui non ha smesso di piovere un secondo. Una tragedia. La splendida cascata Kegon, la più alta del Giappone, era completamente avvolta dalle nuvole. Ci siamo fatti trenta tornanti avanti e indietro solo per sentirne il rumore in mezzo alla nebbia. Arrivati al Tōshōgū, la leggera pioviggine è diventata un diluvio. Abbiamo visitato il complesso dei templi di corsa, come se fosse un dovere, e abbiamo completamente ignorato il giardino. Dopo un rapido pranzo (anguilla e brodo di tofu) abbiamo puntato decisi verso l’albergo. Non c’erano alternative.
Ho poco da dire su Nikkō. È un luogo spettacolare, pieno di edifici maestosi straboccanti d’oro, l’espressione più piena di un certo gusto barocco che come notava Fosco Maraini riemerge ciclicamente nel corso della storia giapponese, contrapponendosi al più tradizionale ideale estetico di delicata semplicità*. Non è brutto, è solo troppo. Ed è un esempio fin troppo “tipico” di quello che un occidentale si aspetta di trovare in Oriente (tetti ricurvi, dragoni, pannelli intarsiati e altre cineserie). Per carità, merita una visita, ma non tutti i superlativi che si leggono nei depliant.
Forse, se non avesse piovuto tutto il tempo…

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* Un esempio di barocco contemporaneo sono i magazzini di Akihabara.

Semi

18 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Fra sessant’anni, se sarò vivo, probabilmente non ricorderò più nulla di Tōkyō – nulla tranne una cosa: la voce dei semi. Le cicale. Lo so benissimo che ci sono anche da noi, ma vi garantisco che quelle di qui non hanno nulla a che vedere con le nostre. Le cicale di qui friniscono in giapponese. E fanno un frastuono assordante. Dovunque ci sia un albero ci sono semi a decine di decine, con svariate intonazioni differenti. Le più caratteristiche fanno un verso strano, lamentoso – pwiii, pwip-pwip-pwip-pwip-pwiiirrr – che non avevo mai sentito prima d’ora. Dura circa cinque secondi e in una giornata si arriva a sentirlo migliaia di volte. Ti si stampa nel cervello al punto che ormai lo senti anche quando non c’è. All’inizio pensavo che fosse un buzzer di un semaforo o un qualche altro suono di origine artificiale, invece no, sono i semi

Se le dimensioni di queste bestie sono proporzionali ai decibel che emettono, spero davvero di non trovarmene mai una addosso. Ho visto grilli lunghi cinque centimetri e libellule che sembravano Canadair, per cui mi aspetto di tutto.

Regali

18 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Comincia a diventare problematico. Qui tutti ci fanno regali, sia a me sia a Carlotta, continuamente. Anche oggi, per dire, quando sono rientrato dopo cena, ho trovato sulla scrivania un pacchetto da parte della figlia di Sasage-san. Una donna che ho incontrato solo due volte in vita mia e che mi ha già regalato un mazzo di fiori. (Ed è solo un esempio fra mille.) Davvero non sappiamo come sdebitarci: comprare qualche regalo qui è complicato e potenzialmente imbarazzante, ma è anche brutto rimandare sempre aspettando di spedire qualcosa dall’Italia appena tornati a casa. Per il momento ho regalato un DVD a Furuya-san (La vita è bella in giapponese) e un fermacarte da disegno a forma di zucca per Sasage-san (l’ha scelto lei). Cercherò di pensare a qualcos’altro. 

La lista di persone con cui sdebitarsi si allunga di giorno in giorno. Al momento comprende Sasage e famiglia, Furuya e famiglia, Kuroda, Harada e signora, Minami, Sarada, Shōman, Itō, Takanashi e colleghi dell’osservatorio, Yoda, Honda, Ojima, Tsunokami, Kitagawa, Shun, Yūmi, Kuroiwa e Habiro. E mancano ancora dieci giorni. Considerando i costi di spedizione dall’Italia, mi toccherà accendere un mutuo.

Asakusa

18 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

 

Sì, c’eravamo già stati. Evidentemente quelli del Rotary non si sono capiti bene, fatto sta che ci hanno riportati ad Asakusa. Abbiamo seguito la stessa identica tabella di marcia di qualche settimana fa: giro in barca sul fiume Sumida e poi passeggiata attraverso i negozietti di Nakamise-doori* fino al tempio di Sensōji. Niente di male, per carità: per quanto mi riguarda potrebbero riportarmici anche tutti i giorni e non mi annoierei comunque. (Inoltre, il quartiere è molto più suggestivo quando è immerso nelle luci della sera.) Continue Reading Asakusa…

Ginza

17 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Pioveva, uffa. Il che vuol dire giro breve e poche foto di qualità scadente. Comunque sono riuscito a visitare anche la Ginza, l’antico quartiere della zecca, la zona che negli anni ottanta era il simbolo di Tōkyō (avete presente la strada con un milione di insegne indecifrabili che di notte si trasforma in una specie di luna park psichedelico? quella). Una mezza delusione. Colpa della pioggia. Ho dato una veloce occhiata al mastodontico teatro kabuki (ma in fretta, per evitare di lavarmi tutto), ho percorso la via principale rasentando i muri e alla fine ho deciso di imbucarmi in qualche negozio, tanto per fare qualcosa*. Sono finito prima all’Apple Store (un internazionalissimo e internazionalmente caro Apple Store) e poi in una strana libreria che è anche sede del Centro Giapponese di Studi Biblici, con un intero piano dedicato ai libri sul Cristianesimo e un sottofondo perpetuo di musiche organistiche.

Unica nota positiva: ho comprato una mappa di Tōkyō risalente al tardo periodo Edo (circa centoquaranta anni fa), una cosa che solo i giappo-nerd dal palato più fine possono apprezzare. Per fortuna sono riuscito a portarla a casa senza che si bagnasse.

Non mi interessa se ieri si moriva di caldo e oggi invece si respirava. Rivoglio il sole.

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* L’ombrello ce l’avevo, ma era un semplice ori-tatami-gasa, un “ombrello-piega-e-arrotola” che non mi copriva per niente.

Shibuya

17 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Continua la mia esplorazione metodica dei quartieri di Tōkyō. Oggi è toccato a Shibuya, la zona dei grandi magazzini. Ero assieme a uno nuovo, giovane, tale Kitagawa-san, e il motivo ufficiale del nostro tour (visto che non si fa nulla senza un motivo ufficiale) era l’acquisto di un kobu-kiri-basami. (Questa ve la spiego quando torno.)

Shibuya è famosa per la statua di Hachi-kō, il buon vecchio Hachi, un cane giapponese che dopo la morte del suo padrone è andato ad attenderlo invano alla stazione tutti i giorni per dieci anni. Dire “troviamoci da Hachi-kō” a Shibuya è un po’ come dire “troviamoci sotto il cavallo” a Portogruaro*. Ovviamente ho fatto la foto di rito, con tanto di segno di vittoria regolamentare**. – A parte questo, non ho visto molto. I tempi erano stretti e Kitagawa-san ha un passo da bersagliere.  Mi ha portato a pranzo in un ristorante italiano, “Pizzeria La Soffitta”, dove ho scoperto l’esistenza degli spaghetti all’arrabbiata freddi (di frigo)***. Subito dopo mangiato ci siamo spostati in un’altra zona e, seguendo le indicazioni pescate da internet, siamo riusciti finalmente a trovare il kobu-kiri-basami. Missione compiuta. Tempo di un caffè, e poi dritti a casa.

Passeggiando per la via, ho incontrato uno yakuza. Li riconosci subito: sono iper-tatuati e ti guardano esattamente con lo stesso sguardo che hanno gli yakuza nei film di serie Z. Ho chiesto a mister K., per conferma: gyangu desu ka? Mi ha risposto hai, e l’ha fatto in fretta, come se volesse far finta di non aver visto o sentito nulla.  

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* Credo che Portogruaro, opportunamente smontata, entrerebbe comodamente in uno qualsiasi dei depāto di Shibuya.

** No, non la pubblico. È inutile che insistiate.

*** Il menù che si legge nella foto (un solo errore di ortografia, è un record!) è realistico: i giappi mangiano pasta e pizza tutto in una volta. Per fortuna non conoscono la polenta.

Sasage-san – 2

17 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Ricorderò a lungo questa donna. Che è capace di parlarmi in giapponese per dieci minuti buoni di prima mattina, mentre sono ancora a letto rincoglionito dal sonno, solo per dirmi che posso dormire ancora un po’. Che alle volte transita per la mia stanza in piena notte per andare in bagno, beccando tutti gli spigoli e bofonchiando strane cose. Che per paura che mi disidrati mi compra decine e decine di bottigliette d’acqua (Tōkyō wa sugoku atsui ne, fa un caldo pazzesco qui a Tōkyō, eh?). Che è sempre preoccupata di mettere assieme sufficienti calorie per la mia prima colazione (le ultime proposte: pane con l’uvetta, gelato al cioccolato, succo di pomodoro, integratore multivitaminico, dolcetti glassati). Che questa sera ha discusso per mezz’ora con Furuya-san i dettagli della mia tabella di marcia (è indispensabile decidere adesso, per filo e per segno, quello che farò fra otto giorni). Che mi interrompe di continuo e cambia anche discorso quando cerco di dirle qualcosa e mi fermo a pensare se è meglio dire kaette kara oppure kaette kite kara oppure kaetta toki wa. Che ancora non ha imparato a dire Carlotta-san e nemmeno Karurotta-san, perciò sperimenta ogni volta uno spelling diverso [karotta-san, kuraretta-san, karu-san, ano Itaria-jin (“quell’italiana”)]. 

Che mi sorride sul più bello, quando meno me lo aspetto, in modo delizioso. – Il che mi fa capire che mi vuole bene, in fondo in fondo, a modo suo, come anch’io le voglio bene, in fondo in fondo, a modo mio.

六本木

16 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | 4 commenti

Non è bello questo nome? Roppongi. Tre ideogrammi quasi uguali eppure sottilmente diversi. Vogliono dire i sei alberi. Secondo la leggenda, in questa zona di Tōkyō esistevano anticamente sei alberi possenti, visibili anche da lontano. Oppure si trattava di sei samurai che avevano tutti il segno di albero (木) all’interno del nome. (Il bello delle leggende è che possono essere prese per vere anche quando si contraddicono a vicenda.) Continue Reading 六本木…

Shinjuku

16 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Ogni tanto il guinzaglio del Rotary mi va un po’ stretto. Sono tutti gentili e disponibili oltre ogni immaginazione, ma alle volte si prendono anche troppa cura di me.

Oggi sono riuscito ad andare a Shinjuku* da solo. Dovevo comprare un nuovo adattatore per la spina del computer** e volevo approfittare dell’occasione per fare un giro per i negozi. Furuya-san mi ha sconsigliato di andare a Shinjuku perché è sempre pieno di gente e l’adattatore lo potevo trovare anche ad Ōimachi, a una sola stazione di distanza. Io ho fatto di testa mia e sono andato lo stesso a Shinjuku. Speravo proprio di trovare un po’ di gente, di immergermi nel tipico casino tochiese, di muovermi (per una volta) in modo casuale e non programmato. Eccheccavolo. Ho ventisette anni. 

Shinjuku per me è un luogo mitico, una Mecca laica. Continue Reading Shinjuku…

Sogno

16 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Stanotte ho sognato di ripartire per l’Italia. Tutte le persone che ho conosciuto da quando sono qui venivano a salutarmi in riva al fiume Sumida (non so perché, ma nel sogno partivo in barca), ed io ero triste, molto triste di doverle abbandonare. 

In questo momento, invece, sono triste di non poter abbracciare tutte le persone che vorrei abbracciare e che attualmente si trovano a circa diecimila chilometri di distanza da qui.

Questa questione della separazione fisica è davvero difficile da accettare. È un vero peccato che noi esseri umani non abbiamo degli organi sensoriali capaci di farci sentire vicini anche quando siamo lontani. 

È un difetto che forse in un’altra vita verrà corretto.

Basta!

15 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi, a cena, ho rischiato di impazzire. La combinazione Sasage-san + Furuya-san è qualcosa che non riesco a reggere per più di trenta minuti filati. Parlano velocissimi. Si mangiano le parole. La signora Furuya, a un certo punto, mi ha detto di non preoccuparmi se non riuscivo a capire quello che stava dicendo suo marito: non lo capiva neanche lei. Tanto per dire.

Per la prima volta in vita mia, ho odiato la lingua giapponese. Dopo un’ora di discorsi continui di cui riuscivo a discernere al massimo un dieci per cento, avrei voluto strozzarli, farli tacere, mettermi ad urlare in italiano o anche in ostrogoto, pur di non sentire più una sola parola in giapponese. (Riuscite a crederci?) Ovviamente non ho fatto nulla e sono rimasto buonino al mio posto, zitto zitto. Dopo qualche minuto la crisi è passata, e incredibilmente ho ricominciato a capire almeno il succo di quello che stavano dicendo.

Il fatto è che io non sono giapponese. Ogni tanto sembrano dimenticarlo. Mi parlano come niente fosse, senza pensare che appena si esce dall’ambito dei discorsi consueti devo fare mentalmente l’analisi logica di tutte le frasi che dicono – in una frazione di secondo. (Sempre sperando che non utilizzino parole o costruzioni grammaticali a me ignote.) È un processo delicatissimo. Basta un po’ di birra o un po’ di stanchezza a trasformare qualsiasi discorso in un pastone confuso da cui non riesco ad estrarre nulla di sensato. Lo stesso miscuglio di parole che mi frulla in testa ogni sera prima di addormentarmi: mina shimatte zenbu chotto arigatō gozaimashite keredomo muzukashii anmari deshō ne…

Vivere qui – 2

15 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Oggi sono tornato all’Osservatorio. Motivo ufficiale: dovevo lavorare alla tesi. (In realtà ho combinato poco o niente.) Ho chiacchierato un po’ con qualche studente e ricercatore; l’osservatorio era semivuoto per via dell’O-bon, e c’era un clima di generale fancazzismo che mi ricordava tanto Trieste. Mi hanno regalato alcuni gadget che progettano di vendere al Museo (un rotolo di carta igienica con disegnati i pianeti ed altre amenità astrofisiologiche). 

A pranzo ho mangiato al McDonald’s assieme a Itō-sensei e abbiamo parlato del tempo atmosferico, delle differenze linguistiche e del lavoro accademico. Ancora non riesco a capire se ho realmente delle possibilità di trovare lavoro qui. Il prof mi ha detto che anche qui in Giappone l’ambiente della ricerca non è tutto rose e fiori ed è difficile trovare un lavoro stabile. Non so che cosa pensare. Ci sono troppe variabili in gioco. Aspetterò fino alla prossima settimana: ho appuntamento con un altro ricercatore e sono curioso di sentire quello che mi dirà. Lasciamo fare alla sorte.

Nomi-kai

14 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Come promesso, Furuya-san mi ha portato fuori a cena e poi a bere (nomu, da cui nomi-kai, incontro-bevuta). C’era anche sua moglie e un amico (se non ho capito male, un famoso architetto), che però ci ha salutato subito dopo mangiato. Abbiamo cenato in un sushi-bar, direttamente sul bancone: una sfilza di sushi diversi preparati con pesci improbabilissimi sotto i nostri occhi. Poi ci siamo spostati in un locale contemporaneo, tutto riflessi, luci soffuse e design raffinato. Furuya-san dev’essere un habitué in entrambi i posti. Abbiamo scherzato col barista e lui ci ha mostrato le sue riproduzioni di antiche spade giapponesi (vedi foto). Mi ha perfino regalato un ridicolo spadino-tagliacarte a forma di katana. – A un certo punto della serata mi sembrava quasi che stessero tutti parlando in italiano. C’era lo stesso clima che ci sarebbe stato ad uscire in Italia con amici di vecchia data. La cosa mi ha stupito moltissimo (anche perché in realtà capivo appena un quaranta per cento dei discorsi). Merito dell’alcool. Dopo qualche birra, il Giappone sembra un posto dietro l’angolo.

Pasta (n. 2)

14 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

L’ho rifatto – e questa volta è andata meglio. Quando mi sono presentato nello studio di Itō-sensei, all’una e un quarto, non avevo ancora mangiato. Il prof mi ha detto che potevo andare al McDonald’s dietro l’angolo, ma poi ci ha ripensato e mi ha mandato in una tavola calda italiana. (In effetti, potendo scegliere…) Ho preso pasuta boronnieze e sarada, specificando espressamente che volevo mangiare prima la pasta e poi l’insalata. (Il cameriere mi ha guardato come se stessi scherzando: davvero la pasta prima…?) Comunque sia, non sono rimasto deluso. Il ragù era onesto e la quantità più che soddisfacente (sarà stato un etto e mezzo buono). Mentre mangiavo, per un attimo mi è sembrato che i camerieri salutassero i clienti dicendo grazzieee, grazzieee. Forse era solo un’impressione.

Kinokuniya

14 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Sette piani interi pieni di libri! più altri due di DVD e fumetti! – Si trova a Shinjuku, ed è un negozio così famoso che è segnato perfino sulla cartina. Ci sono passato (solo per un’occhiata, purtroppo) mentre andavo a Mitaka, e ho deciso di ritornarci. È il paradiso. È così grande che è necessaria una mappa per orientarsi. 

Ovviamente, non serve neanche dirlo, il 99% dei libri è in giapponese. Allucinante. Una meraviglia. Ho comprato un manga di Taniguchi Jirō e – incredibile a dirsi – riesco a capirlo abbastanza. Mi sento troppo figo a leggerlo in treno sotto gli sguardi allibiti dei passeggeri autoctoni.

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Una nota per gli appassionati: manga ≠ fumetto. Qui i fumetti “seriali” tipo Dragon Ball e Naruto si chiamano komikku (comic). Sono invece manga a tutti gli effetti i fumetti “seri”,  letterari. Mettiamo i puntini sugli i!

Vivere qui

14 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti

Carlotta me l’ha detto chiaro e tondo, qualche giorno fa: a Tōkyō non ci vivrebbe proprio. È contenta di essere qui ecc. ecc. ma non vede l’ora di tornare a casa. Posso capirla: Tōkyō non è facile. E non è certo la prima città in cui un occidentale penserebbe di andare a vivere. Ma non è neppure così impossibile come si pensa. Tutto sta a quanto si è disposti a giapponesizzarsi. La domanda sorge spontanea: io, sono disposto a farlo? 

Una settimana fa non avrei saputo che cosa rispondere. Oggi mi sento di dire sì, potrei provarci.

Prima di venire quaggiù, avevo due timori: 1. che il Giappone potesse non piacermi, 2. che al contrario potesse piacermi troppo. Ora che sono arrivato al giro di boa, pendo decisamente verso la seconda opzione. La penso esattamente all’opposto di Carlotta: sono contento di ritornare a casa, ma l’idea che forse potrei non tornare mai più in Giappone mi rattrista parecchio.

Oggi sono tornato all’Osservatorio Nazionale di Mitaka e ho parlato di nuovo con Itō-sensei e con un suo collega. Mi hanno detto che posso fare domanda per ottenere una borsa di studio speciale, riservata ai ricercatori stranieri. Devo solo trovare un professore giapponese interessato a iniziare un progetto di ricerca con me. È una possibilità. Mi alletta. 

– Ma mi spaventa anche. Non potrei mai vivere qui da solo. Questo no. Perciò – …ancora non so come completare questa frase.

Schedule

13 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

Ci sono stati dei casini, pare. Piccoli, spero. Sasage-san ieri sera mi ha fatto una testa quadra per una questione imprecisata ma a quanto pare di vitale importanza; se non ho capito male, non ce l’aveva con me ma con Furuya-san, che tiene le fila delle mie attività. Sembra che il mio orario sia troppo pieno e che lei sia in pensiero per me. L’ho ringraziata di queste premure, ma ho cercato anche di farle capire che non è il caso di preoccuparsi. (Più cose riesco a fare finché sono qui, meglio è.) Evidentemente non ho centrato il nocciolo della questione. Sembra che le dia fastidio che io vada sempre a destra e a sinistra con altri soci del Rotary e che non sia mai a casa con lei. (Mamma mia.) Ovviamente mi sono scusato con ripetuti inchini di pi greco terzi e oltre, ma che colpa ne ho? Ho sempre fatto tutto e solo quello che mi è stato detto di fare. Cercate di chiarirvi fra voi, volevo dirle.

Il mio programma è stato dunque rivisto. Improvvisamente, sono spuntati dal nulla quattro giorni liberi, a partire da domani. Il mio unico impegno programmato sarà presentarmi a casa Furuya verso le sei, per cenare con la sua famiglia. (Ditemi voi se è un impegno questo!) Il buon Furuya-san mi ha suggerito di impiegare il tempo libero andando a studiare all’Osservatorio Nazionale. Il che non è affatto una cattiva idea, ma crea nuovi problemi: bisogna ricontattare il professor Itō, chiedergli se posso andare, fissare gli orari… Si riparte, quindi: telefonate, programmi, Sasage-san in fibrillazione ecc. La mia host-mother è tanto cara, ma ogni sera passa un’ora a spiegarmi come passerò i giorni residui fino al farewell party del 27 agosto, ripetendomi sempre le stesse cose con una marea di annotazioni aggiuntive che c’entrano poco o niente, e che sono difficilissime da capire e da commentare. 

Non vorrei sembrare ingrato. Sono solo divertito da questa incredibile combinazione di organizzazione iper-dettagliata e continui ritocchi al programma. In ogni caso, prendo quello che viene. Finora, ci tengo a dirlo, mi è andata solo bene.

Tōkai-mura

13 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Sto diventando un esperto in centrali nucleari. Oggi ne ho visitata un’altra, a Tōkai-mura (“il villaggio (mura) del mare occidentale”, a centotrenta chilometri da Tōkyō, sul Pacifico), assieme Yoda-san e Honda-san, i due body-guard di oggi. Continue Reading Tōkai-mura…

Follia pura

12 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Informazioni | Lascia un commento
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Ho comprato due dizionari di kanji (per chi non lo sapesse, sono i caratteri cinesi usati in giapponese, volgarmente detti “ideogrammi”). Uno è un dizionario per bambini, che a me va più che bene: contiente tutti i 1006 caratteri che vengono insegnati alle scuole elementari, più altri milleduecento circa, indispensabili per leggere il giapponese moderno. L’altro invece è un dizionario completo, il più ricco che ho trovato. Contiene più di diciassettemila caratteri. È una miniera di informazioni, letteralmente. L’ho sfogliato attonito e mi sono detto devo averlo. Sono pressoché sicuro che non riuscirò a leggerne più di un decimo in tutta la mia esistenza, ma questo non ha importanza. L’idea di avere tutti quei kanji sottomano, con le relative pronunce, i significati, i termini composti e via discorrendo, mi entusiasma come un bambino.

Nigiri + maki

12 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Informazioni | 2 commenti
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Tanto per rendere l’idea, ecco la mia portata personale di oggi a pranzo. Prezzo di listino: circa 2300 yen, meno di 15 euro. (Comunque ci è stato offerto.) E meno male che fino a ieri non avevo mangiato sushi.

Il tetto di Tōkyō

12 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Tōkyō è organizzata come un immenso bentō. Avete presente quelle casseruole con tanti scomparti che usano i giapponesi per portarsi appresso il pranzo preparato a casa? Ecco. C’è un posto per tutto, e tutto è compattato alla perfezione. Shinjuku ovest è il quartiere della politica e degli affari. Shinjuku est è la patria dello shopping. Nel parco di Ueno c’è lo zoo e tutti i musei più importanti. Ad Akihabara trovi ogni possibile elettrodomestico, dalle aspirapolveri ai traduttori elettronici multilingue. E via discorrendo.

Sono proprio questi i posti che abbiamo visitato oggi io e Carlotta. A scortarci c’erano due scagnozzi di Yoda-san (tali Ojima-san e Tsunokami-san), molto professionali e gentili, che ci hanno condotto attraverso le mille sale del Museo di Scienze Naturali con infinita pazienza e hanno perfino acconsentito a lasciarci soli per un’oretta a perlustrare i depāto (department store) di Akihabara*. Come se non bastasse, ci hanno portato all’Hard Rock Cafe e in due ristoranti favolosi, uno al cinquantesimo piano del Sumitomo building, l’altro al trentanovesimo del World Trade Center. (Sì, c’è anche a Tōkyō.)

Per tre volte abbiamo ammirato la città dall’alto (in mattinata eravamo stati anche sull’observation deck del Tōkyō-tō-chō, il palazzo del governo municipale). È sempre emozionante. A volte, guardandola così a volo d’uccello, mi sembra incredibile che Tōkyō possa essere davvero un’opera umana. E per di più, un’opera recente, ricostruita per intero negli ultimi sessant’anni, dalla fine della guerra a oggi. 

Secondo me, a guardare Tōkyō dal cielo, anche Dio spalanca la bocca. 

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* Questi depāto sono autentiche cattedrali kitsch della religione elettronica, completamente impacchettate da cartelloni in stile manga e ripiene di tutte le possibili meraviglie tecnologiche. Per la strada, lolite dark con gambe nude, pizzi, crinoline e zatteroni da dieci centimetri distribuiscono i volantini dei vari negozi. Dovunque, casino a non finire. Una delle immagini più evidente di quello che per i buddhisti è il vortice del samsara.  

Kamera dete kita!

12 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Informazioni | 4 commenti
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Ho ritrovato la mia macchina fotografica! Il miracolo si è compiuto! Per tutto questo tempo era rimasta in una delle quattro macchine di Furuya-san, imbucata chissà dove nel bagagliaio. L’unico posto in cui non avevo pensato di cercare. Sono talmente abituato a lasciare la roba in giro che ho subito pensato alla possibilità peggiore, cioè che l’avessi dimenticata sull’autobus. Non era così. Furuya-san me l’ha portata stamattina, dopo avermi dato la buona notizia già ieri. Sono felice. Non sono poi così baka.

Per tutto il giorno mi sono tenuto stretto la mia cara vecchia Nikon Coolpix 7600 (pubblicità occulta), assaporando una gioia che non avrei mai più creduto possibile.

Italian restaurant

11 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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Ahimé, l’ho fatto. Sono andato a mangiare in un ristorante italiano. Non avevo molta scelta, in verità: Sasage-san mi ha messo di fronte al fatto compiuto. Aveva invitato anche la figlia e il genero, in quello che dev’essere uno dei migliori ristoranti della zona (il proprietario è Kanō-san, quello che mi ha aiutato a scegliere il kimono). Continue Reading Italian restaurant…

Sasage-san

11 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Pensieri | Lascia un commento
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La mia cara host-mother in passato dev’essere stata una persona importante, nel suo. Oggi mi ha dato un fascicoletto di otto pagine illustrate col suo curriculum professionale; è scritto in un giapponese un po’ difficilotto, ma si capisce che non è una qualunque. Ho lavorato molto, mi ha detto semplicemente, con quell’umiltà che è propria di tutti i giapponesi quando parlano di sé stessi, e che è prescritta in primo luogo dalla grammatica. 

Povera Sasage-san… oggi mi ha detto che è malata, e non sembra che sia una cosa da nulla. L’ha detto con un tono distaccato, come se stesse parlando delle previsioni del tempo di domani. Io avrei voluto poterle rispondere molto di più di quello che mi ha consentito il mio giapponese, mai povero come in questi casi.

Meraviglie

11 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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_Oggi_ è stato uno di quei giorni che non si dimenticano. Siamo tornati da Karuizawa in mattinata con lo Shinkansen (che _è_ arrivato alla stazione di Tōkyō Ueno con quattro scandalosi minuti di ritardo) e siamo stati prontamente indirizzati verso i nuovi appuntamenti. Primo, pranzo al Meguro Gajōen (assieme a Carlotta). Secondo, incontro con Yoda-san al Thinkpark di Shinagawa (da solo). Sono più impegnato di un capo di stato in visita ufficiale. Continue Reading Meraviglie…

Japanese inside?

10 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Pensieri | Lascia un commento
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Stasera abbiamo guardato un incontro olimpico di Badminton doppio femminile (esiste anche il Badminton doppio femminile) fra Danimarca e Giappone. Dopo una sfida agguerrita, degna di una finale, le giapponesine Ōgura e Shiota si sono imposte per 3 game a 2. Durante la partita, mi sono accorto di tifare apertamente per il Giappone. Il che non è poi molto strano (non ho mai avuto particolare interesse per la Danimarca, mentre il Giappone è il Giappone). La cosa strana, però, è che le danesi mi stavano (ingiustamente) antipatiche in quanto non giapponesi. Mi sembravano insipide, anonime, straniere. Abituato a vedere soltanto visi orientali, e ad osservare e a riprodurre atteggiamenti e comportamenti orientali, sto cominciando a considerare l’Oriente come la norma e l’Occidente come l’antitesi alla norma. Di questo passo, prima di partire sarò arrivato a pensare anche a me stesso come a un misero gaijin, un “uomo-di-fuori”…

Preoccupante.

Ancora cibo

10 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Lo so, tendo a ripetermi. Del resto, non posso fare diversamente. Sembra che per i signori Harada lo scopo principale di questa breve vacanza a Karuizawa sia cancellare anche la più piccola traccia di appetito dai nostri stomaci. Mangiamo in continuazione. Ecco una breve lista delle novità di oggi. Continue Reading Ancora cibo…

Abbiocco

10 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Alla fine è arrivato. Il principio secondo cui è inutile perdere tempo a dormire fin tanto che sono qui in Giappone oggi ha subito un duro colpo. Dopo pranzo, quando Harada-san ha suggerito di tornare a Karuizawa a riposarci un po’ (Nagano è una bella città, ma a parte lo Zenkōji non c’è molto da vedere), ho colto la proposta come un’opportunità irripetibile. (Sono n notti che dormo al massimo sei ore, sei ore e mezza.) Appena montato sul treno sono crollato e per tutto il viaggio mi sono tenuto pervicacemente attaccato al mio sonno, nonostante non sapessi dove appoggiare la testa e mi si aprisse di continuo la bocca, involontariamente. Quando abbiamo dovuto cambiare treno, quattro stazioni prima di Karuizawa, sono passato da un vagone all’altro come fluttuando su un mare di sonno. Arrivati a casa Harada, mi sono buttato a letto e prima di cena ho dormito altre due ore, pulite pulite. (Anche Harada-san, del resto, ha fatto lo stesso. Che pacchia.) 

Il tempio della buona luce

10 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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È la principale attrattiva di Nagano, a solo un’ora e venti di treno da Karuizawa. Il nome Zenkōji vuol dire in realtà “tempio di Yoshimitsu” [i due caratteri 善光, “buono” e “luce”, hanno come al solito due possibili letture, yoshi-mitsu (alla giapponese) e zen-kō (alla cinese)]. Yoshimitsu, secondo la leggenda, era un sant’uomo che recuperò in modo miracoloso la “triade dorata”, un’insigne immagine buddista, dal canale in cui era stata gettata. Continue Reading Il tempio della buona luce…

Qualche altra giapponeseria (in ordine sparso)

9 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Informazioni | 3 commenti
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I pasti non hanno orari fissi. Ieri abbiamo cenato alle nove. Stasera Harada-san ci ha portati a cena alle 17 e 45 e abbiamo dovuto aspettare prima di poterci sedere, perché il ristorante era strapieno. Alle 17 e 45.

Il succo di verdure che ho bevuto a colazione in un cartone di tipo brik era dotato di cannuccia telescopica.

L’udon, il soba e tutti gli altri tipi di spaghetti vanno “slurpati” facendo più rumore possibile. Me l’hanno ripetuto in tanti, sembra che ci tengano proprio. Devo ancora capire come sia possibile risucchiare per intero (e rumorosamente) delle fettuccine di pasta lunghe trenta centimetri senza usare i denti e senza strozzarsi.

I mezzibusti dei telegiornali, subito dopo la sigla, guardano in camera per mezzo secondo, poi si inchinano profondamente sulla scrivania e salutano con rispetto i telespettatori. Solo a questo punto sono pronti e possono cominciare a leggere le notizie.  

Tutti i cessi della nazione sono di marca Toto. La Toto è la ditta che fabbrica i water riscaldati con bidè incorporato e le vasche da bagno a tempo che ti chiamano ad alta voce quando l’acqua è pronta. Le questioni più scottanti della vita di un giapponese sono gestite dalla Toto. La Toto è una ditta potentissima. La Toto tiene in scacco il Giappone. Temo la Toto più della Yakuza.

I signori Harada

9 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Mi stanno proprio simpatici, tutti e due. Lui parla un tipico inglese di Tōkyō, quasi del tutto privo di forme verbali coniugate. Lei sorride con occhietti piccolissimi e si adatta docilmente ai saliscendi del mio incerto giapponese. Non ci fanno mancare nulla. Insistono pervicacemente per offrirci qualsiasi cosa. A pranzo la signora ci ha preparato il sōmen (un’altra novità: spaghettini sottili serviti in una ciotola di ghiaccio, da intingere nell’immancabile salsa di soia mescolata a wasabi). A cena invece ci hanno portato al ristorante cinese (dove io ho mangiato più di tutti, in modo quasi plateale). Dopo cena, abbiamo seguito assieme il riassunto televisivo delle gare olimpiche di jūdō, commentando tanti piccoli dettagli banali con abbondanza di sorrisi reciproci (come succede sempre quando si parla con uno straniero in una lingua che non è la propria). 

Alle nove il povero signor Harada era stanco morto (ha guidato tutto il pomeriggio) e si è addormentato sul divano. Sembrava un bambino. Si è svegliato solo per pochi istanti e ha esclamato: nemutaku natte kichatta yo, cavolo, mi è venuto sonno. Poi si è addormentato di nuovo.

Omikuji

9 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.

Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.

Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.

Natura

9 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Oggi pomeriggio abbiamo visto un vulcano e una cascata. Il vulcano si chiama Asama ed si trova pochi chilometri a nord del vasto pianoro su cui si stende Karuizawa. Ovviamente è un vulcano attivo: ha eruttato solo due anni fa e continua a muoversi (stasera, al telegiornale regionale, hanno detto che sul monte Asama sono stati registrati solo oggi quarantasette micro-terremoti). La cascata, invece, si chiama Shiraito (fili bianchi) ed è uno dei luoghi più suggestivi, poetici e giapponesi che si possano immaginare. È una lunga spaccatura in un costone roccioso da cui fuoriescono acque sotterranee a una temperatura costante di undici gradi e mezzo. Il salto non supera i tre metri di altezza, ma il bordo convesso della montagna lo trasforma un’opera d’arte di bellezza quasi inverosimile. 

Immerso nel verde, sotto un soffitto compatto di nuvole, ho pensato alla strada che ho fatto per arrivare fin quaggiù e mi sono detto che ne è valsa la pena.

TOC building

8 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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È il grande palazzo dei principali grossisti di Tōkyō (Tōkyō Oroshi-uri Centre) e contiene gli uffici di molti soci del club locale del Rotary. Sasage-san mi ci ha portato a fare spese prima della partenza per Karuizawa. Ho visitato il magazzino di Sarada-san [bigiotteria e stoffe dall’Oriente (quello che per l’Italia è Oriente, mentre per il Giappone è Vicino Occidente)] e il doppio negozio di Minami-san (materiale per lo shōdō, l’arte della calligrafia). Quest’ultimo, in particolare, è una vera miniera. C’è di tutto: pennelli, blocchetti d’inchiostro, carta, carta da lettere, rotoli, stampe, ventagli, vasellame, libri didattici. Uno di quei posti in cui sento che potrei comprare tutto, se solo ne avessi i mezzi. 

Minami-san, sempre gentile e sorridente, mi ha regalato due ventagli, alcune piccole riproduzioni di stampe ukiyoe e mi ha dato una dimostrazione pratica di come si scrive col pennello. Ha tracciato i tre caratteri 夢, sogno, 愛, amore e 舞, danza, ed era come se il suo braccio fosse stato programmato fin dalla nascita per compiere quei movimenti e soltanto quei movimenti. Subarashii yo. Che meraviglia.

Il primo terremoto

8 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Lieve, per fortuna, quasi impercettibile. È successo durante la consueta riunione del venerdì con il Tōkyō Ōsaki Rotary Club. A metà del primo, una delle due segretarie si è alzata di scatto ed è scappata di corsa verso la porta. Qualcuno ha detto “poverina, ha paura”. Mi sono accorto che la sedia vibrava. Mi è bastata una frazione di secondo per capire che non si trattava di un treno sotterraneo. Ho chiesto a Furuya-san: Jishin desu ka? Mi ha risposto Hai, jishin da ne. È un terremoto.

È durato dieci secondi. Tutti (eccetto la segretaria, che poi si è scusata) abbiamo continuato a mangiare come se niente fosse.

Soltanto dopo ho pensato che sopra le nostre teste c’erano tutti i trenta piani del Tōkyō Pacific Hotel. Ho riflettuto a lungo sul significato della parola “antisismico”. Per tutto il pranzo, ho tenuto sotto controllo con le natiche gli spostamenti della gente nella stanza, riuscendo a registrare praticamente ogni singolo passo.

Karuizawa

8 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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La Cortina d’Ampezzo del Giappone, l’ha definita Carlotta, e probabilmente non è andata molto lontano dal vero. Ci siamo arrivati in serata, accompagnati in macchina dai signori Harada, che hanno una casa qui e ci ospiteranno per i prossimi tre giorni. Il viaggio è stato un po’ travagliato: ci abbiamo impiegato cinque ore, di cui quasi tre solo per uscire da Tōkyō. (Abbiamo anche rischiato di perderci, nel tentativo di aggirare l’ingorgo). Harada-san si è scusato (come se la colpa del traffico fosse sua) e ci ha detto che di solito non è così. È un tipo simpatico. Mi chiama sempre Mr Guido (ovviamente un calco da Guido-kun) e mi parla per lo più in inglese, forse a beneficio di Carlotta. La moglie è una tipica giapponese di mezz’età: poche parole e molto senso pratico. Ci hanno portato a mangiare lo shabu-shabu: una serie quasi infinita di portate di carne e verdure da sbollentare in una teglia riempita di latte di soia. È un piatto conosciuto in tutto il Giappone, ma la ricetta che usano qui è speciale. Shabu-shabu è un’onomatopea come ne esistono a centinaia in giapponese, ed evoca il movimento ritmico delle bacchette mentre si agita la carne dentro la broda. Una delizia.

Stanotte dormirò un’altra volta in una stanza giapponese tradizionale (vale a dire disteso sul pavimento). Domani visiteremo i dintorni e potrò finalmente vedere le montagne giapponesi, che per ora ho soltanto intravisto nel buio. La prima immagine emotiva di Karuizawa è il suono di un ruscello che scorre proprio sotto il terrazzino di casa Harada, un suono che sembra appartenere a un’altra epoca.

Rasshuawā

7 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | Lascia un commento
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Ho sperimentato l’autobus e la metro. Sul pavimento dell’autobus si potrebbe mangiare tranquillamente e i sedili sono imbottiti di gomma piuma. Una pulizia e una comodità quasi inverosimili. La metro invece è un’altra cosa. Adesso posso dire di aver provato una vera rasshuawā, la ressa dell’ora di punta (rush hour). Quella che ho descritto ieri faceva ridere, al confronto. Dopo gli hanabi, la stazione di Shibuya era congestionata e quando si sono aperte le porte ci siamo visti invadere il vagone da un’orda sovrumana. La signora Tanaka lo aveva previsto e ci aveva fatti stringere lungo un lato del corridoio: watashi wa Guido-kun wo mamotte, Guido-kun wa Karurotta-chan wo mamorimasu, io proteggo te, tu proteggi Carlotta. Risultato: appena il vagone ha accelerato, tonnellate di massa umana ci sono letteralmente franate addosso come una necessità inevitabile. Tanaka-san ha detto che di mattina è anche peggio.

In mezzo quella bolgia, sono riuscito a rivolgere la parola a un bambino affogato nell’interstizio fra me e sua madre: daijōbu, tutto ok? Ho visto soltanto la sua testolina andare su e giù, hai, daijōbu.

I fiori di fuoco

7 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 5 commenti
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Questa è stata forse la serata pù bella da quando sono qui. Siamo andati a vedere gli hanabi, i fuochi d’artificio (letteralmente: fiori-fuoco), rinnovando una tradizione secolare ancora molto sentita.

È successo tutto in fretta. Mi ha chiamato Tanaka-san, la host-mother di Carlotta, dicendomi che loro ci andavano e chiedendomi se volevo andare anch’io; ho risposto di sì, perché no; lei mi ha chiesto dove mi trovavo; a Mitaka, sto andando a Gotanda per tornare a casa; bene, allora fatti trovare al più presto davanti alla stazione di Gotanda e quando sei lì telefona a Kanō-san, ecco il suo numero. – (Kanō-san? e chi è questo? ne salta sempre fuori uno nuovo.) Ho fatto come mi è stato detto. Kanō-san è arrivato, mi ha stretto la mano e mi ha praticamente spinto in un negozio di kimono perché ne scegliessi uno da comprare all’istante. Lo stesso avevano fatto anche con Carlotta. È un regalo. Offre il Rotary. Continue Reading I fiori di fuoco…

国立天文台

7 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Kokuritsu Tenmondai, l’Osservatorio Nazionale (NAOJ, National Observatory of Japan). Si trova a Mitaka, una delle città satellite di Tōkyō che nel corso del tempo ha finito per saldarsi definitivamente alla metropoli.* Era qui il mio impegno principale di oggi. Continue Reading 国立天文台…

Non-chan

7 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 2 commenti
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Sono tornato a casa di Sasage-san. Ieri notte non l’ho vista, perché sono rincasato un po’ tardi, ma questa mattina stava armeggiando in cucina quando mi sono alzato verso le sei e mezza per andare in bagno, e qualche ora più tardi è venuta a svegliarmi. (In realtà mi rigiravo nel dormiveglia già da un po’.) Come al solito, mi ha riversato addosso una cascata di parole, ed è stato difficile incanalarle nei pochi condotti mentali aperti, in modo da riuscire a capirle. Ha tirato fuori il quadernino magico dove annota tutti i miei appuntamenti e ha cercato di spiegarmi che nei prossimi giorni ci vedremo poco, perché io dovrò a Karuizawa e lei ha qualche altro impegno che non ho capito bene. Non c’è mai un attimo di tregua. Continue Reading Non-chan…

Giapponesi

6 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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Questa sera alla stazione di Maihama c’era una calca pazzesca. Non è la prima volta che mi ci trovo in mezzo. In questi casi, i singoli individui (me compreso) sembrano perdere la loro identità e consolidarsi in qualcosa di più grande e potente, che si muove come un’onda e invade ogni spazio possibile, rimbalzando sulle pareti e aggirando gli ostacoli. Non è una cosa che riesco a sopportare a lungo.

Per fortuna, a Shinkiba ho cambiato treno. Sul nuovo treno per Ōsaki non c’era quasi nessuno. Guardando le poche persone attorno a me, ho pensato che i giapponesi sono davvero un popolo compatto, uniforme, efficiente. Un popolo unico al mondo, un blocco unito e privo di scalfitture nel vasto edificio dell’umanità. Non so perché mi è venuta quest’idea, ma non voglio cercare di razionalizzarla a tutti i costi.

Ho assistito a due scene diverse ma in qualche modo complementari: un padre che cercava di rialzare la testa alla figlioletta addormentata nel passeggino, per farle trovare una posizione più comoda, e un uomo d’affari mezzo ubriaco che per tre volte, ciondolando dal sonno, ha appoggiato involontariamente la testa sulla mia spalla. 

La vita umana è anche in queste cose.

Tōkyō Disneyland Resort

6 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 4 commenti
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Stasera non ho molto da scrivere. Ho passato tutta la giornata al Tōkyō Disneyland Resort di Maihama, che è uguale a qualsiasi altra Disneyland del mondo e ha ben poco di autenticamente giapponese (se si eccettuano i visitatori). Con me c’erano anche Carlotta e due ragazze contattate dal Rotary, Makiko-chan e Tokiko-chan. Siamo entrati verso le nove e mezza di mattina e siamo usciti alle dieci di sera, dopo esserci passati in fila tutte le attrazioni principali, senza un attimo di tregua o quasi. Mi sono divertito un sacco, lo ammetto. I tempi di attesa per entrare nelle varie attrazioni erano sempre molto lunghi (spesso anche più di un’ora), ma abbiamo ingannato piacevolmente il tempo chiacchierando in giapponese, inglese, italiano e perfino spagnolo (Tokiko-chan lo sa abbastanza bene, avendolo studiato per quattro anni). Continue Reading Tōkyō Disneyland Resort…

Punto di saturazione

5 agosto, 2008 alle 0:05 | Pubblicato su Pensieri | 2 commenti
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Strano a dirsi, dopo solo sei giorni, ma ho l’impressione che il mio cervello si stia saturando. Non me l’aspettavo. È come se cominciasse a chiedermi un po’ di tregua per rielaborare la gran mole di sensazioni che è stato costretto ad assorbire fino ad oggi. Purtroppo non posso concedergliela, perciò dovrà adattarsi. Sono curioso di vedere che cosa succederà. Potrei scoprire che gli strati più profondi di me sono troppo intrinsecamente occidentali per riuscire a tollerare dosi massicce di Giappone tutte in una volta. Oppure potrei scoprire, superato il punto critico, che sto cominciando davvero a giapponesizzarmi. Per il momento, entrambe le possibilità mi sembrano aperte. (Mi auguro che l’eventuale giapponesizzazione sia comunque reversibile…)

Un’altra cosa che non mi aspettavo era che il mio giapponese peggiorasse anziché migliorare. In questi ultimi giorni ho avuto davvero l’impressione di parlare come un bingo-bongo. Spero che si tratti soltanto di una maggiore consapevolezza: può darsi che non sia davvero peggiorato, ma semplicemente che mi accorga soltanto adesso degli errori che facevo anche prima. Staremo a vedere. È anche vero che quando sono tranquillo e rilassato e ho fiducia nella benevolenza dei miei interlocutori riesco a parlare in modo accettabile. Chiederò esplicitamente che mi correggano quando sbaglio. Voglio migliorare a tutti i costi. 

Il treno

5 agosto, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Sfatiamo la leggenda che gli orari dei treni in Giappone tengano conto anche dei secondi: non so da chi l’ho sentito, è una cazzata. (Forse vale per la metropolitana di Tōkyō, non ne ho idea.) Ciò detto, il fatto che i treni siano puntuali e organizzati alla perfezione è assolutamente vero. Tornando da Kashiwazaki, ho avuto paura di non riuscire a beccare una coincidenza ed ero già in fibrillazione. Ho chiesto delucidazioni al capotreno e lui mi ha indicato l’orario come se fosse una legge fisica universale: alle 17.47 questo treno sarà a Nagaoka, in tempo per lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) delle 18.00, diretto a Tōkyō. Punto. E infatti è andata proprio così.

Il tratto Kashiwazaki-Nagaoka è bellissimo, tutto fra le colline e le risaie. Al ritorno avevo vicino un’anziana signora con lo yukata e quattro studentesse in divisa, che hanno chiacchierato e riso tutto il tempo coprendosi la bocca con la mano. Una scena vista mille volte nei manga che diventava reale sotto i miei occhi.

茶の湯

5 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Cha no yu, l’acqua calda per il tè. Oggi pomeriggio ho assistito un’altra volta alla preparazione di un tè tradizionale, in un contesto molto più piacevole e meno turistico. Come ho già scritto, Kuroda-san mi ha portato al museo del tè di Kashiwazaki, che è molto vicino a casa sua. Continue Reading 茶の湯…

Kashiwazaki – 2

5 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione | Lascia un commento
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Ho trascorso la mattina in libertà. Sono uscito sulla spiaggia a leggere e a pensare. Ho percorso i due moli che racchiudono il lembo di sabbia davanti all’hotel Raion e ho guardato le famigliole fare il bagno. Più tardi, quando sono ritornato in albergo, mi sono accorto di essere in ritardo di mezz’ora rispetto all’orario previsto per il check-out (avevo capito male: era alle dieci, non alle dodici) e mi sono affrettato a raccogliere le mie cose, scusandomi molto. Kuroda-san è passato a prendermi a mezzogiorno, mi ha portato a mangiare lo yakiniku (carne e riso) e poi mi ha fatto vedere altre bellezze di Kashiwazaki (due templi buddisti, un belvedere da cui si domina tutta la città, il museo del tè, il museo di storia naturale, il giardino pubblico). Il tutto col suo fare consueto: silenzioso, meditabondo, imperscrutabile. Comunque è stato molto gentile e si è preso cura di me in tutto e per tutto. Al momento di partire, ho cercato di ringraziarlo come si deve, inchinandomi più e più volte. Se n’è andato un po’ imbarazzato.

Addio, Kashiwazaki. Forse per sempre.

Alcune curiosità sull’hotel “Rombo di tuono”

5 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Informazioni | 3 commenti
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Quando sono arrivato, all’entrata della hall c’era un cartello con una lista di nomi, fra cui anche Guido Cupani-sama, l’egregio signor Guido Cupani. Mi sono sentito un figo.

In tutti i corridoi, la filodiffusione diffonde continuamente pezzi di musica classica. Pezzi ricercati. Poco fa ho ascoltato quasi integralmente il Passepied della Suite bergamasque di Debussy. Mica pizza e fichi.

In ogni camera, dentro l’armadio, c’è un corredo di asciugamani per dopo il bagno. C’è perfino una spazzola col manico lungo per insaponarsi la schiena.

In camera non c’è nemmeno una sedia.

Il letto è un normale letto all’occidentale. Solo il cuscino è diverso: contiene per metà gomma piuma e per metà pallini di plastica morbidi (?).

Ai piedi del letto c’era un pigiama adattabile a qualsiasi taglia. Pantaloncini e camicione azzurri con su scritto il nome dell’hotel. (Ovviamente l’ho usato. Come rinunciare…)

Spero che non capiti nessuna emergenza, perché non sono riuscito a capire come funziona il meccanismo di salvataggio che ho qui in camera. Si chiama Orirō (“scendiamo”) ed è una specie di scaletta  estensibile per calarsi dalla finestra. Ho letto la guida appesa al muro ma non ho capito dove vada ancorata. Nelle immagini i moschettoni sono fissati a un tesuri (“hand rail”), ma non vedo niente di simile attorno a me, né dentro la stanza, né fuori dalla finestra. Se scoppia un incendio mi butto di sotto portandomi appresso la scaletta come compagnia.

Risveglio

5 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Pensieri | Lascia un commento
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In Giappone dormo meno che in Italia. Vado a letto sempre tardi per riuscire a scrivere tutto quello che mi è successo durante la giornata, e la mattina mi alzo sempre presto per poter fare più cose possibile. Ieri, quando ho fatto il check-in qui all’hotel Raion, mi hanno chiesto a che ora volessi fare colazione. Kuroda-san ha domandato al receptionist quando aprisse il ristorante. Shichi-ji desu, alle sette. Io ho detto allora che alle sette e mezza mi andava bene. Ho subito pensato: sette e mezza?! Ma che cazzo sto dicendo? Purtroppo, ormai era fatta. Non ho avuto la prontezza di correggermi subito e mi sono rassegnato. Sono piuttosto timoroso quando si tratta di alterare il funzionamento del meccanismo organizzativo nipponico con ripensamenti e altre richieste particolari. Non importa. Alle sette e mezza spaccate di stamattina mi sono presentato al ristorante Ran-?-? (sono riuscito a leggere solo un ideogramma su tre) e ho consumato la mia magra colazione in silenzio, con gli occhi persi nel vuoto.

Gli attimi dopo il risveglio sono sempre un po’ problematici. Anche in Italia non sono mai di ottimo umore la mattina appena alzato. Qui è peggio. Quando apro gli occhi, nella mia mente scorrono sempre gli stessi pensieri, nell’ordine: sono sveglio; sono in Giappone; oddio sono in Giappone; aiuto. Dev’essere un riflesso spontaneo del cervello. Quell’oddio e quell’aiuto racchiudono tutta la difficoltà quotidiana di farsi capire in una lingua ostica e di adattarsi a regole che spesso non capisco fino in fondo. 

Ma per fortuna passa presto. Mezz’ora dopo il risveglio sono di nuovo contento di essere in Giappone e pronto a qualsiasi nuova esperienza.

Cose assurde

4 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Esperienze | 2 commenti
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Kashiwazaki, 5 agosto, pochi minuti dopo la mezzanotte: su un canale televisivo qualsiasi stanno trasmettendo lezioni di italiano in giapponese, condotte da tre deficienti che parlano come Giovanni Muciaccia. Ecco un estratto:

Watashi wa hataraki mono desu. Sono un gran lavoratore.
Watashi wa kakkoii desu. Sono ganzo. (Sic!) 

Aggiunta mia: Shinjirarenai. Nun ce posso crede.

Sea-Youth 雷音 Hotel

4 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 commenti
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È qui che passerò la notte. È un hotel pulito ed onesto di fronte alla spiaggia. I due ideogrammi nel nome si leggono come la parola raion (“leone”) ma vogliono dire invece “rombo di tuono”. (Speriamo non ci siano sorprese durante la notte.)

In questo hotel non c’è il bagno in camera: questo significa che si fa il bagno tutti insieme in una grande vasca. L’idea mi preoccupava un po’, lo confesso, ma la regola è che finché sto qui devo comportarmi al cento per cento come un giapponese, quindi bando alle ciance. A che ora chiude il bagno? Alle undici. Perfetto. Mi sono presentato alle undici meno dieci; il custode ha ridacchiato e mi ha detto che potevo rimanere tranquillamente fino alle undici e un quarto. 

Non c’era nessuno. Missione compiuta. Ho avuto quindici metri quadrati di vasca con idromassaggio bollente tutto per me. E nessuno ha visto le mie pudenda. 

Immerso in quel brodo, ho avuto quasi l’impressione che l’anima mi si staccasse dal corpo e volasse in qualche posto beato per non ritornare mai più.

Cibo ecc.

4 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | 4 commenti
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I giapponesi mangiano di più di quanto pensassi. Noi, quando andiamo al ristorante giappo, prendiamo al massimo una portata di sushi e una ciotola di riso al curry (nella speranza di non spendere troppo), loro invece si fanno riempire il tavolo di ogni ben di Dio e mangiano fin che non sono proprio sazi. 

A pranzo, Kuroda-san mi ha offerto soba (spaghetti freddi intinti nella salsa) e tenpura (frittura di pesce e verdure), serviti in quantità industriali. A cena, abbiamo mangiato granchio, sashimi di ishi-zakana (non chiedetemi che bestia è, non sono riuscito a capirlo) e pesce alla griglia, il tutto accompagnato da riso, verdure crude, tè, birra e o-sake.

Non c’è paragone con quello che si mangia nei ristoranti giapponesi in Italia (almeno quelli che conosco io). Anche il modo di mangiare è differente, e spesso al cliente è richiesto di partecipare in qualche modo alla preparazione del piatto. Alla salsa per il soba, per esempio, vanno aggiunti semi di sesamo da tritare con un piccolo pestello. Una volta finiti gli spaghetti, la salsa rimanente va bevuta dopo averla allungata nel sake caldo. – Ci sono decine di usanze come queste. Non si finisce mai di imparare.

Kashiwazaki

4 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 1 commento
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Oggi sono a Kashiwazaki (“il promontorio delle querce”). Sono venuto a visitare la centrale nucleare dove lavorano alcuni amici di Kaori-san. Ho incontrato Kuroda-san (che adesso è in pensione) e Sentoku-san [che ci ha portati in giro per la centrale, spiegandomi per filo e per segno come funziona (in giapponese, ovviamente; per fortuna ho capito abbastanza)]. La centrale di Kashiwazaki (nella foto) è la più grande al mondo (ha ben 7 – sette – reattori) ed è stata in parte danneggiata dal tremendo terremoto dell’anno scorso, anche se adesso funziona di nuovo a pieno regime. Continue Reading Kashiwazaki…

Altre possibili descrizioni di Tōkyō

3 agosto, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Pensieri | 2 commenti
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Tōkyō somiglia a un tessuto. Si estende indefinitamente in tutte le direzioni ed ogni suo punto è sostanzialmente indistinguibile dagli altri. Roma non sarebbe la stessa se Via della Conciliazione fosse spostata di fronte alle terme di Caracalla e il Colosseo venisse scambiato con lo Stadio Olimpico. Per Tōkyō questo non vale. I vari quartieri potrebbero essere rimescolati come le tessere del gioco dei quindici e tutto sarebbe sostanzialmente immutato – ovvero, non ci sarebbe alcun modo di ricostruire la successione corretta. 

Tōkyō è come un immenso casellario. La parte non sottintende il tutto. Il tutto è prodotto dalla semplice accumulazione delle parti. Tōkyō è un insieme di scatole che contengono scatole che contengono scatole. I condomini somigliano spesso a portapenne o a tubetti di medicinali; danno l’impressione di essere pensati per stipare in modo quanto più razionale una grande quantità di oggetti.

Certi angoli di Tōkyō sembrano lontanissimi da Tōkyō. Nel ventre di Tōkyō c’è spazio, c’è silenzio, c’è pace. Questa stanza, per esempio: il magnifico living di casa Furuya immerso nella notte, illuminato dalle lampade. Se non fosse per un rumore attutito dalla strada, lo si potrebbe facilmente immaginare sospeso nello spazio siderale. Lo si potrebbe facilmente immaginare come l’unica cosa esistente in tutto l’universo, uno spazio chiuso privo di un qualsiasi lato esterno.

Tutti gli ambienti, a Tōkyō, sembrano avere soltanto un lato interno. Tōkyō stessa, vista da dentro, sembra infinita, senza uscita. Il labirinto perfetto.

Questioni di etichetta

3 agosto, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Pensieri | 4 commenti
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In giornata, Furuya-san mi ha aiutato ad organizzare la gita a Kashiwazaki. Diciamo che ha fatto tutto lui. Ha prenotato l’albergo e il treno, ha contattato il mio punto di riferimento Kuroda-san via e-mail e via cellulare ed è arrivato a lasciargli quattro messaggi nella segreteria telefonica per assicurarsi che venga a prendermi in stazione domani, all’ora prefissata. In più, mi ha prestato la sua macchina fotografica.

Si pone un problema: che cosa porto a Kuroda-san? Dopo una breve discussione, i signori Furuya mi hanno detto che non serve che porti nulla. Basta un biglietto di ringraziamento (e magari un piccolo pensiero) quando torno. Mi hanno consigliato eventualmente di pagare la mia parte se mangiamo fuori (e fin qui nulla di strano); se poi Kuroda-san insiste per pagare tutto lui, devo rifiutare l’offerta al massimo per due volte, e poi accettare. Mentre mi dicevano queste cose mi sentivo sempre più in imbarazzo: finora, da quando sono qui, mi hanno offerto praticamente tutto in nome dell’amicizia fra rotariani, e i miei tentativi più o meno maldestri di rifiutare non hanno mai rispettato l’etichetta prevista. Ho provato a fargli capire la mia preoccupazione; mi hanno detto di non preoccuparmi.

Il che pone un nuovo, interessante quesito: mi dicono di non preoccuparmi perché effettivamente non devo preoccuparmi, oppure si aspettano che per educazione io continui a preoccuparmi? O magari che mi preoccupi per due volte di seguito, e poi accetti di buon grado di non preoccuparmi?

Pomeriggio con i signori Furuya

3 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Comincia con la classica domanda: “Guido-kun wa kyō no gogo, nani wo shitai desu ka?”, che vuoi fare oggi pomeriggio? Continue Reading Pomeriggio con i signori Furuya…

Casa Furuya

3 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Esperienze | Lascia un commento
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Oggi Sasage-san è partita per le terme assieme alla nipotina. Starà via tre giorni e durante questo periodo saranno i signori Furuya a prendersi cura di me (anche se il 4 e il 5 andrò a Kashiwazaki, a visitare la centrale nucleare). Perciò stamattina ho fatto armi e bagagli e mi sono trasferito a casa Furuya. Continue Reading Casa Furuya…

Non mi smentisco mai

3 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Informazioni | 2 commenti
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Ho perso la macchina fotografica. Non capisco ancora come ho fatto, visto che ci sono sempre stato attento (per paura di perderla controllo ogni sera di averla sotto mano, prima di andare a dormire). Probabilmente l’errore è stato tenere macchina e custodia separate. Quando sono sceso dall’autobus, ieri, ho controllato di avere tutto, e la custodia c’era; ho pensato che la macchina fosse dentro, invece dovev’essere rimasta sul sedile.

Oggi ho telefonato alla compagnia degli autobus e sono anche ritornato fino al Bus Terminal di Hamamatsu-chō, ma purtroppo la macchinetta non è stata ritrovata. Sono mortificato e continuo a ripetermi baka, baka, baka.

Hādo sukejūru

2 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione, Pensieri | Lascia un commento
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Il titolo è la traduzione in Japlish di hard schedule. Si capisce, no? Oggi io e Carlotta avevamo in programma due cose importanti: la visita guidata di Tōkyō in autobus (assieme ad altre decine di turisti occidentali) e un welcome party a casa di Furuya-san. Il giro in autobus è stato un perfetto esempio di turismo alla giapponese: moltissime tappe in pochissimo tempo. L’impressione è che volessero farci vedere Tōkyō una volta per tutte, in modo da non doverci più pensare in futuro. Continue Reading Hādo sukejūru…

Pasta

1 agosto, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Esperienze, Narrazione | 2 commenti
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Questa sera è venuto a cena Masato-kun, il nipote più giovane di Sasage-san. La signora aveva deciso di preparare la pasta, perciò mi sono offerto di aiutarla. Alla fine, lei ha spadellato le verdure e io mi sono occupato della cottura degli spaghetti (apportando una modifica fondamentale alla ricetta di partenza, che non prevedeva l’aggiunta di sale). Continue Reading Pasta…

La prima passeggiata. Da solo

1 agosto, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Narrazione, Pensieri | 3 commenti
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Sasage-san, kyou no gogo sanpō ni itte mo ii desu ka?”, posso andare a fare una passeggiata questo pomeriggio?

Mi aspettavo un sì o un no, non certo che si mettesse a spulciare guide e a telefonare a destra e a sinistra per trovare un posto dove farmi andare!

Avrei dovuto immaginarlo. Per un giapponese, l’idea che un turista possa andare a zonzo per la città senza una meta precisa dev’essere semplicemente insensata. Dopo lunghe riflessioni, Sasage-san mi ha consigliato di andare al Tōkyō Teleport (terepōto) di Odaiba, un vasto quartiere commerciale su un’isola artificiale a un quarto d’ora di treno da qui. Ci sono andato. In un modo o nell’altro sono riuscito nel mio intento: passeggiare, pensare, e trovare un po’ di Giappone autentico da fotografare e ricordare. Al ritorno, in un guizzo di serendipità sono sceso dal treno una stazione prima (Ōi-machi anziché Ōsaki). Dopo trecento metri a piedi avevo già perso l’orientamento. C’era un’atmosfera dolcemente malinconica che le luci della sera non facevano che accentuare. Ho sentito nostalgia di casa e al tempo stesso ho sofferto della consapevolezza che non riuscirò mai a vedere tutto e a capire tutto, per quanto possa sforzarmi. Mi sono ritrovato in un angolo di quartiere (nella foto) che sembrava un piccolo paese rurale inglobato dalla grande città, come un pesciolino nel ventre di una balena. Non c’era alcuna speranza di raggiungere Ōsaki a piedi. Ho deciso quindi di ritornare alla stazione di Ōimachi e di fare in treno anche l’ultimo tratto. 

Tōkyō è grande. Tōkyō è anche più grande.

Pranzo con il Rotary

1 agosto, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Narrazione | 2 commenti
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Programma di oggi: pranzo con il Tōkyō Ōsaki Rotary Club e incontro con il governatore del Distretto 2750 (signor Nobuyuki Shindo). Un florilegio infinito di inchini, hajimemashite (piacere di conoscerla), yoroshiku onegai shimasu (confido nella sua benevolenza), scambio di biglietti da visita ecc. C’era anche Carlotta, l’altra ragazza italiana che partecipa allo Youth Exchange Program, atterrata soltanto in mattinata. (È comprensibile che fosse un po’ stravolta, poverina.) La riunione si è svolta così: saluti, campanella, canzoni [Kimi ga yo (inno nazionale giapponese) + inno del Rotary], pranzo, saluto agli ospiti (noi), comunicazioni, discorso del governatore, fotografie, saluti. Il tutto in un ampio attico dell’Hotel Pacific, a cento metri di altezza sopra la stazione di Shinagawa. Ci hanno servito un curioso brodetto di pomodoro, un consommé di filetto con contorno di fagioli, insalata fresca, dessert, caffè in tazza grande – tutto in rapida successione, con un’efficienza da catena di montaggio. Il discorso del governatore è stato molto lungo e tutt’altro che un discorso di circostanza, da quel poco che ho capito. Applausi e grandi sorrisi.

Finita la riunione, Furuya-san ha preso me e Carlotta sotto la sua ala protettiva e ha consegnato a ciascuno una tessera prepagata per autobus, treni e metro [ce l’hanno tutti, si chiama Suica (che suona un po’ come suika, cocomero)], un cellulare UMTS con 8.000 yen di traffico telefonico e una mancetta di 20.000 yen per le piccole spese. Tanto per gradire. Un euro sono 170 yen circa, fate un po’ i conti. Siamo rimasti basiti. I giapponesi sorridevano. Ovviamente abbiamo accettato di buon grado la violenza. Tōkyō Ōsaki Rotary Club, dōmo arigatō gozaimasu.

Prime impressioni su Tōkyō

31 luglio, 2008 alle 0:04 | Pubblicato su Pensieri | Lascia un commento
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Tōkyō sembra un frattale. Contiene un’immagine dell’infinito a qualsiasi scala la si guardi. Non è solo la città più grande del mondo, ma è anche la città a più alta definizione del mondo. Le nostre città, monumentali, ordinate, sembrano un po’ indistinte al confronto, se osservate con una risoluzione di qualche metro. Le pareti dei nostri condomini e palazzi sono omogenee, non presentano sorprese, sono fatte per essere fotografate da lontano, vanno bene per le cartoline panoramiche. Tōkyō invece no, Tōkyō è un brulicare disordinato e imprevedibile. Più metti a fuoco e più scopri nuovi particolari dove non te li aspetteresti (viadotti, negozi, ingressi, scritte, luci, cavi, finestre, pali, bidoni, cabine telefoniche). C’è tutto anche da noi, ma non con la stessa varietà e soprattutto senza quello speciale estro nel produrre disordine che qui è la legge. Eppure, Tōkyō è incredibilmente pulita. Niente cartacce, merde di cane, ecc., sembra assurdo solo pensare che possano esserci. Tōkyō pare un essere vivente, ma – almeno per il momento – non mi fa paura.

Luoghi comuni (confermati) sul Giappone

31 luglio, 2008 alle 0:03 | Pubblicato su Pensieri | Lascia un commento
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I giapponesi sono tanti. I giapponesi sono gentili. I camerieri e i negozianti in special modo. Il ragazzetto emo che ci ha servito a pranzo era tutto un sorriso e un inchino (ne ho ricevuto un incrocio stupefacente di impressioni discordanti). I giapponesi si inchinano, una, due, tre, dieci volte, anche allontanandosi, voltandosi un poco, continuando a camminare, telefonando. I water giapponesi sono i più tecnologici al mondo (e mi piacciono).

Riassunto degli eventi più recenti

31 luglio, 2008 alle 0:02 | Pubblicato su Narrazione | 3 commenti
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30 luglio, ore 12 (italiane) – Partenza da Milano Malpensa.

Ore 13 (GMT) – Arrivo a London Heathrow.

Ore 15.45 – Partenza da London Heathrow. Per un pelo, la quiete dell’internet point nella Lounge per i viaggiatori di prima classe rischiava di farmi perdere la coincidenza.

Ore 18 circa – Cena offerta da British Airways: simil-sashimi (pesce crudo) e simil-teriyaki (pesce alla griglia con riso e salsa agro-dolce-piccante). Continue Reading Riassunto degli eventi più recenti…

Dove sono?

31 luglio, 2008 alle 0:01 | Pubblicato su Informazioni | Lascia un commento
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A Tōkyō, Shinagawa-ku, da qualche parte. Davvero, non saprei spiegarlo meglio di così. So che nei paraggi ci sono le stazioni di Gotanda e di Ōsaki e ho una vaga idea di dov’è il mare (alla mia destra, guardando fuori dalla finestra. Comunque non si vede). Sulla cartina sono riuscito a individuare l’università Risshō, che si trova a un isolato da qui, ma non ho capito qual è la mia via e ho rinunciato a cercarla. (Domani comprerò un’altra cartina.)

__________

Aggiunta successiva: ho ricostruito il mio indirizzo completo. Eccolo:

Tōkyō-to, Shinagawa-ku, Ōsaki 4-2-13

Traduzione:

Metropoli di Tōkyō, quartiere speciale di Shinagawa, distretto di Ōsaki 4, isolato 2, edificio 13

Per la precisione, sono all’undicesimo piano, appartamento 1103.

日本にいます。

31 luglio, 2008 alle 0:00 | Pubblicato su Pensieri | Lascia un commento
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Nihon ni imasu. Sono in Giappone. 

Sono in Giappone! Non mi sembra vero.

Fino all’ultimo ho temuto che potesse succedere qualcosa che mi impedisse di arrivare fin qui. Cose come perdere il portafoglio o il passaporto o sbagliare aereo ecc. ecc. Tutto è possibile. E invece ce l’ho fatta. Sono proprio in Giappone. Mi sento come il salmone che ha risalito la corrente e che ignora il motivo che lo ha spinto a farlo, ma che è contento di averlo fatto e che sa di aver fatto la cosa giusta, che è quello il posto in cui doveva andare.

Sono qui, per un mese. Qualsiasi considerazione generale è un po’ prematura, ma sicuramente in questo momento sono felice di essere qui.

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