Sayōnara party

27 Agosto, 2008 at 0:01 | In Uncategorized | 1 Comment

Proprio così. È giunto il momento. Non mi sembra vero. Per tutta la serata ho provato sensazioni contrastanti: stanchezza, eccitazione, tristezza, fretta di tornare, nostalgia anticipata. Ci sono stati festeggiamenti, inchini, foto, saluti, arigatō gozaimashita, tutta la liturgia abituale, soltanto che questa è l’ultima volta, e non si può fare a meno di sentire l’amaro in bocca.

La festa era organizzata in uno strano ristorante nippo-italo-francese.  Ambiente meraviglioso (arredamento di classe, illuminazione suggestiva, acquari giganti alle pareti) ma cibo quanto meno discutibile (la prima portata era uno strano sashimi con carota e olio d’oliva, non dico altro). Non ho mangiato quasi niente. Non avevo fame. C’erano praticamente tutti: Sasage-san, i signori Furuya, Harada-san, Yoda-san, Minami-san, i signori Tanaka (genitori di Makiko-chan, la ragazza che è venuta con noi a Disneyland e adesso è in Italia), la host-family di Carlotta, perfino Itō-sensei (con cui ho parlato per buona parte della serata e che alla fine mi ha salutato dicendomi ti aspetto l’anno prossimo). Abbiamo ricevuto altri regali (impossibile elencarli tutti) e perfino ringraziamenti (!). Ovviamente abbiamo ringraziato a nostra volta. Nonostante l’alcool e l’agitazione sono riuscito a mettere insieme qualche frase abbastanza decente per far capire quanto sia stato bello stare qui e quanto siamo grati a tutti quanti per essersi presi cura di noi. Devo essere apparso abbastanza commosso, e in effetti lo ero. Furuya-san mi ha perfino abbracciato, come un vecchio amico. Sabishiku narimasu ne, sentirò la tua mancanza. Oh.

Poi tutto è finito. Domani mattina verranno a prendermi per portarmi in aeroporto, e poi addio.

Ho concluso la serata con Shun-kun, Yūmi-chan e Tokiko Fukuyama in un pub vicino all’Omote-sandō, giusto per dire di aver sfruttato fino in fondo l’ultima sera a Tōkyō. Ci siamo lasciati alla stazione della metro. C’è sempre un angolo oltre il quale si svolta e ci si perde di vista. Ed è sempre così difficile.

Tornando verso casa dalla stazione di Ōsaki (la mia stazione per un mese) ho guardato per l’ultima volta i negozi, le finestre, i vicoli, le scale di servizio, e ho pensato a quanti posti mi saranno sottratti a partire da domani. E chissà per quanto tempo. 

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