Nikkō, ovvero il diluvio
19 Agosto, 2008 at 0:00 | In Uncategorized | 2 Comments
Terza gita fuoriporta. Minami-san e Ōtsuki-san ci hanno accompagnato a Nikkō, una cittadina in mezzo alle montagne che contiene il più importante altare shintō dedicato allo shōgun Tokugawa Ieyasu (il Nikkō Tōshōgū, patrimonio dell’umanità Unesco).
“Nikkō” si scrive con due caratteri che vogliono dire “luce del sole” (日光). Suona davvero come una presa per il culo: da quando siamo qui non ha smesso di piovere un secondo. Una tragedia. La splendida cascata Kegon, la più alta del Giappone, era completamente avvolta dalle nuvole. Ci siamo fatti trenta tornanti avanti e indietro solo per sentirne il rumore in mezzo alla nebbia. Arrivati al Tōshōgū, la leggera pioviggine è diventata un diluvio. Abbiamo visitato il complesso dei templi di corsa, come se fosse un dovere, e abbiamo completamente ignorato il giardino. Dopo un rapido pranzo (anguilla e brodo di tofu) abbiamo puntato decisi verso l’albergo. Non c’erano alternative.
Ho poco da dire su Nikkō. È un luogo spettacolare, pieno di edifici maestosi straboccanti d’oro, l’espressione più piena di un certo gusto barocco che come notava Fosco Maraini riemerge ciclicamente nel corso della storia giapponese, contrapponendosi al più tradizionale ideale estetico di delicata semplicità*. Non è brutto, è solo troppo. Ed è un esempio fin troppo “tipico” di quello che un occidentale si aspetta di trovare in Oriente (tetti ricurvi, dragoni, pannelli intarsiati e altre cineserie). Per carità, merita una visita, ma non tutti i superlativi che si leggono nei depliant.
Forse, se non avesse piovuto tutto il tempo…
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* Un esempio di barocco contemporaneo sono i magazzini di Akihabara.
2 Commenti »
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tante altre cineserie!?!? in Giappone?!?!?
Commento di polythenecam — 20 Agosto, 2008 #
Beh, sì Ele. Questa tipologia di gusto decorativo i giapponesi l’hanno presa di peso dalla Cina.
Commento di Marco — 20 Agosto, 2008 #