Basta!
15 Agosto, 2008 at 0:01 | In Uncategorized | 2 CommentsOggi, a cena, ho rischiato di impazzire. La combinazione Sasage-san + Furuya-san è qualcosa che non riesco a reggere per più di trenta minuti filati. Parlano velocissimi. Si mangiano le parole. La signora Furuya, a un certo punto, mi ha detto di non preoccuparmi se non riuscivo a capire quello che stava dicendo suo marito: non lo capiva neanche lei. Tanto per dire.
Per la prima volta in vita mia, ho odiato la lingua giapponese. Dopo un’ora di discorsi continui di cui riuscivo a discernere al massimo un dieci per cento, avrei voluto strozzarli, farli tacere, mettermi ad urlare in italiano o anche in ostrogoto, pur di non sentire più una sola parola in giapponese. (Riuscite a crederci?) Ovviamente non ho fatto nulla e sono rimasto buonino al mio posto, zitto zitto. Dopo qualche minuto la crisi è passata, e incredibilmente ho ricominciato a capire almeno il succo di quello che stavano dicendo.
Il fatto è che io non sono giapponese. Ogni tanto sembrano dimenticarlo. Mi parlano come niente fosse, senza pensare che appena si esce dall’ambito dei discorsi consueti devo fare mentalmente l’analisi logica di tutte le frasi che dicono – in una frazione di secondo. (Sempre sperando che non utilizzino parole o costruzioni grammaticali a me ignote.) È un processo delicatissimo. Basta un po’ di birra o un po’ di stanchezza a trasformare qualsiasi discorso in un pastone confuso da cui non riesco ad estrarre nulla di sensato. Lo stesso miscuglio di parole che mi frulla in testa ogni sera prima di addormentarmi: mina shimatte zenbu chotto arigatō gozaimashite keredomo muzukashii anmari deshō ne…
Vivere qui – 2
15 Agosto, 2008 at 0:00 | In Uncategorized | 2 CommentsOggi sono tornato all’Osservatorio. Motivo ufficiale: dovevo lavorare alla tesi. (In realtà ho combinato poco o niente.) Ho chiacchierato un po’ con qualche studente e ricercatore; l’osservatorio era semivuoto per via dell’O-bon, e c’era un clima di generale fancazzismo che mi ricordava tanto Trieste. Mi hanno regalato alcuni gadget che progettano di vendere al Museo (un rotolo di carta igienica con disegnati i pianeti ed altre amenità astrofisiologiche).
A pranzo ho mangiato al McDonald’s assieme a Itō-sensei e abbiamo parlato del tempo atmosferico, delle differenze linguistiche e del lavoro accademico. Ancora non riesco a capire se ho realmente delle possibilità di trovare lavoro qui. Il prof mi ha detto che anche qui in Giappone l’ambiente della ricerca non è tutto rose e fiori ed è difficile trovare un lavoro stabile. Non so che cosa pensare. Ci sono troppe variabili in gioco. Aspetterò fino alla prossima settimana: ho appuntamento con un altro ricercatore e sono curioso di sentire quello che mi dirà. Lasciamo fare alla sorte.
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