Nomi-kai
14 Agosto, 2008 at 0:03 | In Uncategorized | Leave a Comment
Come promesso, Furuya-san mi ha portato fuori a cena e poi a bere (nomu, da cui nomi-kai, incontro-bevuta). C’era anche sua moglie e un amico (se non ho capito male, un famoso architetto), che però ci ha salutato subito dopo mangiato. Abbiamo cenato in un sushi-bar, direttamente sul bancone: una sfilza di sushi diversi preparati con pesci improbabilissimi sotto i nostri occhi. Poi ci siamo spostati in un locale contemporaneo, tutto riflessi, luci soffuse e design raffinato. Furuya-san dev’essere un habitué in entrambi i posti. Abbiamo scherzato col barista e lui ci ha mostrato le sue riproduzioni di antiche spade giapponesi (vedi foto). Mi ha perfino regalato un ridicolo spadino-tagliacarte a forma di katana. – A un certo punto della serata mi sembrava quasi che stessero tutti parlando in italiano. C’era lo stesso clima che ci sarebbe stato ad uscire in Italia con amici di vecchia data. La cosa mi ha stupito moltissimo (anche perché in realtà capivo appena un quaranta per cento dei discorsi). Merito dell’alcool. Dopo qualche birra, il Giappone sembra un posto dietro l’angolo.
Pasta (n. 2)
14 Agosto, 2008 at 0:02 | In Uncategorized | Leave a CommentL’ho rifatto – e questa volta è andata meglio. Quando mi sono presentato nello studio di Itō-sensei, all’una e un quarto, non avevo ancora mangiato. Il prof mi ha detto che potevo andare al McDonald’s dietro l’angolo, ma poi ci ha ripensato e mi ha mandato in una tavola calda italiana. (In effetti, potendo scegliere…) Ho preso pasuta boronnieze e sarada, specificando espressamente che volevo mangiare prima la pasta e poi l’insalata. (Il cameriere mi ha guardato come se stessi scherzando: davvero la pasta prima…?) Comunque sia, non sono rimasto deluso. Il ragù era onesto e la quantità più che soddisfacente (sarà stato un etto e mezzo buono). Mentre mangiavo, per un attimo mi è sembrato che i camerieri salutassero i clienti dicendo grazzieee, grazzieee. Forse era solo un’impressione.
Kinokuniya
14 Agosto, 2008 at 0:01 | In Uncategorized | Leave a CommentSette piani interi pieni di libri! più altri due di DVD e fumetti! – Si trova a Shinjuku, ed è un negozio così famoso che è segnato perfino sulla cartina. Ci sono passato (solo per un’occhiata, purtroppo) mentre andavo a Mitaka, e ho deciso di ritornarci. È il paradiso. È così grande che è necessaria una mappa per orientarsi.
Ovviamente, non serve neanche dirlo, il 99% dei libri è in giapponese. Allucinante. Una meraviglia. Ho comprato un manga di Taniguchi Jirō e – incredibile a dirsi – riesco a capirlo abbastanza. Mi sento troppo figo a leggerlo in treno sotto gli sguardi allibiti dei passeggeri autoctoni.
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Una nota per gli appassionati: manga ≠ fumetto. Qui i fumetti “seriali” tipo Dragon Ball e Naruto si chiamano komikku (comic). Sono invece manga a tutti gli effetti i fumetti “seri”, letterari. Mettiamo i puntini sugli i!
Vivere qui
14 Agosto, 2008 at 0:00 | In Uncategorized | 2 CommentsCarlotta me l’ha detto chiaro e tondo, qualche giorno fa: a Tōkyō non ci vivrebbe proprio. È contenta di essere qui ecc. ecc. ma non vede l’ora di tornare a casa. Posso capirla: Tōkyō non è facile. E non è certo la prima città in cui un occidentale penserebbe di andare a vivere. Ma non è neppure così impossibile come si pensa. Tutto sta a quanto si è disposti a giapponesizzarsi. La domanda sorge spontanea: io, sono disposto a farlo?
Una settimana fa non avrei saputo che cosa rispondere. Oggi mi sento di dire sì, potrei provarci.
Prima di venire quaggiù, avevo due timori: 1. che il Giappone potesse non piacermi, 2. che al contrario potesse piacermi troppo. Ora che sono arrivato al giro di boa, pendo decisamente verso la seconda opzione. La penso esattamente all’opposto di Carlotta: sono contento di ritornare a casa, ma l’idea che forse potrei non tornare mai più in Giappone mi rattrista parecchio.
Oggi sono tornato all’Osservatorio Nazionale di Mitaka e ho parlato di nuovo con Itō-sensei e con un suo collega. Mi hanno detto che posso fare domanda per ottenere una borsa di studio speciale, riservata ai ricercatori stranieri. Devo solo trovare un professore giapponese interessato a iniziare un progetto di ricerca con me. È una possibilità. Mi alletta.
– Ma mi spaventa anche. Non potrei mai vivere qui da solo. Questo no. Perciò – …ancora non so come completare questa frase.
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