Qualche altra giapponeseria (in ordine sparso)
9 Agosto, 2008 at 0:03 | In Informazioni | 3 CommentsTags: Bidè, Orario, Soba, Succo di verdure, Telegiornale, Toto, Udon, Vasca da bagno, Water
I pasti non hanno orari fissi. Ieri abbiamo cenato alle nove. Stasera Harada-san ci ha portati a cena alle 17 e 45 e abbiamo dovuto aspettare prima di poterci sedere, perché il ristorante era strapieno. Alle 17 e 45.
Il succo di verdure che ho bevuto a colazione in un cartone di tipo brik era dotato di cannuccia telescopica.
L’udon, il soba e tutti gli altri tipi di spaghetti vanno “slurpati” facendo più rumore possibile. Me l’hanno ripetuto in tanti, sembra che ci tengano proprio. Devo ancora capire come sia possibile risucchiare per intero (e rumorosamente) delle fettuccine di pasta lunghe trenta centimetri senza usare i denti e senza strozzarsi.
I mezzibusti dei telegiornali, subito dopo la sigla, guardano in camera per mezzo secondo, poi si inchinano profondamente sulla scrivania e salutano con rispetto i telespettatori. Solo a questo punto sono pronti e possono cominciare a leggere le notizie.
Tutti i cessi della nazione sono di marca Toto. La Toto è la ditta che fabbrica i water riscaldati con bidè incorporato e le vasche da bagno a tempo che ti chiamano ad alta voce quando l’acqua è pronta. Le questioni più scottanti della vita di un giapponese sono gestite dalla Toto. La Toto è una ditta potentissima. La Toto tiene in scacco il Giappone. Temo la Toto più della Yakuza.
I signori Harada
9 Agosto, 2008 at 0:02 | In Narrazione, Pensieri | Leave a CommentTags: Judo, Lingua giapponese, Ristorante cinese, Salsa di soia, Somen, Wasabi
Mi stanno proprio simpatici, tutti e due. Lui parla un tipico inglese di Tōkyō, quasi del tutto privo di forme verbali coniugate. Lei sorride con occhietti piccolissimi e si adatta docilmente ai saliscendi del mio incerto giapponese. Non ci fanno mancare nulla. Insistono pervicacemente per offrirci qualsiasi cosa. A pranzo la signora ci ha preparato il sōmen (un’altra novità: spaghettini sottili serviti in una ciotola di ghiaccio, da intingere nell’immancabile salsa di soia mescolata a wasabi). A cena invece ci hanno portato al ristorante cinese (dove io ho mangiato più di tutti, in modo quasi plateale). Dopo cena, abbiamo seguito assieme il riassunto televisivo delle gare olimpiche di jūdō, commentando tanti piccoli dettagli banali con abbondanza di sorrisi reciproci (come succede sempre quando si parla con uno straniero in una lingua che non è la propria).
Alle nove il povero signor Harada era stanco morto (ha guidato tutto il pomeriggio) e si è addormentato sul divano. Sembrava un bambino. Si è svegliato solo per pochi istanti e ha esclamato: nemutaku natte kichatta yo, cavolo, mi è venuto sonno. Poi si è addormentato di nuovo.
Omikuji
9 Agosto, 2008 at 0:01 | In Esperienze, Narrazione, Pensieri | 2 CommentsTags: Asama, Kan'ei-ji, Omikuji, Oni-oshidashi, Templi buddisti
Nel parco sulle pendici del monte Asama, in mezzo ai blocchi di magma solidificato che qui chiamano oni-oshidashi (“ciò che è stato spinto fuori dalle potenze malvagie”) c’è un piccolo tempietto dall’allegro nome di Kan’ei-ji, il tempio della pace eterna. È tradizione che chi arriva suoni un colpo di campana verso la montagna. Poi, come in altri templi buddisti, si può ottenere un omikuji in cambio di una piccola offerta. L’omikuji è una strisciolina di carta con scritto un presagio: se è buono, lo si porta con sé; se è cattivo, lo si lascia al tempio, nella speranza che le preghiere lo neutralizzino.
Carlotta ed io abbiamo preso un omikuji a testa. Harada-san li ha letti per noi e ci ha spiegato che nel complesso erano entrambi positivi, anche se con qualche distinguo. A quanto pare, vivo un periodo abbastanza sereno, ma la vera pace arriverà solo fra un certo tempo.
Anche se non credo ai presagi, non ho potuto fare a meno di pensare che saprò godere appieno di questa vacanza in Giappone solo quando sarà finita e potrò finalmente rivedere chi amo. Solo allora avrò la vera pace, e potrò raccontare tutto con la mia viva voce. Quando ci penso, ho l’impressione che venire in Giappone da solo sia stato un po’ come partire lasciando a casa gli occhi o le braccia. Un errore che non commetterò più.
Natura
9 Agosto, 2008 at 0:00 | In Narrazione | Leave a CommentTags: Asama, Cascata, Shiraito, Vulcano
Oggi pomeriggio abbiamo visto un vulcano e una cascata. Il vulcano si chiama Asama ed si trova pochi chilometri a nord del vasto pianoro su cui si stende Karuizawa. Ovviamente è un vulcano attivo: ha eruttato solo due anni fa e continua a muoversi (stasera, al telegiornale regionale, hanno detto che sul monte Asama sono stati registrati solo oggi quarantasette micro-terremoti). La cascata, invece, si chiama Shiraito (fili bianchi) ed è uno dei luoghi più suggestivi, poetici e giapponesi che si possano immaginare. È una lunga spaccatura in un costone roccioso da cui fuoriescono acque sotterranee a una temperatura costante di undici gradi e mezzo. Il salto non supera i tre metri di altezza, ma il bordo convesso della montagna lo trasforma un’opera d’arte di bellezza quasi inverosimile.
Immerso nel verde, sotto un soffitto compatto di nuvole, ho pensato alla strada che ho fatto per arrivare fin quaggiù e mi sono detto che ne è valsa la pena.
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