TOC building

8 Agosto, 2008 at 0:02 | In Esperienze | 2 Comments
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È il grande palazzo dei principali grossisti di Tōkyō (Tōkyō Oroshi-uri Centre) e contiene gli uffici di molti soci del club locale del Rotary. Sasage-san mi ci ha portato a fare spese prima della partenza per Karuizawa. Ho visitato il magazzino di Sarada-san [bigiotteria e stoffe dall’Oriente (quello che per l’Italia è Oriente, mentre per il Giappone è Vicino Occidente)] e il doppio negozio di Minami-san (materiale per lo shōdō, l’arte della calligrafia). Quest’ultimo, in particolare, è una vera miniera. C’è di tutto: pennelli, blocchetti d’inchiostro, carta, carta da lettere, rotoli, stampe, ventagli, vasellame, libri didattici. Uno di quei posti in cui sento che potrei comprare tutto, se solo ne avessi i mezzi. 

Minami-san, sempre gentile e sorridente, mi ha regalato due ventagli, alcune piccole riproduzioni di stampe ukiyoe e mi ha dato una dimostrazione pratica di come si scrive col pennello. Ha tracciato i tre caratteri 夢, sogno, 愛, amore e 舞, danza, ed era come se il suo braccio fosse stato programmato fin dalla nascita per compiere quei movimenti e soltanto quei movimenti. Subarashii yo. Che meraviglia.

Il primo terremoto

8 Agosto, 2008 at 0:01 | In Esperienze | 2 Comments
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Lieve, per fortuna, quasi impercettibile. È successo durante la consueta riunione del venerdì con il Tōkyō Ōsaki Rotary Club. A metà del primo, una delle due segretarie si è alzata di scatto ed è scappata di corsa verso la porta. Qualcuno ha detto “poverina, ha paura”. Mi sono accorto che la sedia vibrava. Mi è bastata una frazione di secondo per capire che non si trattava di un treno sotterraneo. Ho chiesto a Furuya-san: Jishin desu ka? Mi ha risposto Hai, jishin da ne. È un terremoto.

È durato dieci secondi. Tutti (eccetto la segretaria, che poi si è scusata) abbiamo continuato a mangiare come se niente fosse.

Soltanto dopo ho pensato che sopra le nostre teste c’erano tutti i trenta piani del Tōkyō Pacific Hotel. Ho riflettuto a lungo sul significato della parola “antisismico”. Per tutto il pranzo, ho tenuto sotto controllo con le natiche gli spostamenti della gente nella stanza, riuscendo a registrare praticamente ogni singolo passo.

Karuizawa

8 Agosto, 2008 at 0:00 | In Esperienze, Narrazione | Leave a Comment
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La Cortina d’Ampezzo del Giappone, l’ha definita Carlotta, e probabilmente non è andata molto lontano dal vero. Ci siamo arrivati in serata, accompagnati in macchina dai signori Harada, che hanno una casa qui e ci ospiteranno per i prossimi tre giorni. Il viaggio è stato un po’ travagliato: ci abbiamo impiegato cinque ore, di cui quasi tre solo per uscire da Tōkyō. (Abbiamo anche rischiato di perderci, nel tentativo di aggirare l’ingorgo). Harada-san si è scusato (come se la colpa del traffico fosse sua) e ci ha detto che di solito non è così. È un tipo simpatico. Mi chiama sempre Mr Guido (ovviamente un calco da Guido-kun) e mi parla per lo più in inglese, forse a beneficio di Carlotta. La moglie è una tipica giapponese di mezz’età: poche parole e molto senso pratico. Ci hanno portato a mangiare lo shabu-shabu: una serie quasi infinita di portate di carne e verdure da sbollentare in una teglia riempita di latte di soia. È un piatto conosciuto in tutto il Giappone, ma la ricetta che usano qui è speciale. Shabu-shabu è un’onomatopea come ne esistono a centinaia in giapponese, ed evoca il movimento ritmico delle bacchette mentre si agita la carne dentro la broda. Una delizia.

Stanotte dormirò un’altra volta in una stanza giapponese tradizionale (vale a dire disteso sul pavimento). Domani visiteremo i dintorni e potrò finalmente vedere le montagne giapponesi, che per ora ho soltanto intravisto nel buio. La prima immagine emotiva di Karuizawa è il suono di un ruscello che scorre proprio sotto il terrazzino di casa Harada, un suono che sembra appartenere a un’altra epoca.

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