Punto di saturazione

5 Agosto, 2008 at 0:05 | In Pensieri | 2 Comments
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Strano a dirsi, dopo solo sei giorni, ma ho l’impressione che il mio cervello si stia saturando. Non me l’aspettavo. È come se cominciasse a chiedermi un po’ di tregua per rielaborare la gran mole di sensazioni che è stato costretto ad assorbire fino ad oggi. Purtroppo non posso concedergliela, perciò dovrà adattarsi. Sono curioso di vedere che cosa succederà. Potrei scoprire che gli strati più profondi di me sono troppo intrinsecamente occidentali per riuscire a tollerare dosi massicce di Giappone tutte in una volta. Oppure potrei scoprire, superato il punto critico, che sto cominciando davvero a giapponesizzarmi. Per il momento, entrambe le possibilità mi sembrano aperte. (Mi auguro che l’eventuale giapponesizzazione sia comunque reversibile…)

Un’altra cosa che non mi aspettavo era che il mio giapponese peggiorasse anziché migliorare. In questi ultimi giorni ho avuto davvero l’impressione di parlare come un bingo-bongo. Spero che si tratti soltanto di una maggiore consapevolezza: può darsi che non sia davvero peggiorato, ma semplicemente che mi accorga soltanto adesso degli errori che facevo anche prima. Staremo a vedere. È anche vero che quando sono tranquillo e rilassato e ho fiducia nella benevolenza dei miei interlocutori riesco a parlare in modo accettabile. Chiederò esplicitamente che mi correggano quando sbaglio. Voglio migliorare a tutti i costi. 

Il treno

5 Agosto, 2008 at 0:04 | In Esperienze, Narrazione, Pensieri | Leave a Comment
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Sfatiamo la leggenda che gli orari dei treni in Giappone tengano conto anche dei secondi: non so da chi l’ho sentito, è una cazzata. (Forse vale per la metropolitana di Tōkyō, non ne ho idea.) Ciò detto, il fatto che i treni siano puntuali e organizzati alla perfezione è assolutamente vero. Tornando da Kashiwazaki, ho avuto paura di non riuscire a beccare una coincidenza ed ero già in fibrillazione. Ho chiesto delucidazioni al capotreno e lui mi ha indicato l’orario come se fosse una legge fisica universale: alle 17.47 questo treno sarà a Nagaoka, in tempo per lo Shinkansen (il treno ad alta velocità) delle 18.00, diretto a Tōkyō. Punto. E infatti è andata proprio così.

Il tratto Kashiwazaki-Nagaoka è bellissimo, tutto fra le colline e le risaie. Al ritorno avevo vicino un’anziana signora con lo yukata e quattro studentesse in divisa, che hanno chiacchierato e riso tutto il tempo coprendosi la bocca con la mano. Una scena vista mille volte nei manga che diventava reale sotto i miei occhi.

茶の湯

5 Agosto, 2008 at 0:03 | In Esperienze, Narrazione, Pensieri | Leave a Comment
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Cha no yu, l’acqua calda per il tè. Oggi pomeriggio ho assistito un’altra volta alla preparazione di un tè tradizionale, in un contesto molto più piacevole e meno turistico. Come ho già scritto, Kuroda-san mi ha portato al museo del tè di Kashiwazaki, che è molto vicino a casa sua. Continue reading 茶の湯…

Kashiwazaki – 2

5 Agosto, 2008 at 0:02 | In Narrazione | Leave a Comment
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Ho trascorso la mattina in libertà. Sono uscito sulla spiaggia a leggere e a pensare. Ho percorso i due moli che racchiudono il lembo di sabbia davanti all’hotel Raion e ho guardato le famigliole fare il bagno. Più tardi, quando sono ritornato in albergo, mi sono accorto di essere in ritardo di mezz’ora rispetto all’orario previsto per il check-out (avevo capito male: era alle dieci, non alle dodici) e mi sono affrettato a raccogliere le mie cose, scusandomi molto. Kuroda-san è passato a prendermi a mezzogiorno, mi ha portato a mangiare lo yakiniku (carne e riso) e poi mi ha fatto vedere altre bellezze di Kashiwazaki (due templi buddisti, un belvedere da cui si domina tutta la città, il museo del tè, il museo di storia naturale, il giardino pubblico). Il tutto col suo fare consueto: silenzioso, meditabondo, imperscrutabile. Comunque è stato molto gentile e si è preso cura di me in tutto e per tutto. Al momento di partire, ho cercato di ringraziarlo come si deve, inchinandomi più e più volte. Se n’è andato un po’ imbarazzato.

Addio, Kashiwazaki. Forse per sempre.

Alcune curiosità sull’hotel “Rombo di tuono”

5 Agosto, 2008 at 0:01 | In Informazioni | 3 Comments
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Quando sono arrivato, all’entrata della hall c’era un cartello con una lista di nomi, fra cui anche Guido Cupani-sama, l’egregio signor Guido Cupani. Mi sono sentito un figo.

In tutti i corridoi, la filodiffusione diffonde continuamente pezzi di musica classica. Pezzi ricercati. Poco fa ho ascoltato quasi integralmente il Passepied della Suite bergamasque di Debussy. Mica pizza e fichi.

In ogni camera, dentro l’armadio, c’è un corredo di asciugamani per dopo il bagno. C’è perfino una spazzola col manico lungo per insaponarsi la schiena.

In camera non c’è nemmeno una sedia.

Il letto è un normale letto all’occidentale. Solo il cuscino è diverso: contiene per metà gomma piuma e per metà pallini di plastica morbidi (?).

Ai piedi del letto c’era un pigiama adattabile a qualsiasi taglia. Pantaloncini e camicione azzurri con su scritto il nome dell’hotel. (Ovviamente l’ho usato. Come rinunciare…)

Spero che non capiti nessuna emergenza, perché non sono riuscito a capire come funziona il meccanismo di salvataggio che ho qui in camera. Si chiama Orirō (“scendiamo”) ed è una specie di scaletta  estensibile per calarsi dalla finestra. Ho letto la guida appesa al muro ma non ho capito dove vada ancorata. Nelle immagini i moschettoni sono fissati a un tesuri (“hand rail”), ma non vedo niente di simile attorno a me, né dentro la stanza, né fuori dalla finestra. Se scoppia un incendio mi butto di sotto portandomi appresso la scaletta come compagnia.

Risveglio

5 Agosto, 2008 at 0:00 | In Esperienze, Pensieri | Leave a Comment
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In Giappone dormo meno che in Italia. Vado a letto sempre tardi per riuscire a scrivere tutto quello che mi è successo durante la giornata, e la mattina mi alzo sempre presto per poter fare più cose possibile. Ieri, quando ho fatto il check-in qui all’hotel Raion, mi hanno chiesto a che ora volessi fare colazione. Kuroda-san ha domandato al receptionist quando aprisse il ristorante. Shichi-ji desu, alle sette. Io ho detto allora che alle sette e mezza mi andava bene. Ho subito pensato: sette e mezza?! Ma che cazzo sto dicendo? Purtroppo, ormai era fatta. Non ho avuto la prontezza di correggermi subito e mi sono rassegnato. Sono piuttosto timoroso quando si tratta di alterare il funzionamento del meccanismo organizzativo nipponico con ripensamenti e altre richieste particolari. Non importa. Alle sette e mezza spaccate di stamattina mi sono presentato al ristorante Ran-?-? (sono riuscito a leggere solo un ideogramma su tre) e ho consumato la mia magra colazione in silenzio, con gli occhi persi nel vuoto.

Gli attimi dopo il risveglio sono sempre un po’ problematici. Anche in Italia non sono mai di ottimo umore la mattina appena alzato. Qui è peggio. Quando apro gli occhi, nella mia mente scorrono sempre gli stessi pensieri, nell’ordine: sono sveglio; sono in Giappone; oddio sono in Giappone; aiuto. Dev’essere un riflesso spontaneo del cervello. Quell’oddio e quell’aiuto racchiudono tutta la difficoltà quotidiana di farsi capire in una lingua ostica e di adattarsi a regole che spesso non capisco fino in fondo. 

Ma per fortuna passa presto. Mezz’ora dopo il risveglio sono di nuovo contento di essere in Giappone e pronto a qualsiasi nuova esperienza.

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